lunedì 06 Dicembre, 2021 - 5:49:16

Ora basta. Noi mediterranei vogliamo la politica estera del 1935 e non possiamo non condividere Putin

20151117_201127-1-1E no. No. Ora non ci siamo più. Di guerra si deve parlare. Si può parlare. Bisogna che se ne parli. Non si tratta di una guerra religiosa, etnica, culturale. Non si tratra di un conflitto multietnico. O interetnico.
La Siria non è più uno spartiacque soltanto religioso. La Striscia di Gaza è la lettura di un mondo ebraico che chiede di diventare monopolio. Israele è un labirinto che si estende oltre i deserti e il mare.
Il problema serio resta ancora il Mediterraneo che non è dominato dalle economie mediterranee e dalle civiltà eurocentriche. La Francia è il birillo che che sta al centro. La Germania sembra, in questo conflitto’ assente. Sembra. L’Italia non esiste. Non esiste e le parole sono pronunciate sono ridicole. Non ci siamo accorti che non è neppure su una Carta geografica e tanto meno geopolitica.
L’Occidente del Nord sembra incredulo. Putin è l’unico ragionatore di una politica estera che si basa sulla realtà che è quella straordinariamente economica.
Obama continua a fomentare un dibattito su una questione religiosa che non è tale e la Turchia che abbatte un caccia russo è la testimonianza.
I Turchi non sono sono islamici, sono una Potenza economica.
E qui l’Isis non ha alcun ruolo. Lo Stato Islamico non è uno Stato islamico soltanto, bensi uno Stato cuscinetto per permettere una espansione dell’Occidente tra Medio Oriente e Mediterraneo.
Gli Stati Uniti d’America e la Francia sono gli Stati, insieme agli Inglesi, che hanno voluto la morte di Gheddafi e la “Primavera” di morte nella linea del Mediterraneo.
È una guerra di dominazione economica e il conflitto religioso è soltanto una maschera. Nessuno dice Siamo tutti Putin. Bisogna analizzare la scacchiera geografica. Cosa è cambiato dal 1935 in poi. Il mondo è ormai spaccato su un mosaico che è quello del potere economico americano, la finanza ebraica e lo specchio metaasiatico.
Putin non può tollerare ciò. La doppiezza della Turchia trova spazio nelle ambiguità americane. Non esiste l’Europa. Esistono le Americhe che continuano a dominare e la presenza di Putin è un ostacolo serio.
Soltanto Mussolini, negli anni Trenta, e poi Craxi avevano chiaro il quadro di una politica sul Mediterraneo. È inutile offrire analisi sterili.
Il Mediterraneo di Mussolini era il centro del mondo. Quello di Craxi costituiva la rispettabilità del Mediterranro con l’Italia riferimento. Con Renzi la politica estera è la verità del non conoscenza né storica né geografia.
Siamo in una guerra. Ma non religiosa. Bellicosa e cinica. Tunisi ritorna nel sangue. Putin viene aggredito. E lo Stato islamico uccide non in nome di una cultura ma di alleanze e fi accordi economici.
Il Mediterraneo o diventa un assetto politico intelligente o diventa l’ombelico delle guerre. Come con la Tripolitania e la Cirenaica del 1911. Come con l’Italia che dominava il Mediterraneo con Mussolini.

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Notizie su Pierfranco Bruni

E' nato in Calabria. Ha pubblicato libri di poesia (tra i quali "Via Carmelitani", "Viaggioisola", "Per non amarti più", "Fuoco di lune", "Canto di Requiem", "Ulisse è ripartito", "Ti amero' fino ad addormentarmi nel rosso del tuo meriggio"), racconti e romanzi (tra i quali vanno ricordati "L'ultima notte di un magistrato", "Paese del vento", "Claretta e Ben", "L'ultima primavera", "E dopo vennero i sogni", "Quando fioriscono i rovi", "Il mare e la conchiglia") La seconda fase ha tracciato importanti percorsi letterari come "La bicicletta di mio padre", "Asma' e Shadi", "Che il Dio del Sole sia con te", "La pietra d'Oriente ". Si è occupato del Novecento letterario italiano, europeo e mediterraneo. Dei suoi libri alcuni restano e continuano a raccontare. Altri sono diventati cronaca. Il mito è la chiave di lettura, secondo Pierfranco Bruni, che permette di sfogliare la margherita del tempo e della vita. Il suo saggio dal titolo “Mediterraneo. Percorsi di civiltà nella letteratura contemporanea” è una testimonianza emblematica del suo pensiero. È presidente del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”. Ricopre incarichi istituzionali inerenti la promozione della cultura e della letteratura. Ha ricevuto diversi riconoscimenti come il Premio Alla Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri per ben tre volte. Candidato al Nobel per la Letteratura.

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