domenica 16 Giugno, 2019 - 12:50:11
Home > Cultura e Eventi > Cultura > Ciao io sono Addolorata di Taranto e quest’anno costo 111.000 euro!

Ciao io sono Addolorata di Taranto e quest’anno costo 111.000 euro!

 

Ciao io sono Addolorata di Taranto e, come ogni anno, di questo periodo, per le vie della città non ci passo, mi trascino lento il peso addosso. Quest’anno, 2019, mi ha aggiudicata per la cifra record di ben 111.000 euro (l’anno scorso per l’Addolorata 56mila euro), 21.000 euro per la Troccola, Gesù Morto per 30.000 euro alla prima chiamata, 27.000 euro per la statua dell’Addolorata, 10.660 per la Croce dei Misteri, 5.100 il Gonfalone, 14.100 la Sindone, 12.000 il Crocifisso, 12.000 la Cascata, 10.000 Ecce Homo, 13.500 Colonna, 13.700 Cristo all’Orto, 13.000 Forcelle Gesù Morto, Forcelle Addolorata 18.100, Forcelle Sindone 2.000. Mi chiamano anche Vergine dei 7 dolori: 1 per la profezia di Simeone che quando vide il mio bambino disse che ne doveva combinare molte in terra di Israele; 2 per la fuitina in Egitto per salvarci da quel comunista mangia-bambini di Erode; 3 per quando perdemmo Gesù, che stavo per chiamare Chi l’ha visto, e invece quello stava nel Tempio di Gerusalemme; 4 per quando sul Calvario ho incontrato mio figlio, la mia crus; 5 per quando mi sono recata ai piedi della croce che, tanto che ha fatto, che alla fine è stato crocifisso; 6 per quando l’ho accolto tra le mie braccia, che ormai non c’era più niente da fare; 7 quando l’ho visto seppellire nel sepolcro quel maledetto giorno, che mi sa che era di giovedì, e da cui poi risorgerà 3 giorni dopo, come tutti ben sapete.

I miei simboli, da cui non mi stacco mai mai sono un cuore trafitto, come quello che disegnano i teenager quando sono innamorati, poi ho sempre un immancabile fazzoletto che tengo sempre in mano e il mio vestito dark dai colori scuri, che sono secoli ormai che si ripete sta storia, che mio figlio è morto già un migliaio di volte da quel giorno, ma poi io sono sempre tornata e sempre tornerò, che noi ci siamo sempre detti addio solo a parole.

È proprio in questo periodo, nei giorni di quaresima, che tutti cominciano a ricordarsi di me, mi prendono, mi danno la polvere, e controllano il mio vestito, in vista della Processione dei riti della Settimana Santa di Taranto che, dall’epoca della dominazione spagnola qui al Sud fino a oggi che siamo nel 2019, niente è cambiato, come se il tempo si fosse fermato! È dal 1765 che, per volere di quel buonuomo di don Diego Calò che si ripete a Taranto la stessa tradizione ogni Santo Venerdì.

Ed ecco che iniziano gli appuntamenti con le sarte di turno, tra prove e nuove misurazioni, che si sa che da un anno all’altro il corpo cambia, che uno pur di stare attento alla linea, poi succede che qualche chiletto lo prende qua e là, e poi tocca fare le modifiche di routine. Che io sono del ’03, ma che avete capito? Del 1703! Che mi fece realizzare don Diego, insieme alla statua di mio figlio morto che poi vedete sfilare insieme a me, e poi siamo stati donati ai cari confratelli del Carmine nel 1765 che ogni anno si prendono cura di noi. Non parliamo poi del velo, che a fine festa, minacciano sempre di togliermelo per farlo pezzi pezzi da donare ex voto alle persone, che quelli stanno sempre pronti come gli avvoltoi con le forbici in mano. Che voi non lo sapete, ma ci vuole un sacco di materiale per realizzare il mio costume di scena, tra drappi, pizzi e merletti, che questi non possono mai mancare, pungenti come sono che manco gli aghi di pino, poi ci vogliono le bobbine di cotone, il filo di seta per i ricami, le perline, gli strass, ma che ne sapete voi… Io mi ricordo che ai tempi della guerra, le costumiste addette, per mancanza di soldi, per avere fili per ricamare e aghi per cucire, erano costrette a chiedere aiuto, per lettera, ai parenti che stavano all’America!

 

E niente, dopo tutti i santi preparativi, succede che alla mezzanotte tra il Giovedì e il Venerdì Santo, mi prendono e mi portano in processione dai Confratelli di Maria SS. Addolorata e San Domenico e mi portano in corteo dalla Chiesa di San Domenico in città vecchia fino a raggiungere il borgo nuovo alle prime luci dell’alba, quando un giorno vista l’ora è appena finito e un nuovo giorno è appena iniziato, come dice il buon Marzullo.

Sono in tutto 14 ore di processione, non si scherza. Che meno male che io sono terza-trasportata, che ci sono i miei confratelli chiamati le Perdùne, che, come i pellegrini che andavano alla Capitale per chiedere il perdono dei peccati che Dio solo può sapere quello che combinano, con il loro bastone detto bordone, camminano tutti incappucciati con i loro burqa bianchi che quasi non hanno manco lo spazio per gli occhi per guardare, e sfilano per le strade con quest’andamento lento chiamato dondolio, o nazzecata in dialetto tarantino, che solo a ricordarlo mi viene il mal di mare, che non vedo l’ora quand’è di ritornare a San Domenico che sto tanto bene lì e me ne rimango tutto l’anno. Insomma se in questi giorni vi capiterà di incontrare per strada questi strani fantasmi bianchi, anche se vi potranno ricordare alcuni brutti personaggi di un brutto clan dei film americani degli anni ’20, non vi spaventate, che se ne dicono tante su di loro, che sono spesso invischiati con la malavita o che appartengono alle famiglie più potenti della città, ma, vi posso assicurare, dall’alto della mia posizione, che qua sta tutta brava gente, non date retta alle chiacchiere. E non vi accalcate ogni volta, pur di vedermi da vicino, che tanto, anche se in apparenza ho l’espressione fissa e persa nel vuoto, non vi preoccupate, che io sembro sbadata o distratta, ma, da dietro i miei occhi vitrei, state tranquilli che vi vedo tutti e vi riconosco uno ad uno.

Certo, forse non tutti sanno che, per trasportarmi in processione, a me e a tutti gli altri figuranti, i miei confratelli si riuniscono ogni anno ed effettuano delle vere e proprie gare, guai a chiamarle aste, come per gli appalti, per aggiudicarsi l’onore di partecipare alle due processioni, dell’Addolorata e dei Sacri Misteri. Quest’anno, 2019, la domenica delle Palme del 14 aprile, mi hanno aggiudicata per la cifra record di 111.000 euro, (l’anno scorso per l’Addolorata 56mila euro), 21.000 euro per la Troccola, Gesù Morto per 30.000 euro alla prima chiamata, 27.000 euro per la statua dell’Addolorata, 10.660 per la Croce dei Misteri, 5.100 il Gonfalone, 14.100 la Sindone, 12.000 il Crocifisso, 12.000 la Cascata, 10.000 Ecce Homo, 13.500 Colonna, 13.700 Cristo all’Orto, 13.000 Forcelle Gesù Morto, Forcelle Addolorata 18.100, Forcelle Sindone 2.000. Io mi sono sempre chiesta chissà da dove li prendono tutti quei soldi, che dice che poi vanno in beneficenza, loro sanno. Quindi pure a me mi mettono all’asta al miglior offerente, che i miei cari confratelli fanno a gara per aggiudicarsi i pezzi migliori, per non parlare di chi sarebbe disposto ogni anno a fare carte false pur di avere il privilegio di trasportare la sottoscritta che, non per darmi arie, ma sono sempre il pezzo forte più ambito e, mi dispiace per gli altri…

Jenne Marasco

 

 

Commenta con Facebook

Notizie su Jenne Marasco

Jenne Marasco
Jenne Marasco nata a Sava dove tutt’ora risiede. Laureata in Conservazione dei Beni Culturali presso l’Università di Lecce, Indirizzo Storico Artistico. Ha conseguito la maturità scientifica al Liceo De Sancits Galilei di Manduria. Ha lavorato in ambito culturale per Eventi e Festival di Cinema occupandosi di Comunicazione, Ufficio Stampa, Organizzazione, Recensioni di Cinema e di Storia del Territorio. Ha collaborato alla realizzazione di documentari su personaggi di rilievo come il poeti e artisti salentini, e su tematiche storiche dedicate alla memoria. Ha collaborato come assistente alla regia al documentario “Viviamo in un incantesimo” (omaggio a Vittorio Bodini 2014). Ama molto leggere ha la grande passione della scrittura.

Leggi anche

Fortezze e Castelli di Puglia: Il Castello di Supersano

Il primo nucleo del Castello di Supersano risale probabilmente all’epoca angioina e fu voluto da …