venerdì 07 Maggio, 2021 - 8:20:46

Famiglia dipendente dal web. Per due anni e mezzo chiusa in casa

Famiglia dipendente dal web. Per due anni e mezzo chiusa in casa

Una famiglia che vive in Salento sarebbe rimasta per due anni e mezzo chiusa in casa perché soggiogata dal web per il quale aveva sviluppato una dipendenza patologica. L’unica a uscire era la figlia di 9 anni per andare a scuola e comprare qualcosa da mangiare alla famiglia che, oramai, si nutriva solo di merendine, biscotti e caramelle.

Il nucleo famigliare era composto dai giovani genitori, la madre di 43 anni e il padre di 40, e da due piccoli figli, un ragazzo di 15 anni e una bambina di 9. Il 15enne, che aveva abbandonato gli studi, ha anche rischiato di restare vittima del ‘Blue Whale’, la trappola ‘social’ che spinge gli adolescenti al suicidio.

A far scoprire il caso della famiglia che aveva tagliato i ponti col mondo reale, sono state le condizioni in cui si presentava a scuola la bambina: la trascuratezza e la scarsa igiene hanno insospettito gli insegnanti che hanno allertato i servizi sociali. Il 15enne è stato trovato con le piaghe ai piedi, oramai ricoperte di infezioni.

“Lo diciamo da anni, il web ha migliorato le nostre vite, ma nasconde anche dei rischi altissimi. E la drammatica storia che arriva dal Salento rende attuali i nostri avvertimenti”. È quanto afferma il presidente dell’Ordine degli Psicologi della Puglia, Antonio Di Gioia, in riferimento alla notizia di una famiglia salentina rimasta per due anni e mezzo chiusa in casa dopo aver sviluppato una dipendenza patologica da web. “Ne abbiamo parlato in relazione al fenomeno delle scommesse online, ma anche ad esempio della diffusione di filmati hard in rete”, prosegue Di Gioia.

“Come abbiamo già avuto modo di dire, tutti abbiamo sottovalutato i pericoli della Rete e della sovraesposizione dei più giovani, specie dei ragazzi più fragili, facili bersagli in un contesto slegato da riferimenti reali e concreti”. “La novità del caso del Salento”, prosegue il presidente degli psicologi, “è semmai il coinvolgimento degli adulti, di entrambi i genitori. Forse la spiegazione va cercata nella giovane età della coppia, non quella attuale ma quella in cui hanno dato il via alla vita coniugale. Lui, infatti, secondo le informazioni riferite dalla stampa, aveva 25 anni quando è nato il primo figlio, lei un paio d’anni in più. Ma naturalmente non può essere considerata la causa di questa chiusura col mondo esterno e lo sviluppo della dipendenza dal web.

È necessariamente una serie di concause ad aver provocato questa situazione. Di certo a questa famiglia sono mancati punti di riferimento stabili, tali da consentire loro di confondere il reale con il virtuale”. “Questo è un caso limite”, prosegue Di Gioia, “ma la dipendenza dal web sta diventando un vero problema. È per questo necessario che le istituzioni si impegnino ad avviare percorsi incentrati sulle relazioni socio-affettive rivolti ai giovanissimi, soprattutto in ambito scolastico, ma anche agli adulti, che vanno aiutati nei Centri di Ascolto per le Famiglie a gestire le relazioni con gli adolescenti in un contesto in continua evoluzione e mutamento”. “Le dipendenze”, conclude Di Gioia, “sono devastanti, perché non hanno ripercussioni solo sull’individuo affetto da questa patologia, ma anche su chi gli sta accanto, la famiglia in primis e la comunità sociale. In questo caso la famiglia ne e’ rimasta vittima nella sua interezza”.

ansa

 

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