sabato 18 agosto, 2018 - 11:13:04
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Taranto, incidente sul lavoro all’Ilva: muore un operaio di 28 anni

Vittima un lavoratore al quarto sporgente portuale. Lo sgomento degli altri operai, il dolore dei sindacalisti già sul posto Nelle ultime settimane almeno tre gli incidenti mortali

TARANTO – Ancora una morte bianca all’Ilva di Taranto. Vittima un lavoratore al quarto sporgente portuale. Aveva 28 anni, dipendente dell’impresa appaltatrice Ferplast. Si chiamava Angelo Fuggiano. Le condizioni dell’operaio erano apparse subito molto gravi. “L’incidente – dichiara Antonio Talò , segretario Uilm Taranto – è accaduto all’area Ima, Impianti marittimi, quarto sporgente. Il lavoratore stava provvedendo ad un cambio fune ad una delle gru che scaricano i minerali che servono alla produzione dell’acciaio, quando, secondo le prime ricostruzioni, la fune stessa si è staccata dall’alloggiamento del carro ponte colpendolo. Si tratta di funi molto pesanti ed e’ evidente che anche se si e’ colpiti di striscio, le conseguenze sono molto gravi”.

I sindacalisti, impegnati nelle assemblee, si stanno recando sul posto per rendersi conto dell’accaduto. La notizia è stata rilanciata su Twitter anche da Marco Bentivogli, segretario generale Fim Cisl. “Infortunio grave ad un lavoratore dell’appalto al IV sporgente durante le operazioni di cambio fine. BASTA!” scrive Bentivogli. Nelle ultime settimane ci sono stati altri casi: tre operai feriti in modo molto serio alle Acciaierie Venete, un cavatore morto a Carrara, un ragazzo di appena 19 anni ucciso da un carico di 700 kg, sotto gli occhi del padre e del fratello, a Monfalcone, un altro ucciso a 56 anni nel Porto di La Spezia.

Michele Emiliano su Facebook: 

«Angelo Fuggiano, 28 anni, era nato e cresciuto ai Tamburi, il quartiere di Taranto a ridosso di Ilva. Ha respirato i veleni della fabbrica. Ha cercato lavoro in quella fabbrica.
Con i suoi due bimbi viveva nel suo quartiere. Amato da tutti.
Oggi, per un incidente in Ilva al quarto sporgente, Angelo é morto.
Cosi non si può andare avanti.
Non si può morire di lavoro.
A venti mesi dalla morte di Giacomo Campo»

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