domenica 27 Settembre, 2020 - 19:34:23

Gerusalemme non è luogo ma condizione dello spirito. Dal processo ‘politico’ ai Templari

La scrittrice Micol Bruni
La scrittrice Micol Bruni
Gerusalemme non è un luogo ma una condizione dello spirito. Dal processo ‘politico’ ai Templari la voce dei Monaci – guerrieri. Un importante saggio di Michele Raffi. Il saggio “Apologia dei Cavalieri Templari” di Michele Raffi, (Giurista e ricercatore di storia del diritto, Michele Raffi: 1968 – 2013) appena arrivato in libreria edito da Mursia – con la prefazione di Franco Cardini, uno dei più grandi storici del Medioevo, e con le postfazioni di Gerardo Picardo, giornalista e scrittore, e di sir Ian Sinclair, archivista e storico per il Clan Sinclair- ricostruisce quella oscura vicenda dalla prospettiva inedita del giurista, analizzando, attraverso una scrittura agile e divulgativa, la “sistematica violazione delle prescrizioni fondamentali del diritto canonico dell’epoca”, le irregolarità e le anomalie.
Andiamo per ordine. La notte del 13 ottobre 1307, con un incredibile colpo di mano, i servizi segreti di Filippo il Bello arrestarono contemporaneamente tutti i vertici dei Templari, il più potente Ordine del Medioevo. Centinaia di cavalieri sparsi per le capitanerie di Francia, alla stessa ora dello stesso giorno, furono catturati e trascinati dietro le sbarre: una retata che rimarrà negli annali come uno tra i più grossi blitz della storia. Ne seguì un processo di crudeltà inaudita, nel corso del quale vennero estorte con la tortura sconcertanti ammissioni, tali da motivare accuse di eresia, idolatria, immoralità.
La conclusione alla quale arriva Raffi è che il processo ai templari “non fu un processo criminale ordinario, ma un processo che, con un’aggettivazione moderna, potremmo definire ‘politico’. Con poche eccezioni, come quella in Italia rappresentata dalla posizione che assunse l’arcivescovo di Ravenna, Rinaldo da Concorezzo, che in qualità di inquisitore, dirigeva l’istruttoria nella sua città. Scavando negli archivi Raffi ha trovato infatti un documento datato 18 giugno 1311 che rivela come l’alto prelato si fosse rifiutato con forza di utilizzare la tortura quale strumento per estorcere infondati mea culpa “esprimendo anzi nei confronti di essa una severa condanna”.
Una dimostrazione che Raffi, scrive Cardini, “non va a caccia di lontani fantasmi aleggianti nel buio Medioevo”. La sua, sottolinea lo storico nella prefazione, è piuttosto “una disincantata denuncia di quanto poco abbia potuto il potere ecclesiastico, con il suo tribunale inquisitoriale per strappare un gruppo di imputati che pure avevano le loro colpe a un braccio secolare che, non solo aveva voluto e promosso il processo, ma che lo controllava e lo egemonizzava in ogni suo aspetto e momento”. “Come i cavalieri templari questo giovane studioso -scrive sir Ian Sinclair nella postfazione- aveva un amore sconfinato per la ricerca: il suo scopo era quello di dimostrare che la sentenza contro l’Ordine dei Templari era ingiusta, basando la sua argomentazione sui verbali delle udienze del loro processo. Ha colpito nel segno e con precisione, lasciando una mappa legale che ogni ricercatore della verità dei Cavalieri Templari dovrà tener presente”.
“Monaci-guerrieri, ma soprattutto inquieti cacciatori di umanità – scrive Picardo – i Templari avevano una passione profonda per la vita e una capacità unica di costruire, con pietre e sapienza, strade all’uomo. Reduci di una battaglia perduta, il loto inverosimile destino dei Templari si era compiuto in una notte di tradimento. Sopraffatti da una incomprensione che escludeva ogni pietà, andarono al rogo gli ultimi templari sull’isola della Senna. Con il sole alle spalle, guardando l’Oriente. Per i Templari il pericolo era non poter pensare, o non pensare più. E di questo solo avevano paura”. E così, annota ancora il giornalista, “i Templari hanno insegnato con il loro sangue, con le vergognose confessioni loro estorte dai giri di corda imposti dal potere e dai processi farsa cui furono sottoposti – come dimostra in questo libro Michele Raffi – che Gerusalemme non è un luogo ma una condizione dello spirito, un cammino che non conosce la fine”. Questo libro di Michele Raffi –conclude Picardo- nato da una vita di pensiero profondo, è un’altra mappa di viaggio per quella terra sempre al confine che conduce alla porta segreta dell’Ain Soph. Insieme a questo nostro giovane amico, strappato troppo presto alla vita, proseguiamo la ‘cerca’ della Bellezza che salva”.

di Micol Bruni

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