giovedì 15 novembre, 2018 - 11:13:42
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La luce artificiale il pericolo maggiore per le tartarughine “Caretta caretta”

Due ricercatrici con un studio hanno capito come fanno a nuotare dopo aver consumato molta energia per arrivare al mare, appena nate

foto dal web
A seguito dall’uscita dal nido, la dispersione dei piccoli delle tartarughe marine può essere interrotta da luci artificiali o dal bagliore del cielo dalle aree urbane. Il disorientamento possono aumentare l’esposizione ai predatori, stress termico e disidratazione e consumare energia preziosa, riducendo così la probabilità di sopravvivenza. Due ricercatrici della Florida Atlantic University hanno studiato 150 giovani esemplari di tartaruga comune (Caretta caretta) e tartaruga verde (Chelonia mydas) le cui uova si erano schiuse sulla spiaggia di Boca Raton, una città della Florida a nord di Miami. Le hanno portate in laboratorio dove le hanno messe su dei piccoli tapis roulant realizzati usando delle levigatrici a nastro – con il nastro abrasivo ricoperto da fasce per capelli e la velocità rallentata – e le hanno fatte nuotare in piccole piscine. Osservandole e facendo delle misure sul loro ritmo di respirazione e sull’ossigeno nel loro sangue hanno capito che le piccole tartarughe hanno un sistema per non stancarsi: anche impiegando molto tempo a emergere dal proprio nido prima di raggiungere il mare, non hanno difficoltà a mettersi a nuotare per arrivare al largo subito dopo.

Sono stati determinati il ​​consumo di ossigeno, la produzione di lattato e i livelli di glucosio nel sangue e le prestazioni di nuoto sono state misurate su 2 ore dopo le scansioni. Le distanze striscianti sono state determinate anche per i giovani che si sono disorientati sulla spiaggia, di Boca Raton, in Florida, con il lattato plasmatico e la glicemia campionata sia per i giovani appena orientati che per i piccoli disorientati. Le neonate  verdi e le tartarughe comuni (Caretta caretta) si sono riposati rispettivamente per l’8-12% e il 22-25% del tempo di scansione, sia in laboratorio che disorientati sulla spiaggia, che era significativamente più lungo del tempo trascorso a riposare in tartarughe non disorientate. Come risultato di questi periodi di riposo, le lunghe distanze di avvicinamento hanno avuto scarso effetto sul consumo di ossigeno, glicemia o livelli plasmatici di lattato. Anche le prestazioni delle nuotate superiori a 2 ore dopo le ricerche per indicizzazione sono cambiate leggermente rispetto ai controlli.

Il fatto che le tartarughe non si stanchino a camminare sulle spiagge non significa che l’inquinamento luminoso non sia dannoso per loro: più tempo passano sulla terra, maggiori sono le probabilità che un predatore le catturi. Per questo sarebbe bene che gli edifici vicino alle spiagge in cui le tartarughe nidificano non fossero illuminati. Sarah Milton ha detto al New York Times che quando lavora sulle spiagge di notte avrebbe la tentazione di lasciare dei messaggi a chi vive nelle case sulla spiaggia illuminate, cose tipo: «Salve, siete personalmente responsabili del disorientamento di 60 tartarughe avvenuto la notte scorsa».

Quando i piccoli di tartaruga emergono dai nidi in cui le loro uova sono state deposte, solitamente col buio, devono raggiungere il mare. Per orientarsi seguono l’istinto di dirigersi verso una luce, dato che di notte l’orizzonte sul mare sarebbe più luminoso di quello terrestre per via della luce dei corpi celesti. Le luci delle strade e degli edifici vicini alle spiagge, oltre a quelle più diffuse delle città, possono disorientare le giovani tartarughe e farle andare nella direzione contraria rispetto a quella che dovrebbero seguire. (Quello che è successo a Specchiarica l’altra notte dove circa 35 piccole tartarughe disorientate hanno raggiunto la strada asfaltata e sono state schiacciate dalle auto). Leggi la notizia

Articolo con libera traduzione dello studio pubblicato sulla rivista Journal of Experimental Biology.

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