martedì 22 Ottobre, 2019 - 8:01:36
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Ieri sera su Rai 1, Alberto Angela e Giuliano Sangiorgi ci hanno raccontato della leggenda di “Romeo e Giulietta” leccesi

Il centro storico di Lecce lascia incantati i tanti visitatori che si aggirano nel cuore della cosiddetta la Firenze del Sud. Si ritrovereranno ad ammirare archi e palazzi dalle incredibili caratteristiche, decorati con una sorta di linea immaginaria che pone nella parte superiore figure angeliche e divine, e in quella inferiore personaggi e figure prettamente pagane.

Ieri sera Alberto Angela ci ha accompagnato in un viaggio alla scoperta delle “Meraviglie” di Lecce,  suo ospite Giuliano Sangiorgi leader dei Negramaro. Giuliano ci ha parlato di Lecce come mai non l’aveva mai vista e ha raccontato di una leggenda che narra di un amore platonico fra i figli delle famiglie dirimpettaie tra due ragazzi salentini paragonandola con quella di Romeo e Giulietta. Giuliano a poi omaggiato il pubblico di Rai 1 con una meravigliosa interpretazione de “lu ruciu te lu mare“.

 

Qui la leggenda. 

In via Federigo D’Aragona a Lecce, nel punto in cui la strada incrocia vico del Theutra. Lì, nel clou della movida chi alza lo sguardo può riconoscere facilmente il volto di una donna scolpito all’angolo di un palazzo dell’Ottocento.

Non è quel che ‘resta’ di un antico edificio, lasciato lì a testimonianza del passato, ma è – o almeno così racconta una delle leggende che circolano su quel viso impresso nella pietra – la prova di una storia d’amore finita in tragedia. Un pegno romantico lasciato a futura memoria.

Un amore senza lieto fine
Si narra che, un tempo, lì abitasse un giovane, innamorato perdutamente di una fanciulla, residente nel palazzo di fronte. I due si incontravano spesso, affacciati alla finestra e in questo modo avevano coltivato un sentimento forte e sincero. Un amore platonico che i genitori di lei hanno cercato di contrastare con ogni mezzo, arrivando persino a murare la finestra da cui i due potevano vedersi. La ragazza, devastata, iniziò a supplicare la famiglia per convincerla a togliere quella “barriera”, ma quando capì che le sue preghiere sarebbero rimaste inascoltate decise di togliersi la vita.

Il giovane, disperato, fece realizzare il volto della sua amata sul palazzo. Il volto, in effetti, volge lo sguardo verso la finestra che, ancora oggi, è chiusa.

La seconda versione, meno romantica della prima, racconta che in quel palazzo viveva la nonna di Sigismondo (della nobile famiglia Calasso), alla cui morte l’inconsolabile ed innamorato marito ne fece scolpire il volto.

 

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