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Forte vento fa crollare il terzo piano della “focara” di Novoli, pronta la ricostruzione

NOVOLI (Lecce) – Il forte vento delle ultime ore ha fatto crollare il terzo piano dell’enorme pira che i novolesi costruiscono in onore del Santo Patrono Sant’Antonio Abate. Fortunatamente il cedimento si è verificato durante le ore notturne e non ha causato danni.

Questa mattina, sono già ripresi i lavori per la sistemazione della Focara. I giovani, che vegliavano la costruzione durante la notte, hanno lanciato l’allarme e provveduto a mettere in sicurezza la zona.

Nessun pericolo dunque per l’imponente costruzione che verrà sistemata già nelle prossime ore.

Foto Lugi Greco dal profilo di Facebook
Foto:Luigi Greco dal profilo di Facebook

Eppure a non pochi la Focara 2015 è dal primo momento sembrata storta e non stabile. Vista dalle diverse prospettive dava il senso dell’equilibrio precario e che prima o poi avrebbe ceduto.

C’è da dire che la piazza dove viene costruita non è in piano ma presenta una leggera pendenza e che rispetto agli anni scorsi non è stata eretta al centro della piazza ma spostata nella parte inferiore dove la pendenza è maggiore.

La festa di Sant’Antonio Abate affonda le proprie radici nell’antica venerazione dei novolesi per il “Santo del fuoco”, il cui culto fu ufficializzato il 28 gennaio del 1664 quando il vescovo dell’epoca, mons. Luigi Pappacoda concesse l’assenso canonico alla supplica dell’Università e del clero e dichiarò Sant’Antonio Abate protettore di Novoli.

La prima focara, secondo alcune fonti, è attestata nel 1905, quando “una nevicata abbondante imbiancò il falò alla vigilia della festa”. Altre testimonianze nelle quali si fa riferimento al falò sono il 1912 (riportate dal D’Elia), il 1926 (riportate dal Bertacchi), il 1928 (riportate dallo Sbavaglia) ed il 1938 (riportate dal De Leo).

La costruzione della focara inizia all’alba del 7 gennaio, anche se il “comitato” provvede all’organizzazione, alla raccolta e al trasporto dei fasci di vite già dall’inizio del mese di dicembre, per essere conclusa a mezzogiorno della Vigilia, momento, questo, salutato da una roboante salva e da rintocchi di campane. Il falò è formato da fascine di tralci di vite (sarmente) recuperati dalla rimonta dei vigneti, le quali vengono accatastate con perfetta maestria e con tecniche tramandate gelosamente di generazione in generazione. In media per costruire un falò da venti metri circa di diametro per altrettanti di altezza occorrono dalle 80.000 alle 90.000 fascine (ogni fascio è composto da circa duecento tralci di vite, i quali sono legati tradizionalmente con del filo di ferro).

La raccolta delle leune, termine con cui si indicano i fasci donati per la costruzione del falò, inizia, come abbiamo accennato, il 17 dicembre con il trasporto di queste sul piazzale dove deve essere costruita la focara. Fino agli anni ’50 questo rito si consumava davanti al Santuario, poi è stato spostato in p.zza G. Brunetti, per essere nuovamente trasferito, per motivi di sicurezza e forse definitivamente, in p.zza T. Schipa. Anticamente l’enorme catasta di legna secca aveva quasi sempre la forma conica ed era costruita con particolari tecniche che solo i maestri (pignunai) potevano conoscere, le quali venivano usate anche quando si conservava il raccolto nei covoni.

Altra antica usanza era quella di issare sulla cima del falò un ramo di arancio con diversi frutti pendenti (la marangia te papa Peppu), il quale era colto dal giardino di un prete del luogo. Con il passare del tempo sono cambiate molte abitudini, sono cambiati molti costruttori e soprattutto sono cambiate le forme della focara, la quale non si presenta più sotto forma di cono, ma assume sempre forme diverse e molto impegnative. Negli ultimi anni, infatti, sono state costruite focare piramidali, a torta (diversi strati circolari sovrapposti), con la galleria (un tunnel nel centro del falò, in cui il giorno della processione passa anche la statua di S. Antonio Abate), con oblò e pinnacoli.

Per la costruzione di una focara occorrono 100 persone circa abbastanza abili per restare ore in piedi sui pioli delle lunghe scale e passarsi l’uno sull’altro al di sopra della testa i fasci, che poi giunti in cima vengono sistemati perfettamente dal costruttore. Proprio sulla cima, la mattina della Vigilia, viene issata un’artistica bandiera, sulla quale è un’immagine del santo, che successivamente brucia insieme al falò.

L’onore dell’accensione del falò spetta al presidente del comitato o al Sindaco, anche se negli ultimi tempi molti sono gli ospiti “illustri” che presenziano la magica sera del 16 gennaio. L’accensione avviene attraverso una batteria – fiaccolata; una volta accesa, la focara arde per tutta la notte tra le migliaia di persone che, tra musica popolare e fumi di arrosti delle bancarelle presenti in piazza, assistono allo splendido spettacolo delle fasciddre, le caratteristiche faville che librano nell’aria creando una “pioggia di fuoco”.

Il 17 gennaio, inoltre, tra i novolesi ricorre l’usanza di non ‘ncammarare. Si pranzare, a base di pesce e bisogna astenersi obbligatoriamente dal mangiare carni e latticini. I piatti tipici del giorno sono gnocchi in zuppa di baccalà o di pesce, scapece (pesce condito con zafferano, pangrattato e aceto), frutti di mare, pittule, purciddhruzzi e cartiddhrate, dolci delle festività natalizie, tutto accompagnato dal moscato o dal rosolio locale.

Fonti: Notizie sulla focara dal sito ufficiale del Comune di Novoli

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