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Eliotropio selvatico: curiosità medicinali e magiche

N.B.: gli utilizzi delle piante di cui si tratta in questo articolo hanno unicamente valenza documentaria antropologico-folkloristica

L‘Eliotropio selvatico (Heliotropium europaeum) è una pianta della famiglia delle Boraginaceae molto diffusa in incolti, aiuole, cigli delle strade.

Il nome deriva da hèlios, sole, e da trèpo, volgersi, perchè i fiori seguono il movimento del sole.

Ha proprietà analgesiche, astringenti, sedative, tuttavia pare abbia una notevole tossicità a livello epatico. L’eliotropina è contenuta, insieme ad altri eccipienti, in un medicinale detto Filkast per il trattamento dell’asma.

 

Durante il Medioevo furono attribuite a questa pianta caratteristiche magiche: si pensava che fosse in grado di allungare la vita, che costituiva un antidoto al morso dei serpenti, che poteva rendere invisibile colui che avesse portato con sé un po’ di pianta.

E’ una delle erbe medicinali da raccogliere nella notte di S. Giovanni.

Nella medicina popolare salentina veniva utilizzata come rimedio antiverrucoso: da qui il nome dialettale “purràscena” che significa appunto erba da porri. Peraltro, ritroviamo a Torino il nome “erba porraja” per questa pianta, a Livorno “erba da porrin”, a Siena “erva di li purretti”, a Pisa “verucana”.

Era utilizzato inoltre come antipiretico nelle febbri malariche; come astringente per le infiammazioni cutanee e come lenitiva del prurito.

Contro il mal di testa si utilizzava un decotto (pare che la pianta abbia, come si è già accennato, azione sedativa e blandamente narcotica).[1]

E’ attribuita a Paracelso la citazione di una ricetta per la preparazione dell’unguento delle streghe, da usarsi ungendosene il corpo e spalmandolo “specialmente sui centri nervosi”, in cui sono presenti semi di Eliotropio insieme ad altri ingredienti.

Nella sua opera “Ricettario delle streghe”, il tossicologo Enrico Malizia raccoglie una selezione di antiche ricette da formulari, manoscritti e testi che vanno dal 1400 agli inizi del 1800: l’ Eliotropio appare in una bizzarra pratica magica per “ottenere un diavolo per servitore”. [2]

L’ infuso di Eliotropio è presente nella composizione di una ricetta magica finalizzata ad accrescere la divinazione: si trattava di un filtro preparato con infuso di Artemisia insieme a infuso di Croco, infuso di Eliotropio, macerato di noccioli di ciliegio, infuso di agrifoglio, infuso di badiana (anice stellato).[3]

All’ Eliotropio, in virtù delle sue proprietà calmanti, veniva attribuito anche il potere di acquietare chiunque avesse intenti ostili, anche solo e semplicemente portandolo addosso: “involtata in foglio di lauro assieme con dente di lupo e portata addosso, veruno contro di te potrà parlare se non in cose di quiete”.[4]

Un altro potere attribuito in magia all’ Eliotropio (anche in questo caso, avvolto in una foglia di lauro insieme a un dente di lupo), o era quello di aiutare a individuare l’autore di un furto subìto: “di notte, quando vai a letto, pongasi sotto il capezzale la detta erba, involtata nel dente come sopra, che vedrai quella persona che ti haverà robbato con tutte le sue condizioni”.[5]

In quanto “rivelatore di misfatti”, l’ Eliotropio era considerato utile anche a smascherare infedeltà: “se la ponerà in qualsivoglia luogo dove vi siano radunanze di donne, involtata come sopra, se ci sarà veruna che habbia rotto il matrimonio, non potrà uscire di là persino che non si leva l’erba”.[6]

Le stesse proprietà magiche della pianta dell’ Eliotropio sono attribuite al minerale dal nome equivalente, in particolare la virtù di guarire dal veleno dei serpenti e quella dell’ invisibilità procurata a chi porti addosso la pietra .

Gianfranco Mele

  1. Domenico Nardone, Nunzia Maria Ditonno, Santina Lamusta – Fave e favelle, le piante della Puglia peninsulare nelle voci dialettali in uso e di tradizione, centro di Studi salentini, Lecce, 2012, pag. 225
  2. Enrico Malizia, Ricettario delle streghe, Edizioni Mediterranee, 2003, pag. 121
  3. Enrico Malizia, op. cit., pag. 123
  4. Salvatore Pezzella, Magia delle Erbe, vol. 1, Edizioni Mediterranee, 1989 pp. 20-21
  5. Ibidem
  6. Ibidem

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Gianfranco Mele
Sociologo, studioso di tradizioni popolari, etnografia e storia locale, si è occupato anche di tematiche sociali, ambiente, biodiversità. Ha pubblicato ricerche, articoli e saggi su riviste a carattere scientifico e divulgativo, quotidiani, periodici, libri, testate online. Sono apparsi suoi contributi nella collana Salute e Società edita da Franco Angeli, sulla rivista Il Delfino e la Mezzaluna e sul portale della Fondazione Terra d'Otranto, sulla rivista Altrove edita da S:I.S.S.C., sulle riviste telematiche Psychomedia, Cultura Salentina, sul Bollettino per le Farmacodipendenze e l' Alcolismo edito da Ministero della Salute – U.N.I.C.R.I., sulla rivista Terre del Primitivo, su vari organi di stampa, blog e siti web. Ha collaborato ad attività, studi, convegni e ricerche con S.I.S.S.C. - Società Italiana per lo Studio sugli Stati di Coscienza, Gruppo S.I.M.S. (Studio e Intervento Malattie Sociali), e vari altri enti, società scientifiche, gruppi di studio ed associazioni.

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