martedì 13 novembre, 2018 - 1:17:40
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Misseri potrebbe avere avuto l’aiuto di un complice

AVETRANA – Chiunque abbia calato nel pozzo il corpo di Sara Scazzi non può averlo fatto da solo perché a chiudere la botola c’era un grosso masso difficile da spostare se non si era almeno in due. A questa conclusione portano gli ultimi sospetti degli inquirenti che avanzano l’ipotesi di una seconda persona, forse un uomo, sul luogo dove il 26 agosto scorso è stato occultato il cadavere della quindicenne di Avetrana. Secondo questa tesi investigativa, dunque, Michele Misseri che si è auto accusato del delitto e quindi dell’eliminazione del corpo della nipote, si sarebbe fatto aiutare in qust’ultima fase del delitto da qualcuno che quel giorno era presente in contrada Mosca. Gli investigatori, attraverso lo studio dei tabulati, stanno facendo i controlli incrociati sui numeri di cellulare catturati in quella data e in quell’orario dalla cella del ripetitore che copre la zona tra Erchie e le campagne di Avetrana. Ieri intanto nuovo colpo di scena in via Deledda ad Avetrana dove, a metà mattina, due auto della procura si sono fermate davanti casa dei Misseri. Cinque carabinieri del nucleo di polizia giudiziaria sono entrati nella villa con un mandato di perquisizione. I militari che sono rimasti per circa un’ora cercavano il mazzo di chiavi che Sara aveva nello zaino, ma che non è stato trovato sul luogo dove Misseri ha detto di aver bruciato tutto, e la corda usata per lo strangolamento. Dopo l’ispezione, gli inviati della procura sono usciti con un mazzo di chiavi ed altri oggetti che saranno inviati agli specialisti del Ris di Roma per l’analisi del caso. Fonti investigative, però, non nutrono buone speranze circa l’utilità dei reperti sequestrati.

Gli avvocati

E’ continuato anche ieri lo scontro televisivo tra gli avvocati che difendono i due indagati. Il legale Vito Russo (che nel pomeriggio ha accompagnato in carcere la mamma e la sorella di Sabrina), si è mostrato particolarmente turbato per lo stato in cui ha trovato la sua assistita. «Sono sempre più convinto di difendere una ragazza assolutamente innocente, una povera vittima, e questo mi fa star male», ha detto l’avvocato Russo non ascondendo l’emozione. Da uno dei tanti studi televisivi, invece, il suo collega Daniele Galoppa, che prende le parti di Michele Misseri, padre di Sabrina, rilasciava dichiarazioni che aprono nuovi orizzonti dal punto di vista delle responsabilità. «Se il mio assistito dirà tutta la verità come io spero – dice Galoppa – allora potrebbe rispondere solo dell’occultamento di cadavere». Queste sue affermazioni si sono sommate alla ridda di voci circolate con insistenza ieri (la presenza di pizzini sospetti in casa Misseri e la circostanza secondo cui lo zio-orco il 26 agosto pomeriggio stesse dormendo, entrambe non ritenute fondate dagli investigatori), hanno fatto deviare la barra accusatoria contro la figlia Sabrina e la madre che molti, proprio in quelle ore, davano come convocata in procura e poi arrestata quando in effetti era andata prima al carcere a visitare la figlia e poi all’Auchan per fare compere.

Lo slittamento dell’ordinanza del Gip

Il giudice Martino Rosati neanche ieri ha depositato il provvedimento di convalida degli arresti di Sabrina. Le ventiquattrore di tempo che aveva chiesto per redigere l’atto, slitteranno di almeno altre 24 se non di più. Il motivo della perdita di tempo sembra sia legata all’eccezionale mole d’intercettazioni che dovrà studiarsi e valutare. Sempre ieri un altro colpo a sorpresa ha spiazzato i mezzi d’informazione quando, proprio all’ora di pranzo, l’amico delle due cugine, Ivano Russo, ha fatto ingresso nella caserma dei carabinieri di Avetrana. Lì c’è rimasto per più di un’ora ma per redigere e firmare il ritiro del telefono cellulare che gli era stato sequestrato. Il prossimo 25 ottobre, infine, nella sede del Ris di Roma, ci sarà l’accertamento tecnico irripetibile dattiloscopico, degli esami biologici e di altri reperti acquisiti in questi 55 giorni d’indagini. Tra gli oggetti che passeranno sotto la lente d’ingrandimento degli specialisti del Ris, ci sarà anche la batteria e il telefonino di Sara. L’avvocato di Sabrina, Russo, si è riservata la nomina di un perito di parte che parteciperà agli accertamenti tecnici.

Nazareno Dinoi

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