giovedì 18 Luglio, 2019 - 3:02:43
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Chi dice Papavero dice Aprile, Dolce Dormire

foto: Fernando Filomena
La conoscete la leggenda dei papaveri? Un giorno la papera al papero disse: papà, pappare i papaveri, come si fa? E aggiunse poi, beccando l’insalata, lo sai che i papaveri son alti, alti, alti e tu sei piccolina, che cosa ci vuoi far? Vabbè questa canzoncina la conosciamo tutti. Ma forse non tutti sanno che i papaveri, che siamo fortunatamente abituati a vedere in giro per le campagne, in questo periodo tutte tinte di rosso porpora, a bordo campo o sui marciapiedi pervasi di natura selvaggia per miracolo scampata alle brutture dell’intervento umano, queste gaie piantine in una sola stagione riescono a produrre fino a 400 fiori, raggiungendo anche gli 80 centimetri di altezza!

Tra le diverse specie di papaveri più conosciuti, ci sono il papaver somniferum, o papavero da oppio con fiori oltre che rossi anche bianchi, rosa ma soprattutto viola, poi c’è il papaver rhoeas, che è quello rosso comune che si trova nei campi soprattutto di grano, e il papaver nudicaule o papavero d’Islanda che è tossico seppur con colori straordinari che variano dal giallo all’arancio.

Foto: Fernando Filomena

Chi dice Papavero dice Aprile, dolce dormire perché, secondo la mitologia greca, il papavero rosso era il simbolo dell’oblio e del sonno, infatti anche lo stesso Morfeo viene rappresentato con un mazzo di papaveri in mano. Questa pianta infatti è soggetta all’influsso di Saturno, simbolo di Pigrizia, Misantropia e Mollezza di carattere, tutte virtù soporifere che hanno ispirato alcuni detti per le persone noiose come “Sei un papavero!” oppure “Che papavero!”. Invece il detto: “È stato qualche grosso papavero a procurargli quella carica”, è da riferire agli alti poteri della politica. E, sempre a proposito di potere, si dice che il famoso condottiero mongolo Gengi Khan, dopo le sue vittorie, usava spargere sui campi di battaglia semi di papavero che portava sempre con sé, in ricordo e rispetto di coloro che vi erano caduti, ed anche per segnare, con il colore di quei fiori, che in quel luogo si era svolta una battaglia. Anche i samurai giapponesi tenevano in gran conto i papaveri rossi, associandoli al ricordo del sangue versato.

Il papavero però è anche il simbolo della consolazione che ritrova Demetra o Cerere per i latini, dea della Terra, dopo la partenza negli inferi della figlia Proserpina o Persefone per i greci, che, rapita da Plutone re dell’Ade, fu liberata da Giove, ma a patto che trascorresse 6 mesi all’anno con Plutone, i mesi invernali, durante i quali la madre Demetra fece calare il freddo e il gelo sulla terra come segno di dolore, per poi far risvegliare la natura con il ritorno di Proserpina sulla terra, cioè durante la Primavera, tenendo fra le mani la sacra melagrana, simbolo dell’eterno ritorno. Così, secondo la leggenda, ogni volta che Proserpina ritorna sulla terra, ecco che sbocciano i papaveri, rossi come la passione dello sposo Plutone che l’aspetta nell’Ade il suo ritorno negli inferi.

Un tempo, come prova di fedeltà in amore, si faceva un gioco detto La Scàttagnola: si può fare anche adesso, provate a prendere un petalo di papavero, lo mettete sul palmo della mano e lo colpite forte con un pugno, se si riproduce un forte suono come uno schiocco, allora la persona amata vi è fedele. Che dire, ci si divertiva con poco.

Jenne Marasco

 

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Notizie su Jenne Marasco

Jenne Marasco
Jenne Marasco nata a Sava dove tutt’ora risiede. Laureata in Conservazione dei Beni Culturali presso l’Università di Lecce, Indirizzo Storico Artistico. Ha conseguito la maturità scientifica al Liceo De Sancits Galilei di Manduria. Ha lavorato in ambito culturale per Eventi e Festival di Cinema occupandosi di Comunicazione, Ufficio Stampa, Organizzazione, Recensioni di Cinema e di Storia del Territorio. Ha collaborato alla realizzazione di documentari su personaggi di rilievo come il poeti e artisti salentini, e su tematiche storiche dedicate alla memoria. Ha collaborato come assistente alla regia al documentario “Viviamo in un incantesimo” (omaggio a Vittorio Bodini 2014). Ama molto leggere ha la grande passione della scrittura.

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