domenica 17 Ottobre, 2021 - 11:05:27

Vi racconto un Pirandello che non è stato mai letto. Da Pascal a Omero a Cristo

Tre elementi importanti dovrebbero farci riflettere su un Pirandello completamente inedito e che si allontana dalla critica schematica e ricca di presunte letture e riletture accademiche e presuntuose.
Sono sempre più convinto che di uno scrittore bisogna penetrante il costato e l’anima perché discuterne per mestiere è una allegoria sconfitta e da cattedra.
Pirandello non è scrittore da critici ma, per dirla con il mio amico fraterno Alberto Bevilacqua, da sensitivi.
Ci sono almeno tre scritti più uno di Pirandello che andrebbero affidati ad una metafora dell’impossibile.
Cosa è tale metafora?
Non amo le spiegazioni. Bisogna capirlo leggendolo.
Allora.

Il fu Mattia Pascal.
Mattia è la metafora del concetto di follia, ovvero di matto. Inserisce questo nome per dare un senso al significato allegorico di matto. Il fu? Il matto che non è più nel momento in cui scopre anche di chiamarsi Pascal. Ma Pascal non è un nome tanto per dare o per restare un nome. Pascal è la figura metaforizzata del filosofo Pascal che è ragione contro Illuminismo, dubbio alla ricerca di verità, verità alla ricerca della controfigura di uno specchio, personaggio che perde il senso letterario per farsi orizzonte filosofico. Il fu Mattia Pascal è il romanzo della metafora dello sdoppiamento e del dissolvimento. Pascal è oltre il relativismo.

Uno, nessuno e centomila è la triangolazione dell’assurdo. Uno è l’unico senso del personaggio che resta sempre personaggi e unico. Nessuno è tranquillamente il sinonimo di Ulisse che è il viaggiatore errante personaggio pirandelliano, come trascrizione dell’ulissismo. Omero è in Pirandello.

Centomila è l’altro da sé. Ovvero il pubblico, il volgo, altro rispetto a quello che sa vivere il teatro, ma è anche la omologazione nel gregge.
Pirandello non ha mai amato il gregge senza idee. Era un aristocratico. Un borghese. Non su identificava con il popolo. Pirandello è lo scrittore per eccellenza personaggio della contro leggerezza. La leggerezza per restare tale ha bisogno del gregge, ovvero della omologazione e del conformismo.
Per le scelte adottate sul piano letterario politico Pirandello esce dal clima opaco della leggerezza per essere letto con l’ironia. L’ironia non è mai leggerezza.

Poi si pensi ai Giganti della Montagna. Incompiuto? Una sola battuta. Io rileggerei il Discorso della Montagna del Cristo antiteologico. In Pirandello campeggia il relativismo (?), ma non è quello della teologia del progresso. D’altronde Pirandello è Caos. Quando non è tale è labirinto. I giganti della Montagna hanno l’allegoria della Parola, il linguaggio antiteologico, la libertà del coraggio.

Le immagini pirandelliane sono la trasformazione del Serafino Gubbio operatore in Si gira. Attenzione. Un altro concetto parola chiave: Gubbio! Relativismo in Pirandello? Io nutro i miei dubbi in termini di dimensioni propriamente esistenziale.
L’uomo pirandelliano è l’uomo forte di Corrado Alvaro.
I Sei personaggi non sono ironia. Sono il ridicolo. L’uomo che vuole apparire è semplicemente ridicolo. Sono tutti in cerca d’autore. Lui è il personaggio Pirandello come il puparo guida i pupi.
Gli uomini in fondo leggeri appaiono ma restano gregge e in cerca d’autore. Chi scava nel nessuno è sempre uno.

Perché occorra che si legga Pirandello con il magico del sensitivo? Perché ciò che racconta è sempre il contrario di ciò che il comune lettore pensa di aver capito.
I suoi strumenti e il suo pensiero sono sempre altro rispetto a ciò che finora si è detto. È sempre recita. La recita va oltre.
Le Novelle sono il vero viaggio nell’impossibile. E le poesie sono il giocondo male non di vivere ma di fottere la realtà. In fondo ha sempre cercato di fottere il tempo.
Non fidiamoci delle apparenze perché il berretto potrebbe mettersi a tintillare. Il suo sorriso è anche riso? Ma Pirandello è oltre ciò che pensiamo che sia. Sdoppiare i personaggi non è facile. Perché dovrebbe essere facile?

*

Dialogo immaginario tra Pirandello e il Personaggio:

PIRANDELLO : “Non crediate che io non soffra nel non rendere comprensibile a tutti la mia scrittura… “.
PERSONAGGIO: “Lo so benissimo. Ti leggono come se fosse tutto facile. La letteratura è lacerazione. La tua ha la filosofia dell’ espresso inespresso “.
PIRANDELLO: “Io porto il caos. Ma ogni mio racconto è una magia che va cercata e non sempre si trova e allora si dà una lettura dei miei testi così come pare a chi legge. Ma non è mai così “.
PERSONAGGIO: “Purtroppo. Non bisogna permettere ciò. Ma chi ha il dono della magia? “.
PIRANDELLO: “Pochi. Pochi. Ma non mi preoccupo. Io ho scritto. I fortunati sono pochi. Ma oltre la fortuna ci vorrebbe l’intelligenza. Si riducono ancora di più. Io resto qui. Quando nascerà l’uomo dalla luna io sono pronto a dialogare. Per ora basta”.
PERSONAGGIO: “L’uomo che nascerà dalla luna avrà la magia negli occhi”.

PIRANDELLO: “La luna, già la luna cammina ma si specchia. La giara? Io ho scritto per me. Chi scrive per sé trova il sogno e la tragedia nella propria storia e non sempre i centomila possano afferrare”.

PERSONAGGIO: “Un giorno ti chiederanno di raccontare cosa ti ha spinto a scrivere il tuo Enrico…”.

PIRANDELLO: “Come sempre racconterò la verità e dicendola crederanno che sia una menzogna…”.

PERSONAGGIO: “Lo so, io ho raccontato sempre la menzogna, la finzione, ed è stata considerata verità…”.

 

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