giovedì 06 Maggio, 2021 - 8:42:53

Arriva l’uomo della pioggia e … «La condotta sottomarina si farà»

uomo_della_pioggia_matt_damon_francis_ford_coppola_002_jpg_ayqwMANDURIA – La condotta sottomarina si dovrà fare. Le trincee drenanti non risolvono il problema e inoltre non solo tecnicamente e legalmente fattibili. Questa in sintesi la risposta della Regione Puglia ai sindaci di Manduria e Avetrana che ieri si sono recati speranzosi a Bari con in mano la proposta alternativa allo scarico dei reflui nel mare di Specchiarica (trincee drenanti, pozzi disperdenti e reti di irrigazione). Roberto Massafra e Mario De Marco son dovuti tornare quindi a mani vuote costretti ad ingoiare la sconfitta contenuta in una relazione composta da 34 pagine, redatta dall’ingegnere Giancarlo Chiaia dell’Acquedotto pugliese che smonta punto per punto le super perizie fatte dagli esperti consulenti dei comuni di Manduria e Avetrana e dei vari comitati spontanei. L’asso nella manica giocato da Aqp è stata l’acqua piovana la cui quantità non sarebbe stata considerata dagli esperti locali. L’ingegnere Chiaia, invece, ha studiato il problema e si è presentato preparato con una indagine sulla quantità di pioggia caduta a Manduria e Avetrana dal 1927 ad oggi. Da questi studi è emerso che in un anno si registrano mediamente 62 giorni piovosi in occasione dei quali è indispensabile disporre di uno scarico alternativo per il depuratore (anche perché in questi giorni la pioggia riempirebbe le vasche di raccolta delle trincee drenanti che non riuscirebbero a disperdere anche i reflui provenienti dal depuratore). Un abbondanza di liquido, insomma, da sommare alla quantità di liquami fognari da smaltire nel depuratore. I reflui da depurare, insomma, non sono solo quelli provenienti dai consumi umani, ma anche quelli che vengono dal cielo. Ed ecco che gli studi dei periti manduriani e avetranesi saltano come un gioco. Stabilito questo lo studio di Aqp consegnato ai due sindaci si conclude così: «Pur nell’auspicabile ipotesi che si realizzi riutilizzo irriguo delle acque reflue depurate per un periodo di circa sei mesi l’anno; anche considerando la denegata ipotesi che lo scarico delle eccedenze avvenga mediante trincee disperdenti; occorre, in ogni caso che l’impianto si dotato di un sistema di recapito finale sicuro ed efficace, da porsi in esercizio nel periodo piovoso e nel caso di malfuzionamento della sezione di affinamento». C’è poco da fare. «Tra le possibili soluzioni compatibili co i dettami della vigente normativa – si legge nella relazione dell’Ente idrico – lo scarico tramite condotta sottomarina è di gran lunga il meno impattante su tutte le componenti ambientali di possibile interesse». Il punto è questo. «Nella stagione non irrigua, i reflui dovranno essere smaltiti senza soluzione di continuità». La restituzione sul suolo negli strati superficiali del sottosuolo o addirittura in falda, insiste il tecnico della Regione, «oltre ad essere vietata per legge, risulta impraticabile anche dal punto di vista tecnico, in quanto inevitabilmente interferirebbe con un acquifero che, alla luce delle evidenze scaturite dalla analisi della documentazione in atti, è risultato fortemente vulnerabile». Senza appello la conclusione dello specialista: «Alla luce di quanto rappresentato, la condotta sottomarina resta un’opera indispensabile a garantire la continuità di esercizio dell’impianto e la salvaguardia dell’ambiente».

Detto questo, la situazione al momento è questa: i due comuni di Avetrana e Manduria hanno consegnato la loro proposta alternativa alla condotta sottomarina che di fatto contrasta con il parere del tecnico esperto di Aqp e della Regione. Giorno 3 dicembre è previsto a Bari un nuovo incontro.

Nazareno Dinoi su La Voce di Manduria

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