giovedì 02 Dicembre, 2021 - 17:31:15

Il Castello di Palazzo San Gervasio

Palazzo San Gervasio è un altro di quei centri attualmente facenti parte della Basilicata, ma che un tempo rientravano nel dispositivo militare difensivo pugliese, considerata la sua vicinanza al confine. Il suo castello venne edificato intorno alla metà dell’XI secolo, nei primi anni della dominazione normanna, e probabilmente in origine aveva una pianta quadrangolare con due torrioni della medesima forma, andati irrimediabilmente perduti. Inoltre, come è possibile scorgere, era presente una sorta di loggiato composto da quattro bifore ed una trifora.

Adibito in un primo tempo a dimora di caccia, successivamente venne utilizzato come punto di osservazione contro le incursioni saracene o, principalmente, per avvistare eventuali tentativi di sconfinamento delle armate bizantine. Federico II di Svevia lo riadattò, destinandolo dapprima a casina di caccia, quindi in seguito vi impiantò un allevamento di cavalli delle Murge, destrieri particolarmente apprezzati.
Nell’estate del 1255 il maniero ospitò Manfredi, figlio di Federico e di Bianca Lancia, ma dopo la sua sconfitta nella Battaglia di Benevento nel 1266, il nuovo Re di Napoli, Carlo I d’Angiò lo trasformò in regia scuderia. Salito al trono Carlo II d’Angiò, il castello venne donato a tale Filippo di Grandiprato, mentre nel 1334 passò in proprietà al Principe di Altamura Bertrando del Balzo, al quale venne concesso da Roberto d’Angiò, a sua volta figlio di Carlo II, che gli conferì anche il titolo di Custode delle Foreste e delle Difese del territorio di San Gervasio e Lagopesole.

Nel corso dei secoli la struttura ha cambiato più volte padroni che, progressivamente, ne hanno anche cambiato l’aspetto. Attualmente esso è diviso fra diversi proprietari ad eccezione del pianterreno che è di proprietà comunale.
La struttura si presenta a pianta quadrangolare e si sviluppa su due piani, intorno ad una corte della stessa forma, cui si accede attraverso un portale con arco a tutto sesto romanico. Intorno al cortile si sviluppano diversi ambienti che sino al Secondo Conflitto Mondiale hanno ospitato le prigioni. Sul lato opposto all’ingresso vi è uno scalone, un tempo sicuramente imponente, che conduce al piano nobile. Purtroppo i vari interventi di riadattamento e modifiche hanno alterato anche l’aspetto degli ambienti posti al primo piano, alcuni dei quali conservano ancora delle volte a botte. In molti di essi sono presenti antichi camini che avevano il compito di riscaldare le stanze.

Cosimo Enrico Marseglia

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Notizie su Cosimo Enrico Marseglia

Nato a Lecce, città in cui vive. Ha frequentato i corsi regolari dell’Accademia Militare dell’Esercito Italiano in Modena e della Scuola di Applicazione dell’Arma TRAMAT presso la cittadella militare Cecchignola in Roma, ed ha prestato servizio come ufficiale dell’Esercito presso il 3° Battaglione Logistico di Manovra in Milano, il Distretto Militare di Lecce ed il Battaglione Logistico della Brigata Pinerolo in Bari. Dopo otto anni in servizio permanente effettivo, ha lasciato la carriera militare, dedicandosi alla musica jazz ed al teatro. Attualmente collabora con il Dipartimento di Studi Storici dell’Università del Salento, come esperto di Storia Militare, e dal 2009 è ufficiale commissario del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana. Scrive per L’Autiere, organo ufficiale dell’ANAI (Associazione Nazionale Autieri d’Italia), Sallentina Tellus (Rivista dell’Ordine del Santo Sepolcro), per L’Idomeneo (Rivista dell’Associazione di Storia Patria) e per altre testate. Ha già pubblicato Les Enfants de la Patrie. La Rivoluzione Francese ed il Primo Impero vissuti sui campi di battaglia (2007), Il Flagello Militare. L’Arte della Guerra in Giovan Battista Martena, artigliere del XVII secolo (2009), Battaglie e fatti d’arme in Puglia. La regione come teatro di scontro dall’antichità all’età contemporanea (2011), Devoto ad Ippocrate. Rodolfo Foscarini ufficiale medico C.R.I. fra ricerca e grande guerra (2015), Marseglia. Storia di una famiglia attraverso i secoli (2016) per la Edit Santoro, e Attacco a Maruggio. 13 giugno 1637. Cronaca di una giornata di pirateria turca nel contesto politico-sociale europeo (2010) per la Apulus, quest’ultimo insieme al Dott. Tonino Filomena

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