martedì 23 Luglio, 2019 - 19:59:27
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SANREMO 2019. Soldi, soldi, soldi, tanti soldi

Ciao io sono Sanremo, quello del Festival della Canzone Italiana, dove quest’anno hanno preso IL VOLO i SOLDI, battendoli per ULTIMO, suscitando le solite beneamate polemiche tanto care alle penne della Critica, e siccome c’è, deve giustamente farsi sentire, che piaccia o meno.

A chiudere la sessantanovesima edizione del Festival 2019, magistralmente condotta dal Baglioni Nazionale sempreverde come i limoni di Sorrento, è stato il giovane cantante milanese Alessandro Mahmoud con un pezzo intitolato SOLDI, e, secondo me, non ci poteva essere conclusione migliore, visto che questo Festival, signore e signori, è nato proprio in mezzo ai soldi, sì, quelli del Casinò, il posto dove la gente va a giocarsi pure le mutande sfidando la dea bendata, e il posto dove tutto è iniziato, con l’idea di fare un Festival della canzone italiana per cercare di animare un po’ il mortorio della stagione invernale tipico delle zone di mare che quando fa freddo si spopolano e rimangono solo quattro gatti, e l’idea venne proprio a due angeli: un conduttore di una trasmissione radiofonica, “I tre moschettieri”, Angelo Nizza, che a quanto pare stava sempre buttato nel casinò, e meno male, e Angelo Amato che era il direttore del casinò, e niente, si sa che nella vita tutto torna. All’inizio infatti il festival si svolgeva proprio nella sede del Casinò, solo dal 1978 in poi ci fu il trasloco, per lavori di ristrutturazione, al Teatro Ariston.

E fu così che, scherzando scherzando, si arrivò alla Prima Edizione del Festival del 29 gennaio 1951, che le date cambiano sempre come la Pasqua, e che si aprì con il famoso saluto di – cari amici, vicini e lontani – di quel buontempone di Nunzio Filogamo e che, lo ricordo ancora come fosse oggi, vide vincere sul palco una strabiliante Nilla Pizzi con Grazie dei Fiori, fra tutti gli altri li ho riconosciuti, mi han fatto male, eppure li ho graditi, Son rose rosse e parlano d’amor… Nilla Pizzi che poi vinse anche nelle seguenti edizioni con Vola Colomba e i mitici Papaveri e Papere che son alti, alti, alti… come certi pezzi grossi della DC, ehm, ma questa è un’altra storia.

Ma si sa che, quando si dice canzone italiana, tutti pensiamo solo a lui, Domenico Modugno, e alla sua Nel Blu Dipinto di Blu, me lo ricordo sul palco con le braccia aperte, che ci ha fatto volare a tutti, era il 1958 e da allora tutto è cambiato.

Poi ci furono gli anni d’oro dell’era Bongiorno, gli anni ’60, quelli di Non ho l’età della Gigliola o di Una lacrima sul viso di Bobby Solo, gli urlatori come Mina, i pezzi esclusi come Il ragazzo della via Gluck di Celentano, erano tempi difficili, fino a che non ci scappò il morto, quella sera del 1967, che doveva salire sul palco Luigi Tenco, e venne Mike a dirci che un artista ci aveva lasciati, senza manco fare il nome, che ci guardavamo tra di noi, e poi capimmo che Tenco ci aveva detto Ciao Amore, Ciao

E niente, poi arrivò l’era Baudo che vide vincere nel ’68 Sergio Endrigo e poi, a seguire, tutti gli altri che tutti conosciamo. Tutto il resto è storia, le torte in faccia, i vestiti sbrilluccicanti, le bretelline che cadono, i comici che non fanno ridere, cavallo pazzo, ve lo ricordate? Che cercava sempre di fare casino per dirci qualcosa, ma poi non ci riusciva mai; tutto il resto è storia degli ultimi che poi sfondavano le classifiche, delle contestazioni, dell’orchestra si, orchestra no (lo sapete che il luogo dove sta l’orchestra si chiama golfo mistico?), negli anni ’80 ci fu addirittura il playback, delle vallette si, vallette no, di quelli che adesso si chiamano co-conduttori, dei superospiti dai Queen costretti a cantare in playback «Radio Ga Ga» nel 1984 a David Bowie nel 1997, Diana Ross nel 1993, Madonna nel 1998, Oasis nel 2000, Placebo nel 2001, Lenny Kravitz nel 2008, Elton John nel 2016, non parliamo degli ospiti di quest’anno, per carità, che se non ci fossero stati i brividi di Notte Prima degli esami di Venditti… tutto il resto sarebbe stato noia, no, non ho detto gioia, ma noia, noia, noia.
Ci vediamo l’anno prossimo. E come cantava la grande Betty Curtis: Soldi, Soldi, Soldi, tanti soldi, Beati siano soldi, I beneamati soldi perché, Chi ha tanti soldi vive come un pascià, E a piedi caldi se ne sta…

Jenne Marasco

 

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Notizie su Jenne Marasco

Jenne Marasco
Jenne Marasco nata a Sava dove tutt’ora risiede. Laureata in Conservazione dei Beni Culturali presso l’Università di Lecce, Indirizzo Storico Artistico. Ha conseguito la maturità scientifica al Liceo De Sancits Galilei di Manduria. Ha lavorato in ambito culturale per Eventi e Festival di Cinema occupandosi di Comunicazione, Ufficio Stampa, Organizzazione, Recensioni di Cinema e di Storia del Territorio. Ha collaborato alla realizzazione di documentari su personaggi di rilievo come il poeti e artisti salentini, e su tematiche storiche dedicate alla memoria. Ha collaborato come assistente alla regia al documentario “Viviamo in un incantesimo” (omaggio a Vittorio Bodini 2014). Ama molto leggere ha la grande passione della scrittura.

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