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Ancora oggi, dopo 500 anni, «mancano in questo luogo quieti e pacifici abitatori».

torreUn bel giorno di tanto, ma tanto tempo fa, in una giornata soleggiata dei primi anni del 1600, don Girolamo Marciano (1571-1628), medico di Leverano (provincia di Lecce), finisce (con pazienza) di far visita ai suoi pazienti, torna a casa e dice alla moglie Diamante Niccoli (o Miccoli): «Moglie, tu bada alla casa e ai quattro piccoli, che io mi vado a fare una passeggiata». Girolamo (in anagrafe Geronimo) prende la mula, la sistema dinanzi al biroccio, la lega, e grida: «Aaa! Aaa! Vai mula, vai!». E la mula va. Ha la capo tosta la mula, ma va. Il buonuomo dirige l’ibrido equino verso la mulattiera che conduce al mare. Cammina… cammina, cammina… cammina, il medico, che è anche letterato e filosofo, arriva a Punta Prosciutto e dice a se stesso: «Che belli prosciutti. Mò me ne prendo uno. Anzi due, uno per me e uno per la mia Agata [la mula]». Cammina, cammina… arriva a Torre Columena, e don Girolamo dice alla mula: «Mula, mena, me’». Cammina, cammina… arriva a Campo Marino e dice rivolto alle dune: «Che bel campo, che bel timo, che bel rosmarino». Entra con il carretto nella piazzetta. Qui si ferma. Tira la martillìna. Mentre è intento ad abbeverare la mula alla fontanina pubblica, osserva, medita, nota. E… notando, notando, notò una torre che stava sola, soletta (“sentinella del mare” senza la messapica Bbrasciòla) nel bel centro della “rotonda” (senza la britannica Titanic). Tira fuori la fettuccia (metro) e si mette a misurare la torre. Sussurra: «Perbacco, poffabaccobaccone, sta’ torre sorge a circa 7 metri sul livello del mare. Guarda imponente e maestosa al mare. Oltre il porto. Oltre il ristorante di quel Rocco Cavallo (campa cavallo che l’erba delle alghe cresce…). Ma qui mi trovo a 38 km. da Taranto, la città dei due mari e capitale della Magna Grecia e del Siderurgico; a pensarci bene… mi trovo a 2 tiri di schioppo dall’antica Terra dei Templari e che oggi è dei Cavalieri di Malta».

Il dottor Marciano chiede ad un vecchio e abbronzato pescatore di passaggio: «Uè pescatò, da quanto tempo sta qua stà torre?». Il pescatore, che si chiama Mimino, risponde (in dialetto gerosolimitano = maruggese): «La torre delli molini iè stata frabbricata allu finiri ti lu sieculu passatu. Edda servi alli uardi cu’ vetunu… sta’ vvennu o no’ sta’ vvennu li mori, li slamici, li turchi…». Don Girolamo, sporcheggiandosi e berlusconandosi come un Cavaliere, continua a domandare: «Mi consenta… mi scusi signor pescatore, ma… il casale, il paese, il paese… quanto dista da qui? E gli abitanti della Terra vicina come vengono chiamati dai forestieri? E come sono, come sono? Cosa fanno? Sono buoni o cattivi? Sono calmi o cacaz…»

E Mimino gli risponde (un po’ impedito): «Lu pa…, lu pa… paisi si chiaaama Marubium e sstai a 2 km. da llu Campu Marinu. Li paisani si chiamanu Maruggini, anzi Maruggesi, e sontu quasi 2.000. Po, po, poi, puei… di carattere sono… un po’ troppo…». A questo punto Mimino tace e scappa via. Il nostro Girolamo (forse) comprende, si siede all’ombra della torre e… si mette a scrivere. Titolo: Descrizione, Origini e Successi della Provincia d’Otranto (il manoscritto verrà pubblicato in Napoli nel 1855). Annota con il lapis il sottotitolo: Descrizione del sito, e de’ luoghi marittimi che sono tra Taranto e Gallipoli. E continua…maruggio-santa-maria-del-tempio

«Quindi caminando più oltre miglia due si trova la terra di Maruggio, miglio uno dalla marina distante. Chiamano questa terra Marubium, altri Maurubium e Maurusium, da’ Mauri, ovvero Mori, i quali dicono averla abitata […]. Oggi si possiede questa terra dalla Religione di Malta de’ Cavalieri di S. Giovanni, a cui la donò una donna cognominata de Pandis per avere i Cavalieri accettato nella religione un suo figliuolo per nome……. l’anno….. Giace questa Terra in luogo fertile, ameno, e salutifero. Ha dalla parte di tramontana un colle, che le fa riparo, e dall’ostro un miglio lontano il mare, dall’oriente ed occidente campagne ed oliveti con territorii fertilissirni d’erbaggi, grani, vini, olii, lini, zafferano, uve passe, fichi, ed altri frutti in abbondanza. Mancano solamente in questo luogo quieti e pacifici abitatori, percioecchè la maggior parte attendono ad altro (sia di quei che vi abitano, o che sia genio o natura del luogo, con buona pace loro) che alle perfidie ed ai litigi, consumandosi e distruggendosi l’un l’altro nella roba e nella vita […]».

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Caro amico, hai avuto la bontà e la pazienza di leggermi. Sappi che è tutto vero o quasi. L’ultimo brandello del brano tra << … >> è tratto dall’opera sotto  riportata [pp. 352-354]. La storia che abbiamo voluto proporvi, sia pure in forma divertita, vuole essere un modesto invito alla riflessione. Maruggio, nonostante le perfidie e i litigi di non pochi maruggesi, merita il nostro rispetto e il nostro amore. Da parte nostra vogliamo lasciarci alle spalle un periodo perfido e litigioso. Non abbiamo alcuna intenzione di vivere «consumandoci e distruggendoci l’un l’altro nella roba e nella vita…». Almeno ci proveremo. Speriamo sia il medesimo intendimento di tutti i marubiensi (politici inclusi).

Tonino Filomena

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Un commento

  1. Avatar
    francesca de pace

    Delizioso..anche com’è scritto.
    Io non so nulla delle beghe locali, però ho la grande fortuna di avere avuto la mamma di Manduria che ha lasciato a me e a mia sorella una villetta a Campomarino. Purtroppo ci vengo solo una settimana all’anno..visto che il mio consorte “nordico” non ama il mare…ma la nostalgia del nostro splendido territorio, che per me vuol dire anche infanzia e affetti perduti, talora è tanto forte da lasciarmi una malinconia profonda: non esistono mare, spiagge, profumi, fiori e panorami simili in tutto il mondo!

    Aspetto la pensione …che tristezza, però, per potere tornare più a lungo.
    Chi ha la fortuna di stare lì cerchi di apprezzarlo!!!!!

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