martedì 24 Novembre, 2020 - 16:26:03

Festa del papà – Storia e origini della festa

festa del papà

La festa del papà è un giorno speciale per tutti gli uomini che hanno avuto l’onore e l’onere della paternità, soprattutto oggi che questa figura è sempre più rivalutata nell’ambito della famiglia.
Le più antiche notizie farebbero risalire le origini di questa festa addirittura ai tempi dei babilonesi. La leggenda vuole, infatti, che un giovane ragazzo dal nome Elmesu, quasi 4.000 anni fa, scrivesse al padre, su una piastra di argilla, un messaggio di augurio di buona salute e lunga vita.

In tempi decisamente più recenti, alcune fonti, riferiscono che questa usanza avrebbe avuto le sue origini in Olanda nel 1936 dove, in occasione di questa festa, i padri intraprendevano una gita per soli uomini. Oggi, tuttavia, la festa del papà viene celebrata solo in alcuni paesi europei, in giorni diversi e in modo differente da un nazione all’altra. In Olanda, viene festeggiata il 18 Giugno ed anche nei paesi anglosassoni, la festa del papà ricorre a Giugno e non ha alcuna connotazione religiosa. Secondo questa stessa tradizione, l’idea di individuare una giornata in cui i figli possano onorare il loro padre nacque intorno ai primi del 1900 a Spokane, Washington, da una donna, Sonora Smart Dodd, mentre stava ascoltando il sermone nel giorno della festa della mamma. Sonora fu cresciuta dal padre Henry Jackson Smart (dopo la morte della madre) e volle far conoscere a tutti quanto questo premuroso genitore fosse importante per lei. Un padre che le fece anche da madre, con coraggio, altruismo e soprattutto amore e dolcezza. Fu scelta la data del 19 Giugno, proprio perché il padre di Sonora era nato in quella data. La prima festa del papà fu celebrata proprio il 19 Giugno 1910 a Spokane, Washington. Nel 1924, il Presidente Calvin Coolidge (1923-1929) proclamò la terza domenica di Giugno giorno ufficiale del papà. Le rose sono il simbolo di questa festa, rosse, se il genitore è ancora in vita, bianche, in caso contrario.S. Giuseppe

SAN GIUSEPPESolamente quando questa usanza giunse anche in Italia, si decise che sarebbe stato più adeguato festeggiarla il giorno della Festa di San Giuseppe. Nella tradizione popolare, infatti, San Giuseppe, sposo di Maria, è il padre “terreno” di Gesù e quindi figura emblematica per ricoprire questa carica!
Inizialmente la Festa del Papà fu dichiarata festa nazionale, successivamente abrogata, ma è rimasta comunque un’occasione per le famiglie, e soprattutto per i bambini, di festeggiare i loro papà. Anche se in Italia la ricorrenza ha questa connotazione religiosa, sembra comunque che solo dal 1968 la festa del papà fu fatta coincidere con il giorno dell’onomastico del Santo, e che la connotazione commerciale della festa è stata voluta dalla Buton per promuovere la vendita del proprio brandy “Vecchia Romagna”.

Due tradizioni, in particolare, caratterizzano la festa del 19 Marzo un po’ in tutta Italia: i falò e le “zeppole”. Poiché la celebrazione di San Giuseppe coincide con la fine dell’inverno, le celebrazioni rituali religiose, come spesso accade, si sovrappongono a quelle pagane come i riti di purificazione agraria, di antica memoria. In quest’occasione, infatti, si bruciano i residui del raccolto sui campi, ed enormi cataste di legna vengono accese ai margini delle piazze. Quando il fuoco sta per spegnersi, alcuni lo scavalcano con grandi salti, e le vecchiette, mentre filano, intonano inni per San Giuseppe.

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A San Marzano di San Giuseppe, in provincia di Taranto, stasera i trainieri trasportano enormi cataste di fascine d’ulivo sui loro carri tirati da possenti cavalli. Un grande falò illuminerà questa notte che precede il giorno della Festa grande. Una bella tradizione che evoca la figura del padre, la forza della famiglia, il rispetto della natura, l’importanza del lavoro, la gioia del riposo, l’attesa della festa.

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Ad Avetrana il  19 marzo di ogni anno continua a vivere l’antica tradizione della “Tria di S.GIUSEPPE.” La festa in onore del santo è molto sentita in Avetrana ed accompagnata da una serie di antiche e prelibate tradizioni astronomiche.

 

 

Zeppole di S (12)

Questi riti sono accompagnati dalla preparazione delle “zeppole”, le famose frittelle di S. Giuseppe, che pur variando nella ricetta da regione a regione, sono il piatto tipico di questa festa. A Roma la preparazione delle zeppole, affiancate dai bignè di San Giuseppe, ha un fervore particolare.

 

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A Maruggio molti anni addietro, c’era sempre grande attività nelle case delle famiglie maruggesi per cuocere in tempo il pane dei poveri “panittuddi” , il giorno del 19 dopo la benedizione in Chiesa  veniva distribuito ai fedeli nel piazzale della Chiesa Madre. Il pane benedetto, il pane di San Giuseppe conosciuto anche come “il pane dei poveri”.  Qualcosa che è sempre stato di quel mondo contadino dove il pane, simbolo della provvidenza, ha sempre assunto anche quel valore della solidarietà e della carità cristiana.

In questo giorno, si ricorda la sacra coppia di giovani sposi che, in un paese straniero ed in attesa del loro Bambino, si videro rifiutare la carità di un riparo per la notte per consentire a Maria di poter dare alla luce il Figlio dell’uomo. Questo atto, che viola due sacri doveri: l’ospitalità e l’amore familiare, viene ricordato in molte regioni con l’allestimento di un banchetto speciale. Così in alcuni paesi della Sicilia, il 19 marzo di ogni anno, si usava invitare i poveri al banchetto di San Giuseppe. In questa occasione, un sacerdote benediceva la tavola, ed i poveri erano serviti dal padrone di casa. In alcune città, il banchetto veniva addirittura allestito all’interno della chiesa, e, mentre due sacerdoti servivano i poveri, un terzo predicava per nove volte, tante quante le pietanze che venivano servite.

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Oltre a proteggere i poveri e le ragazze, San Giuseppe, in virtù della sua professione, è anche il protettore dei falegnami, che da sempre sono i principali promotori della sua festa.

 

 

 

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