
EVENTO SPOSTATO, PER MALTEMPO, AL 21 MARZO
AVETRANA – Ogni anno, il 19 marzo, un profumo inconfondibile attraversa le strade del centro storico di Avetrana, segnando il ritorno di una delle tradizioni più sentite dell’intero Salento. È l’odore della legna che arde, dei ceci che borbottano lentamente nelle pignate e della pasta fritta che sfrigola nell’olio. La celebrazione di San Giuseppe rappresenta, per la comunità, un momento di raccoglimento che fonde il sacro del rito religioso con il profano di una gastronomia povera, ma ricchissima di significato.
L’eredità di un piatto simbolo
Le cronache locali hanno spesso sottolineato come la “Tria” sia un ponte gettato verso il Mediterraneo antico, con un nome che deriva dall’arabo itrya (pasta secca). Ad Avetrana, tuttavia, questa pietanza ha assunto nei secoli una valenza profondamente sociale: il 19 marzo non è mai stato una semplice ricorrenza, ma la risposta della comunità al bisogno di condivisione. In passato, le famiglie più abbienti aprivano le proprie dimore per offrire questo pasto ai meno fortunati, rendendo la festa del Santo falegname il giorno della provvidenza universale.
Le “Mattre”: il banchetto della comunità
Il cuore pulsante delle celebrazioni del 19 marzo è rappresentato dalla benedizione delle “Mattre”. Queste lunghe tavolate, allestite con cura in Piazza Giovanni XXIII, diventano il simbolo tangibile della coesione cittadina.
La giornata inizia tradizionalmente con la Messa dell’Aurora presso la settecentesca Cappella di San Giuseppe, un piccolo gioiello di fede dove vengono benedetti i “Pupi”, le caratteristiche forme di pane bianco che profumano di casa e devozione. Intorno a mezzogiorno, dopo la solenne processione che vede il simulacro del Santo attraversare le vie del borgo, la piazza si trasforma in una cucina a cielo aperto per la distribuzione della Tria, servita con i ceci o nella variante con il sugo di pesce, accompagnata dalle immancabili e croccanti pittule.
Il programma, quest’anno spostato, per motivi meteo, al 21 marzo
Per chi sceglie di vivere questa giornata immerso nelle tradizioni avetranesi, i momenti salienti seguono un ritmo antico:
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Mattina presto: celebrazione presso la Cappella di San Giuseppe e distribuzione del pane benedetto ai fedeli.
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Tarda mattinata: solenne celebrazione eucaristica in Chiesa Madre, seguita dalla processione del Santo tra ali di folla e suoni di banda.
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Mezzogiorno: inaugurazione delle Mattre in piazza. È il momento della convivialità, in cui la Tria viene offerta a residenti e forestieri come gesto di accoglienza.
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Pomeriggio e sera: il rito prosegue con la visita agli altarini devozionali allestiti dai privati, testimonianza di una fede che entra fin dentro le mura domestiche.
Un rito che sfida la modernità
In un’epoca di cambiamenti rapidi, il 19 marzo ad Avetrana rappresenta una sosta necessaria per riscoprire le proprie radici. La pasta “massa e tria”, con i suoi pezzi fritti che donano croccantezza, è la metafora perfetta di questa terra: un connubio di semplicità e forza. Tra i vapori delle grandi pentole e il calore della gente, Avetrana non celebra solo un uomo giusto, ma la propria capacità di restare unita attorno a una tavola che non esclude nessuno.
Salvatore Cosma
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