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C’erano una volta le “sezioni”. Oggi c’è il nulla. Mancano perfino gli attori e forse gli elettori

Gli occhi della (mia) memoria vedono le sezioni dei partiti politici.

Gli anni ’60 sono gli anni della «dolce vita» in politica. Le sezioni dei partiti politici qui a Maruggio sono luoghi di culto. Sono tutte uguali. Le serate trascorrono lente in un tugurio chiamato «sezione». La sezione-topaia è quella del MSI: ospita i «topi di fogna» (detti anche camerati) alla cui parete è appesa la foto del Duce. La sezione-bottega («oscura») è quella dei compagni del Partito Comunista Italiano (PCI), detti anche soviet o rossi. La sezione dei socialisti è quella dove si gioca a biliardo: ci vanno tutti (compagni e non). La sezione comunista e quella fascista sono attrezzate di alcuni tavolini grezzi e zoppi (riequilibrati con un pezzo di cartone), pochi e rudimentali scànnitieddi (piccoli sgabelli di legno) e poche sedie (dure, scomode e sgangherate).

La sezione della Democrazia Cristiana (DC) è strettamente riservata agli iscritti. Un apposito cartello incollato al portone d’ingresso recita: «Vietato entrare ai non tesserati». La sezione è ampia, bella, signorile, munita di bagnetto, carte napoletane per giocare a Tressette. C’è pure la televisione. C’è anche un piccolo frigo-bar. All’esterno della sezione c’è la bacheca per esporre «l’Ordine del Giorno» o la pagina ingiallita de’ Il Popolo. Ci sono le due “trombe” Geloso, vale a dire gli Altoparlanti, pronte per fare i comizi. E che volete di più! E’ il «nuovo che avanza». Sono i democristiani che avanzano, altro che «Avanti popolo con la riscossa/bandiera rossa bandiera rossa… Bandiera rossa la trionferà». Altro che trionferà. Trionferanno, invece, le risate democristiane: sonore, rumoreggianti, ringhiose, ghignanti, velenose. A secondo il grado. Le risate dei democristiani – comunque si mostrino – sono risate Libertas.
«Il ricordo più forte che ho di loro è la risata, il connotato capace di distinguerli da tutti gli altri big di partito. I capi dc ridevano sempre. Anche nei giorni di lutto partitico. Anche sotto le piogge di fango politico. Anche di fronte alle congiunture più avverse. Gli capitava un salasso di voti e loro ridevano. Dovevano lasciare Palazzo Chigi a un socialista o a un repubblicano e seguitavano a ridere. Erano costretti a cedere il controllo di una grande città o di un lucroso ente pubblico e non smettevano di ridere. La Dc dei tempi d’oro era un’immensa galleria di risate d’autore […].

Certo, qualcuno che non ridesse c’era anche nella Dc. Aldo Moro, per esempio: sempre triste, come se presagisse la sua tragica fine. O Benigno Zaccagnini, capace soltanto di sorridere a ogni morte di papa. Ma la risata era la Premiata Specialità della nomenklatura democristiana. Anzi, la sua insegna, il suo stemma, la sua bandiera. La bandiera di chi poteva far sempre buon viso a cattivo gioco per un motivo molto semplice: perché il gioco non era mai così cattivo da incrinare la fiducia della Balena bianca nell’eternità del proprio potere». (Pansa).

La sezione della DC è popolata da «quelli della Libertas»: professori, insegnanti, impiegati, cantonieri, preti. Ci sono anche le donne. Solo quelle dell’Azione Cattolica, però! Donna Maria Marseglia e Anna Palummieri (la cui militanza politica è legata al suo soprannome) sono delle vere e proprie «macchine elettorali». Capo indiscusso di tutto il popolo democristiano maruggese è Pacifico Gennari.

La sezione del MSI è abitata, invece, da vecchi nostalgici, da anziani logorroici e da non pochi giovani mitomani della Giovane Italia (poi Fronte della Gioventù). Pochi eroi e molti giovani in cerca di fortuna (per non dire di poltrone) che, nel fluire degli anni, passeranno dalla Giovane Italia alla Giovane DC o dal Fronte Combattenti e Reduci al Fronte Popolare (PCI + PSI). Di picchiatori non c’è traccia. Di donne manco a parlarne. Le donne nella sezione del MSI: mai viste.

La sezione del PCI è frequentata solo da «servitori del popolo». C’è sempre un “lavoratore” pronto a sorvegliarla. Giorno e notte (o quasi). C’è sempre un gruppo facinoroso di comunisti disposto ad attaccar briga con i cugini socialisti: frondisti e frontisti.


E’ vero anche che tra i pochi camerati del MSI e i non pochi compagni del PCI «c’è gente di cuore e pure di cervello». Sono gli «irriducibili», i «duri e puri». Sono gli «opposti» che s’incontrano sul piano della Fedeltà e della Dignità. Gente che difficilmente si «vende per la pagnotta». Ai “defunti” militanti della Fiamma (sempre più fioca) basta un comizio di Manco [vedi foto] o Sponziello, annunciato al popolo con la musica in crescendo di Inno a Roma («Sole che sorgi libero e giocondo…»), per farli resuscitare.

Questo piccolo mondo antico delle sezioni finirà con la fine della «Prima Repubblica». Le sezioni chiuderanno. Apriranno i «Circoli», i «Club», le Associazioni «ad personam». Tutto si trasformerà. I vip democristiani, a Roma come a Maruggio, diranno come Tancredi, il nipote del principe di Salina ne’ Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa: «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». Ma… Don Fabrizio, il principe di Salina aggiungerà: «Noi fummo i gattopardi, i leoni. Chi ci sostituirà saranno gli sciacalli, le iene. E tutti quanti, gattopardi, leoni, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra». Amen.

Tonino Filomena, scrittore e storico

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