giovedì 27 Febbraio, 2020 - 16:09:01

Grottaglie e la pira o falò di San Ciro? Non un fatto antropologico. Un atto di incultura

La cristianità ha sempre copiato i riti Pagani. Nasce sul paganesimo. Senza Omero non ci sarebbe stata la Bibbia. Senza il pagano Ovidio non ci sarebbe stato il teologo Dante. Il mondo pagano non smette di vivere intrecciato ad un tempio cattolico e religioso cristiano.

La confusione della religione cattolica e dei cattolici praticanti e così tale e tanto che mi fatebbe dare ragione a Marx nella visione dell’oppio fumo dei popoli. Io che maxista non sono e non sono mai stato e cerco di cucire gli dei con i Santi antichi e moderni mi trovo a discutere su doppiezza culturali polifemiche.
Neppure i miti arcaici erano arrivati al fatto di erigere falò in nome di una profezia ontologica. In nome di un Santo. Erano segni pagani.
Il mito è religiosamente pagano. I riti sacrificali sono l’antica Bibbia sommersa oltre le Lettere di San Paolo (il gigante della modernità) e dai Sinottici ed Apocrifici. Bisognerebbe avere il coraggio culturale di eliminare alcune tradizioni che hanno radici barbare. Eliminarli! Noi vogliamo chiamarle culturali? Chiamiamole pure tali o antropologico tradizionali. Ma restano con un “patismo” barbaro e barbarico e se mi consenta “selvaggio”.

Io sono del parere che un Santo non può essere messo come icona su una pira bruciante o come immagine sacrificale.

Non può rappresentare l’empatia tra il sacro la sacralità e la fine del tutto in cenere.

Un rito pagano che diventa cristiano e viceversa. Una cultura popolare che ha poco di cultura religiosa cristiana (o ortodossa o islamica) e molto di paganesimo. Il falò è un rito pagano cultural popolare.

L’antropologia moderna è un coronamento della filosofia e della metafisica epistemologica. La pira è un falò nella tradizione pre omerica e si fortifica con l’incendio di Troia. Il simbolo della città che brucia è una ontologia di una civiltà.
Poi possiamo trovare tutti i collegamenti che si vuole.
Nei Nativi d’America aveva un senso prettamente propiziatorio ma pagano. Intorno al falò si pregava. Ma sono stati inviati nelle “riserve” e i riti cancellati. Ma questo è altro.

Nella civiltà occidentale non esiste una tale visione se non partendo appunto da Troia in fiamme tra i vari falò o da Cartagine bruciata da Didone.
Nella Storia Patria ci sono valenze di altra natura che non permettono di toccare elementi antro – filosofiche. Fanno storia locale approssimativa.
Nessuno ha mai pensato che con la pira si brucia un Santo? Non solo. Si brucia una tradizione cristiana. La cultura romana addirittura non ha celebrato San Lorenzo bruciato vivo. Simbolo del fuoco.

L’Occidente, dopo Omero, tra Occidente ed Oriente, riparte da Nerone che non ha assolutamente bruciato Roma come viene detto.
I roghi sono strumenti usati dalla Grande Inquisizione. Quindi dalla Chiesa. Giordano Bruno. Giovanna D’Arco e tutti i vari e veri Santi messi al rogo (come ho raccontato nel mio libro: “La leggenda nera”, Ferrari editore).
Il templarismo pre e post crociate racconta altre storie ma in un legame tra sacro e medioevo. Insomma bisognerebbe sgombrare un po’ di ignoranza per festeggiare i roghi con in testa immagini di Santo.
Noi siamo nella cultura de Campo de Fiori. Quando si capirà ciò ci saranno altre riflessioni su questo paganesimo portato nelle viscere dei Santi? Mentre la pira brucia si festeggia. Siamo proprio alla enfasi della barbarie.
Una cultura che possa vivere non ha bisogna di una civiltà e di una storia mandata al rogo. Ma di bellezza, di consapevolezza, di ragione. Abbiamo la necessità di una metafisica dei riti.

La metafora più cocente è stata offerta addirittura da Cesare Pavese che di antropologia era un maestro. Chiude il suo romanzo “La luna e il falò” con una pira dove viene bruciata Santa, un personaggio del suo romanzo. Pensate un po’. Il falò e un personaggio di nome Santa. Coincidenze? Sono gli stupidi credono alle coincidenze. Bisogna che il mondo cattolico si svegli e vada nel profondo non di una teologia scarsamente filosofica.
La pira è un rito barbaro che invita alla cancellazione di tutto. Ci sarà alla fine la cenere che verrà spazzata dal vento. Una purificazione? Scontiamoli in vita i peccati. Per chi crede nei peccati. Intanto la Inquisizione non smette di vivere e di esserci non paticamente ma praticamente!
Le tradizioni possono avere un senso se attraversano le macerie delle tradizioni feroci e si fanno metafisica della conoscenza. Non tutto può essere antropologia. L’etimologia ha un senso preciso. La centralità dell’uomo o delle civiltà.

I falò che bruciano l’icona di un santo è una vera e propria barbarie. Anzi è la celebrazione dei tanti eretici bruciati. La questione del falò di San Ciro a Grottaglie o di altri Santi in altre comunità non sviluppa un ragionamento paolino. Ma di una cultura inquisitoria.
I simboli sia nel mito che nel sacro hanno una precisa collocazione. Il fuoco nella visione di Mircea Eliade è il ritornare al focolare domestico.
Nel caso del falò di San Ciro è bruciare realmente l’immagine del Santo. Non una metafora. Ma una antropologia del contesto di un pensiero lugubre e leggero.

Pierfranco Bruni

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Notizie su Pierfranco Bruni

Pierfranco Bruni
E' nato in Calabria. Ha pubblicato libri di poesia (tra i quali "Via Carmelitani", "Viaggioisola", "Per non amarti più", "Fuoco di lune", "Canto di Requiem", "Ulisse è ripartito", "Ti amero' fino ad addormentarmi nel rosso del tuo meriggio"), racconti e romanzi (tra i quali vanno ricordati "L'ultima notte di un magistrato", "Paese del vento", "Claretta e Ben", "L'ultima primavera", "E dopo vennero i sogni", "Quando fioriscono i rovi", "Il mare e la conchiglia") La seconda fase ha tracciato importanti percorsi letterari come "La bicicletta di mio padre", "Asma' e Shadi", "Che il Dio del Sole sia con te", "La pietra d'Oriente ". Si è occupato del Novecento letterario italiano, europeo e mediterraneo. Dei suoi libri alcuni restano e continuano a raccontare. Altri sono diventati cronaca. Il mito è la chiave di lettura, secondo Pierfranco Bruni, che permette di sfogliare la margherita del tempo e della vita. Il suo saggio dal titolo “Mediterraneo. Percorsi di civiltà nella letteratura contemporanea” è una testimonianza emblematica del suo pensiero. È presidente del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”. Ricopre incarichi istituzionali inerenti la promozione della cultura e della letteratura. Ha ricevuto diversi riconoscimenti come il Premio Alla Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri per ben tre volte. Candidato al Nobel per la Letteratura.

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