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Clandestino a 17 anni, ora laureato in Ingegneria. Gli studenti del “Del Prete-Falcone” di Sava incontrano Sajjad Ahmed

E’arrivato a Lampedusa, in Italia, il 2 ottobre del 2007. Era ancora minorenne, non aveva documenti, né soldi. Non conosceva, chiaramente, neppure la lingua. Dopo i controlli, fu destinato a Brindisi e, da lì, affidato all’istituto dei frati Cappuccini Itca di Lecce.

Dodici anni dopo, grazie alla sua caparbietà e al cuore grande dei salentini, i suoi sogni si sono realizzati: ha conseguito la laurea in Ingegneria Industriale con una tesi dal titolo “Experimental evaluation method of the cyclic curve”. Grazie all’accoglienza, ha potuto pianificare e realizzare la sua rinascita.
E’ la favola, a lieto fine, di Sajjad Ahmed, originario del Pakistan e con l’adolescenza trascorsa a lavorare in Libia. Favola che racconterà domani (mercoledì 15 maggio), alle 15,30, agli studenti dell’istituto superiore “Del Prete-Falcone” di Sava.

«Volevo aiutare la mia famiglia» racconta Sajjad. «Ma in Libia pagavano poco e io sono stato costretto anche a dormire sui tetti dei cantieri».
Quindi la scelta, non facile, di partire, clandestinamente, per l’Italia.
«Sono arrivato in Italia senza nessuno e senza soldi. Prima che partissi da Tripoli avevo una grande paura di non farcela. Sono stato sul punto di annullare i piani. Terribile il viaggio: 4 giorni in mare, in pericolo di vita, assistendo a violenze di ogni tipo».

A Lecce la sua vita è cambiata. «Sono stato accolto dai frati Cappuccini: ho iniziato a frequentare corsi di alfabetizzazione, tornitura, pirografia e fotografia. A 18 anni, poi, ho iniziato a lavorare, alternando i corsi di studio al lavoro di benzinaio. All’inizio ero un addetto alla pulizia del piazzale, poi, pian piano, sono salito di livello».
Sajjad conosce la sua famiglia “adottiva”: i proprietari della stazione di servizio, che lo accolgono nella propria abitazione e lo trattano come un loro figlio.

«Per me Tonino Dimagli, manduriano trapiantato a Lecce, e sua moglie Mirella Petrelli sono come mio padre e mia madre. Francesco Dimagli, loro figlio, è un fratello, così come sua moglie Angela Vetrugno. I loro bambini Gabriele, Letizia e Azzurra sono i miei fratelli piccoli».
Sajjad ha completato le scuole medie e quelle superiori. I soldi che guadagnava grazie al lavoro, li inviava alla famiglia, permettendo così alle sorelle di laurearsi.
Terminate le scuole superiori, Sajjad ha deciso di iscriversi alla facoltà di Ingegneria dell’Università di Lecce.

«È stato grazie ad alcuni amici che frequentavano dei corsi di dottorato che ho capito di poter investire anche su me stesso, di poter essere protagonista dei miei sogni» ha raccontato ancora Sajjad. «Così ho deciso di iscrivermi a Ingegneria. Un sogno apparentemente irrealizzabile, visto che avevo imparato la matematica a una scuola serale e la lingua italiana in una stazione di benzina».

Qualche mese fa è invece arrivata la laurea. «Non mi sono mai scoraggiato» ha recentemente dichiarato Sajjad. «All’arrivo a Lampedusa ho avuto un momento di paura e smarrimento: non avevo un soldo, non sapevo cosa aspettarmi, avevo solo tanti pensieri in testa. Ho tuttavia sempre creduto in me stesso e soprattutto c’è una frase, insegnatami da un mio amico indiano, che mi ha sempre accompagnato: “se decidi di voler raggiungere un risultato, è tutto l’universo a muoversi affinché tu lo raggiunga”. La fede è il segreto, il punto di arrivo che unisce le religioni; la fiducia che Dio ci mette alla prova, ma non ci abbandona».

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