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Maruggio: il culto ormai radicato della Madonna del Verde o del Marrubium

immagine archivio web

Come di consueto anche quest’anno nel comune di Maruggio il mese di novembre, a partire dai giorni 20 e 21, prosegue con il ciclico perpetuarsi dei riti in onore della Madonna del Verde, che tanti miracoli avrebbe elargito salvando da malattie come il favismo e la malaria, il cui culto affonda le proprie radici nella notte dei “templi” e scusate il gioco di parole.

Ma che cosa accomuna il nome di Maruggio, un piccolo comune tarantino alle porte dello Jonio, il culto ormai radicato della Madonna del Verde nel piccolo santuario annesso, le evolute conoscenze mediche e cosmogoniche dei Templari prima e dei Cavalieri di Malta poi: il Marrubium – una pianta erbacea officinale dai piccoli fiori bianchi che fioriscono da luglio a settembre, dal sapore amarognolo (‘marrob’ in ebraico significa amaro), molto diffusa nelle aree costiere dell’Europa meridionale, i cui usi terapeutici sono noti sin dall’antichità per contrastare le patologie respiratorie grazie alle sue proprietà balsamiche, espettoranti, digestive e febbrifughe, veniva impiegata infatti anche contro la malaria e favismo.

Tra l’altro, stando alle fonti storiche pervenuteci ( Nicola De Marco, Luigi Marseglia, Bianca Capone), Maruggio sarebbe stata fondata intorno al 963 dagli abitanti dei casali Olivaro, Castigno e San Nicolò sopravvissuti alle invasioni saracene, stanziandosi in una piccola vallata circondata da alture e da una zona paludosa e acquitrinosa la cui particolare conformazione geologica avrebbe permesso di recuperare terra fertile dalla palude e di contrastare più strategicamente le invasioni Saracene. Palude che, come accade in tutti i territori simili presenti in Abruzzo, Sardegna, Lazio, era completamente infestata da una pianta, il Marrubium, pianta officinale dalle conosciute proprietà terapeutiche, da cui con molta probabilità deriverebbe lo stesso nome del comune.

Ma, dopo essere stata Feudo della famiglia Cateniano e dal 1130 della famiglia Marrese sotto il Regno di Ruggero II di Sicilia, a quanto pare anche se il tutto viene velato da una nota di mistero, Maruggio fu soprattutto “Casale terrae Marigii quod fuit quondam Templariorum”, ovvero il casale della terra di Maruggio che un tempo fu dei Templari, come si legge in un documento della Cancelleria Agioina della metà del XIV secolo. I Templari ottennero una mansione nel feudo e fu proprio grazie a loro che vennero prosciugati e bonificati i terreni paludosi attorno al paese e si sviluppò l’attività di estrazione del sale dalle saline lungo la costa. C’è chi collocherebbe la loro mansione o nel sito dell’attuale castello o, tenendo conto che le domus dei Templari sorgevano lontano dai centri abitati, nell’attuale cimitero in cui oggi sorge la chiesa della Madonna del Verde che, proprio dal nome dei Templari sarebbe stata chiamata chiesa della Madonna del Tempio.
I Templari quindi vi sarebbero rimasti fino alla soppressione dell’Ordine nel
1308, con la bolla “Vox in Excelso” del pontefice Clemente V, quando, per le note vicende di accordi economico-politici tra la Chiesa e Filippo il Bello, Re di Francia, anche i Templari di Maruggio vennero arrestati.

Della soppressione dell’Ordine dei Templari ne approfittò Giovanna Caballaro, che si sarebbe impossessata della mansione templare e dei loro beni o perlomeno li ebbe in custodia dal giudice Pietro Porcario di Aversa, responsabile dei beni templari in Terra d’Otranto. Successivamente, nel maggio del 1312, papa Clemente V decretò l’assegnazione dei beni dei Templari ai Giovanniti ovvero i Cavalieri di Malta e solo nel 1317 la Caballaro si decise a consegnare il feudo ai nuovi legittimi proprietari, forse dietro intimidazione di Roberto d’Angiò, e in cambio ottenne l’ingresso nell’ Ordine di Malta del figlio, Nicola de Pandis, che divenne così il primo commendatore di Maruggio. Dal XIV al XIX secolo il paese appartiene all’Ordine di Malta che, a partire dal 1473  contribuirono alla protezione del paese contro i pirati turchi, con la costruzione del castello, delle mura di cinta e delle torri costiere: torre dell’Ovo, torre Moline, nel centro di Campomarino, e torre Burraco.

Il passaggio dei Templari nel Comune di Maruggio sarebbe attestato dalla presenza di croci Templari scolpite in alcuni palazzi, di incisioni ed iscrizioni lapidee, di chiese ed altri monumenti che rimandano esplicitamente alla particolare simbologia della mistica Templare.

La Chiesa della Madonna del Verde, annessa al cimitero comunale dal 1876 e risalente al 1585, edificata sotto il commendatore Paolo Affaitati, sarebbe stata costruita su di una cappella preesistente di origine templare, che proprio dal nome dei Templari sarebbe stata chiamata in origine Chiesa della Madonna del Tempio. Divenuta in seguito Madonna del Verde, assunse tale nome poiché doveva trattarsi di un luogo di cura della malaria e del favismo con infusi di “Marubium”, ed ecco che ritorna sempre la miracolosa pianta officinale da cui sembra che si sia originata tutta la storia di questo piccolo comune alle porte dello Jonio. Come narrano le fonti “non bisogna infatti dimenticare che i Templari erano anche esperti guaritori e probabilmente sul luogo della chiesa sorgeva un ospedaletto templare per la cura della malaria e del favismo, dedicato a Nostra Signora del Tempio”, come attestato da un’iscrizione lapidea che si legge all’interno e che dice: «Templum D. Marie Virg. Dicatum temporum vetustate collapsum providenta ill. militis Hieroly. Fr. Pauli Affaitati et munificentia municipium marugiensium a fundamentis restitutum salutis anno MDXXXV».

La chiesetta, nella quale si accede entrando da una porticina laterale all’interno del cimitero, si presenta all’interno a navata unica, tutta di bianco dipinta, sulla cui estremità absidale si staglia un articolato altare in stile barocco riccamente decorato con motivi scultorei classici floreali, originario della chiesa di San Giovanni Battista fuori le mura, tra le cui colonne tortili principali è collocata la statua della Madonna del Verde protagonista indiscussa di tanti racconti e leggende che si tramandano nel tempo. Degni di nota sono alcuni frammenti di pregevoli affreschi evidentemente antecedenti alla fine del XVI secolo raffiguranti alcuni santi e un alquanto insolita iconografia della “Vergine che allatta il Bambino” collocati sempre all’interno del piccolo santuario. Merita una visita!

Alle origini di ogni luogo sacro c’è sempre un elemento naturale idro-geologico di partenza, che può essere una sorgente d’acqua fonte di vita, una pianta dai poteri curativi, una particolare conformazione del terreno o la presenza di mille altri aspetti di origine naturale che, dopo secoli vengono rivestiti di sacralità e si dà così origine al Mito considerato come verità di fede a cui viene attribuito un significato religioso o spirituale, tutto questo per soddisfare la smania dell’uomo di dare un senso a tutto ciò che lo circonda e per fornire una spiegazione a fenomeni naturali o a interrogativi sull’esistenza e sul cosmo. Dal mito si passa poi al Rito che svolge la funzione di rendere tangibile e ripetibile l’esperienza religiosa, sottraendola alla dimensione mistica tutta privata. Rito che, come diceva Ernesto de Martino, aiuterebbe così a sopportare la cosiddetta “crisi della presenza” che l’uomo avverte di fronte alla Natura e, con i suoi comportamenti stereotipati e ciclicamente ripetitivi, offrirebbe rassicuranti modelli da seguire, sfociando in quella che viene chiamata Tradizione. Rito che, svolgendo la funzione sociale di fondare o di rinsaldare i legami interni alla comunità, ha bisogno di una partecipazione emotiva profonda, senza la quale cessa di esistere. 

Jenne Marasco

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