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Campomarino di Maruggio, la collera dei diportisti mutilati dello scalo di alaggio

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MARUGGIO – Un lungo e colorato corteo di auto con imbarcazioni al traino, ieri, ha percorso il chilometro che separa la cittadina di Maruggio dal porticciolo turistico di Campomarino fermandosi di fronte alle transenne che da qualche giorno impediscono la discesa in mare ai diportisti. Una protesta pacifica ma rumorosa contro la decisione del sindaco maruggese, Alfredo Longo, firmatario dell’ordinanza che chiude l’unico accesso per l’alaggio nel tratto di costa tra Taranto e Gallipoli. Un disagio avvertito da centinaia di diportisti della domenica costretti, ora, a lunghi e costosi viaggi per trovare uno scivolo libero e un posto dove lasciare in sicurezza le rispettive autovetture. Una protesta che, alla parola d’ordine «limitare la libertà è reato», si sta allargando a macchia d’olio raggiungendo i comuni rivieraschi ionici ma anche quelli dell’entroterra del brindisino. Il disagio si avverte nei fine settimana e quello di ieri è stato il primo di una lunga serie. Almeno così hanno promesso i manifestanti di ieri. Il loro portavoce, Antonio Palmisano, se la prende con gli amministratori del comune di Maruggio: «Avrebbero dovuto pensarci prima – dice – a dragare i fondali». Il problema è proprio quello. L’accumulo di detriti, rifiuti e fango ha trasformato l’insenatura in un pantano maleodorante e pericoloso. Da qui la decisione del sindaco di imporre il divieto di balneazione e la discesa delle imbarcazioni. «Un atto dovuto perché non voglio avere vittime sulla coscienza, i pescatori domenicali devono avere pazienza», dichiara in proposito il sindaco Longo che sull’argomento vuole chiarire della cose. «Chi ci attacca – dice -, deve sapere che i dragaggi dei fondali non spettano al comune ma alla società che gestisce il porto turistico da noi già diffidata più volte». La Moline Spa, 92% privata (gruppo Cavallo), 8% pubblica (Comune di Maruggio), aveva anche avviato i lavori di ripulitura dei fondali. Evidentemente non bene, però, perché la Guardia di Finanza, nel 2013, ha bloccato l’intervento sequestrando il cantiere e i cumuli di alghe che stavano per essere smaltite irregolarmente. Adesso è l’ente pubblico, socio di minoranza che vuole vederci chiaro. Per il 5 febbraio prossimo è prevista una conferenza dei servizi che dovrà valutare e autorizzare il nuovo progetto di dragaggio. «Se tutto va bene e i dieci enti autorizzanti ci lasceranno fare – promette il sindaco –, entro la fine della prossima primavera la discesa e tutto il porto saranno agili». I diportisti non si fidano e per oggi hanno organizzato un nuovo corteo che dovrebbe raccogliere un numero di barche più numeroso. Un’alternativa più rapida sarebbe quella di un improbabile dissequestro di un’altra discesa naturale situata più a Nord del porto, in contrada Tonnara, su cui la Procura della Repubblica di Taranto ha posto i sigilli per la presenza di reperti archeologici. «Se la magistratura ci venisse incontro – fa sapere il sindaco Longo – il problema si risolverebbe in mezza giornata».

Nazareno Dinoi sul Corriere del Mezzogiorno – Corriere delle Sera 

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