venerdì 27 Gennaio, 2023 - 8:32:18

Degli amici di Shanghai

Degli amici di Shanghai

Bilbo è di Shanghai. Shanghai non è la città cinese situata sul fiume Huangpu, ma il quartiere dove abita il piccolo Bilbo. È situato nei pressi della chiesa principale, è il luogo dove vivono i poverissimi del paese. E se è vero (com’è vero) che in cinese il dittongo Shang-Hai significa letteralmente “sul mare” o anche “verso il mare”, è altrettanto vero che per i grassi borghesi di questa borgata, i dimoranti di Shanghai  sono dei sottoproletari respinti. Sono dei reietti. Sono fanciulli, sporchi, scalzi e malnutriti. Stanno tutto il giorno appollaiati sul sagrato della chiesa a scambiarsi le consunte “figurine” dei calciatori.
I bambini di Shanghai sono i bambini esclusi dalla “società civile” che sta oltre il centro storico. Sono i figli de I miserabili di Victor Hugo, i popolani resi “miserabili” dalla società che non riesce a soddisfare i loro bisogni primari. Sono vestiti tristemente con le toppe davanti e di dietro, vistosamente cucite sui calzoncini corti. Il loro muco nasale pende pigramente, dolce e salato. Sono poveri ma generosi. Capaci di colpire o farsi battere per l’Onore o per l’Amico del cuore. Amici per la pelle. Amici con le palle, figli di marinai sbattuti dal mare in tempesta. I loro papà sono perennemente raminghi ad elemosinare le briciole date loro dai politici di tutte le stagioni. Invano.
Bilbo fanciullo ama i suoi amici di Shanghai perché sono sinceri, forti e coraggiosi, ma terribilmente ingenui. Sono ingenui ma non scimuniti come pensano i “colti” dei salotti dorati.
«Gli amici di Shanghai» – dirà col senno di poi Bilbo – «non potevano darti soluzioni per i problemi della vita. Non avevano risposte da darti, però ti ascoltavano. Ti ascoltavano in silenzio. Non potevano cambiare il tuo presente e nemmeno il tuo futuro, però all’occorrenza ti erano accanto, pronti ad offrirti la mano. Ti prendevano per quello che eri e non per come apparivi.
Gli amici di Shanghai potevano offrirti il loro angusto spazio, senza limiti. Erano gli amici che non tracciavano confini dentro i quali potevi muoverti. Non ti dicevano mai cosa dovevi o non dovevi fare. Vivevano in piena libertà come gabbiani in volo. Con loro non eri mai né sopra né sotto, né testa né coda, né servo né padrone, né primo né ultimo.
Gli amici di Shanghai ridevano gioiosi con te e piangevano con te.
Borges ha lasciato scritto più o meno così:
“Gli amici (di Shanghai) non sono gran cosa, però sono tutto quello che possono essere”. Ed io che fui uno dei tanti mocciosi scalzi di Shanghai non posso non essere d’accordo con il grande poeta.
Sono passati oramai tanti, tantissimi anni …
Ogni tanto ripenso a quand’ero bambino …
Quando il problema più grande era scegliere a che gioco giocare.
Quando si era tutti amici, senza odi e rancori.
Quando per far pace bastava un mignolino. Quando era tutto più semplice.
E allora mi rendo conto che le ginocchia sbucciate non facevano poi così male…»

Tratto dal libro “Così parlò Bilbo” di Tonino Filomena

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