giovedì 15 novembre, 2018 - 11:30:42
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Dalla tassa comunale sugli animali giungerà la «grande rivoluzione» dei maiali.

Ho letto da qualche parte che è in arrivo la tassa comunale su cani e gatti. E’ notizia di oggi. La proposta dei nostri “onorevoli” parlamentari prevede che i Comuni potranno istituire una tariffa per i proprietari di cani e gatti.
«I comuni – si legge nel testo – possono deliberare, con proprio regolamento, l’istituzione di una tariffa comunale al cui pagamento sono tenuti i proprietari di cani e gatti e destinata al finanziamento di iniziative di prevenzione e contrasto del randagismo”.
Dico subito che è una tassa iniqua e sproporzionata rispetto alle origini storiche dei Comuni italiani. Mi spiego meglio. Il Comune di Manduria, per esempio, incasserà poco o niente dalla nuova tariffa. Chiedetevi il perché. I nostri “onorevoli” ignorano le origini della città messapica: si racconta che fin dall’antichità i manduriani si mangiano i…
Propongo una leggera modifica al testo parlamentare. Perché non tassare pure i pesci? Il Comune di Maruggio, per esempio, incasserebbe milioni di euro se pensiamo a quanti balenotteri, figli della Balena Bianca, sono in giro nel nostro territorio. E i cittadini di Uggiano Montefusco? Incasserebbero pure loro milioni di euro, se si pensasse ad introdurre una tassa sulle ciole.
Mi chiedo: «perché i nostri molto “onorevoli” parlamentari non pensano pure a prevedere una tassa sui piccioni? Non intendo i piccioni-piccioni, ma i piccioni che sostano cacando sulle vette delle nostre chiese. Mi riferisco agli uccelli in genere. Anzi, una tassa su tutti gli animali. Animali di terra, di mare e di cielo. Poveri animali. Anzi no. Che tassassero pure gli animali di tutte le nostre fattorie (leggi aziende agrituristiche). Chissà, forse, una volta per tutte, potrebbero destarsi, come nel  romanzo di George Orwell (La fattoria degli animali, 1945), tutti gli animali da cortile, stanchi dello sfruttamento dell’uomo (onorevole- padrone). Finalmente si ribellerebbero. Insorgerebbero dopo aver cacciato il padrone. Gli animali potrebbero decidere subito dopo di dividere il risultato del loro lavoro seguendo il principio «da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni». I maiali della fattoria, ideatori della grande rivoluzione, potrebbero finalmente impossessarsi della fattoria (parlamento).  Diverrebbero (come nel romanzo) simili all’uomo, ma almeno i maiali, a differenza del popolo-bue avranno tentato di reagire alle continue e non più sopportabili angherie degli onorevoli-padroni. Perciò, cari amici degli animali preparatevi a reagire. Dopo l’ennesima tassa sugli animali (la mia gattina Tami compresa)

non ci rimarrà altro che tentar di costruire la nostra fattoria. «Non appena la luce nella stanza da letto si spegnerà, tutta la fattoria sarà un brusio, un’agitazione, uno sbatter d’ali…». Che porterà alla rivoluzione.

Tonino Filomena

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