venerdì 30 Ottobre, 2020 - 18:01:32

Caro Monsignor ‪Charamsa‬…

Monsignor Krysztof Charamsa, 43 anni, il teologo che ha fatto coming out durante una conferenza stampa in corso a Roma, 3 ottobre 2015. ANSA/ LUCIANO DEL CASTILLO
Monsignor Krysztof Charamsa, 43 anni, il teologo che ha fatto coming out durante una conferenza stampa in corso a Roma, 3 ottobre 2015. ANSA/ LUCIANO DEL CASTILLO
Caro Monsignor ‪#‎Charamsa‬,

Non è che la Chiesa Cattolica sia omofoba. E’ lei che non è cattolico.

Non mi indigna minimamente il fatto che lei si sia dichiarato gay, le sue preferenze sono fatti suoi e nessuno può permettersi di giudicare gli orientamenti sessuali altrui.
Non mi ha colpito neanche più di tanto la circostanza che lei, come il più volgare dei traditori, abbia fatto scattare le sue esternazioni ad orologeria proprio alla vigilia dell’apertura del Sinodo sulla famiglia né mi ha scandalizzato il fatto che si sia fatto immortalare dai fotografi abbracciato al suo fidanzato.
Si sa, certe strumentalizzazioni sono proprie di una certa mondanità.

Qui il problema non è che lei sia gay, qui il problema è che lei abbia un fidanzato.

Quello che mi indigna veramente non è che lei abbia una relazione omosessuale, quello che mi indigna è che lei abbia una relazione.
Quello che è intollerabile è che lei, nella sua condizione di presbitero della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, ha creduto possibile condurre, parallelamente e di nascosto fino a ieri, una relazione sentimentale “more uxorio” con un’altra persona.

Lei è esattamente nella stessa posizione di un qualsiasi altro prete dall’orientamento eterosessuale che scelga di vivere una storia sentimentale con una donna.
Quando ha scelto la strada del sacerdozio era perfettamente consapevole che l’appartenenza alla Chiesa Cattolica è incompatibile con la possibilità di avere una vita sentimentale privata, indipendentemente dal fatto se questa sia una relazione omo o eterosessuale.
Conosceva bene le regole di quella stessa Chiesa che lei, senza costrizione alcuna, ha spontaneamente abbracciato.

E ieri, sputando veleno su quelle regole, ha sputato nel piatto in cui per tanti anni, ha mangiato. Come se una persona che decidesse di fare il calciatore pretendesse di giocare con le mani, accusando poi l’arbitro di pregiudizio nel sanzionare chi decidesse di farlo.

Vede, Monsignor Charamsa, lei verrà verosimilmente e giustamente ridotto dall’autorità ecclesiale allo stato laico, ma questo per lei non sarà un gran problema, visto che già da tempo, nella sua vita privata, aveva smesso di essere un sacerdote.

Nessuna persecuzione omofobica, nessun pregiudizio; né verso di lei né verso altri.
Si è trattato solo di un prete che non voleva esserlo più!

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Antonio Eduardo Favale sul suo profilo di Facebook

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