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Fortezze e Castelli di Puglia: Il Castello di Celenza Valfortore

Il Castello di Celenza Valfortore, conosciuto anche come Palazzo Baronale o Castello Gambacorta, si colloca sulla parte più alta del centro storico, di epoca medievale, del paese. Una precedente fortezza era andata distrutta nel 1456 a causa di un violento terremoto che aveva colpito il centro il 5 ed il 30 dicembre, secondo quanto riportato dalle cronache. Celenza Valfortore andò distrutta insieme alla suddetta fortezza e ben poche persone si salvarono, fra cui il feudatario. Qualche anno più tardi, nel 1467 in piena dominazione aragonese, ebbe inizio l’edificazione della nuova struttura sui ruderi della precedente, su iniziativa del Barone Giovanni Gambacorta che, coadiuvato dalla consorte Margherita di Monforte, ricostruì l’intero centro abitato con le chiese, i conventi e le abitazioni. L’edificazione del castello fu ultimata nel 1519 dal figlio ed erede dei suddetti Signori, Carlo.

Nel corso degli anni ulteriori interventi di ampliamento e di completamento furono operati sempre dalla famiglia Gambacorta, infatti nel 1560 un altro Carlo, figlio di Giampaolo, dispose la costruzione della Porta Carlina, adiacente al castello, così chiamata in sua memoria, mentre agli inizi del XVII secolo, su iniziativa di suo figlio Andrea, che tra l’altro si dilettava di pittura, scultura ma anche di architettura, la struttura venne trasformata da fortezza in dimora residenziale gentilizia, eliminando alcune abitazioni ad essa addossate, ed arricchendo gli ambienti con pitture ed affreschi.

L’ultimo signore che dimorò nel castello fu il Barone Orazio Gilberti, che nel 1808 lo vendette al Notaio Michele Iamele e da quel momento ebbe inizio una serie di interventi che, purtroppo, ne hanno alterato l’assetto.

Oggi la struttura ha una pianta trapezoidale. Accanto al castello vi è una possente torre cilindrica con merlatura superiore e scarpatura alla base. Vi sono anche i resti di una seconda torre di incerta datazione, che intorno alla metà del XVIII secolo venne adibita a prigione ma che durante la Repubblica Partenopea del 1799 subì un incendio, andando parzialmente distrutta. Sembra che in origine le torri fossero cinque, come appare sullo stemma civico.

Ancora oggi Celenza Valfortore conserva una buona parte del suo borgo medievale.

Cosimo Enrico Marseglia

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Notizie su Cosimo Enrico Marseglia

Cosimo Enrico Marseglia
Nato a Lecce, città in cui vive. Ha frequentato i corsi regolari dell’Accademia Militare dell’Esercito Italiano in Modena e della Scuola di Applicazione dell’Arma TRAMAT presso la cittadella militare Cecchignola in Roma, ed ha prestato servizio come ufficiale dell’Esercito presso il 3° Battaglione Logistico di Manovra in Milano, il Distretto Militare di Lecce ed il Battaglione Logistico della Brigata Pinerolo in Bari. Dopo otto anni in servizio permanente effettivo, ha lasciato la carriera militare, dedicandosi alla musica jazz ed al teatro. Attualmente collabora con il Dipartimento di Studi Storici dell’Università del Salento, come esperto di Storia Militare, e dal 2009 è ufficiale commissario del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana. Scrive per L’Autiere, organo ufficiale dell’ANAI (Associazione Nazionale Autieri d’Italia), Sallentina Tellus (Rivista dell’Ordine del Santo Sepolcro), per L’Idomeneo (Rivista dell’Associazione di Storia Patria) e per altre testate. Ha già pubblicato Les Enfants de la Patrie. La Rivoluzione Francese ed il Primo Impero vissuti sui campi di battaglia (2007), Il Flagello Militare. L’Arte della Guerra in Giovan Battista Martena, artigliere del XVII secolo (2009), Battaglie e fatti d’arme in Puglia. La regione come teatro di scontro dall’antichità all’età contemporanea (2011), Devoto ad Ippocrate. Rodolfo Foscarini ufficiale medico C.R.I. fra ricerca e grande guerra (2015), Marseglia. Storia di una famiglia attraverso i secoli (2016) per la Edit Santoro, e Attacco a Maruggio. 13 giugno 1637. Cronaca di una giornata di pirateria turca nel contesto politico-sociale europeo (2010) per la Apulus, quest’ultimo insieme al Dott. Tonino Filomena

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