martedì 26 Gennaio, 2021 - 6:24:47

Il liceale manduriano Emanuele Perrucci premiato al concorso dell’ “Accademia degli Oscuri di Siena”

MANDURIA – A salire sul podio del Concorso Letterario per ragazzi, 4ª Edizione, promosso dagli “Amici dell’Accademia degli Oscuri” di Siena, insignito del meritato terzo posto, è stato un giovane scrittore in erba manduriano, Emanuele Perrucci, (al centro della foto) frequentante la classe 2B dell’indirizzo scientifico del Liceo “De Sanctis Galilei” di Manduria. Superando la selezione di circa 600 elaborati inediti lo studente liceale si è distinto per la delicatezza e la sensibilità del tema trattato, legato ad un’esperienza di vita autobiografica dolorosa ma emotivamente rilevante, in linea con gli obiettivi dell’iniziativa concorsuale, volta ad avvicinare i ragazzi al mondo della lettura e della scrittura, promuovendone la partecipazione diretta e attiva, nonché offrendo una possibilità di espressione libera e autentica, al fine di dare voce alla ricchezza interiore che ciascuno porta dentro di sé.

Menzione di merito è giunta, inoltre, ad altri due studenti del Liceo “De Sanctis Galilei”, Sofia Capogrosso e Alessandro Doria, premiati con la pubblicazione dei loro elaborati in prosa all’interno del prestigioso catalogo che raccoglie, ogni anno, i racconti più significativi tra quelli giunti da ogni parte di Italia.

Si pubblica di seguito il testo premiato:

ALLA MEMORIA DI ANGELO
Si accorse che non c’era più e subito pensò che quella non sarebbe stata una giornata come tutte le altre… era bastata una notte, una maledetta notte a stravolgere la vita di Emanuele.
Bizzarra la vita: prima ti regala una grande amicizia e poi te la strappa via… Emanuele ed Angelo erano amici d’ infanzia, un’amicizia pulita, sana, fatta talvolta solo di sguardi, finché un giorno un esame istologico diventa una condanna, per tutti, tranne che per loro; due bambini di sette anni scelgono non solo di affrontare una “dura” vita scolastica, ma di non vedere un male che sarebbe diventato, con il passare del tempo, un acerrimo nemico. Per i due amici ogni occasione era buona: quando Angelo rientrava dall’ospedale oncologico-pediatrico Vito Fazzi di Lecce, “partiva” una telefonata – che più che un invito era una dolce intimidazione. Angelo chiamava e pronto a rispondere c’era Emanuele, il suo body-guard, un ragazzino, che nella sua semplicità, colmava la anima gioviale di Angelo; gli amici li chiamavano “Gianni e Pinotto”, i maestri il “braccio e la mente”, un sodalizio che creava un’amicizia esplosiva, un’amicizia eterna.
I bambini crescono, il tempo passa, ma lui, il terribile male, cresce con loro; già, perché il cancro si era trasformato in una lotta perenne, in un andirivieni di visite, operazioni chirurgiche, cambiamenti… durante l’ultimo intervento, durato ben 36 ore, tutti i compagni di scuola, i membri della famiglia, l’intera comunità, con il fiato sospeso, fino all’illusorio responso: – Angelo è uscito, sta benino! -.
Le speranze si riaccendono: quel Giamburrasca che sa rappare, che ama l’Inter, che non vede l’ ora di andare a vedere Fast & Furios 7 ce l’ha fatta… un’orda di monelli invade la sua casa, al suo rientro da Roma, ma tutto ciò non sarebbe durato molto. Sono ragazzini in pieno sviluppo fisico e ormonale, ed è proprio questo che ritoglie il sorriso alla sua famiglia, poiché i cambiamenti di Angelo non saranno quelli di tutti, dei suoi amici, del suo Emanuele. Ma se è vero il detto che recita “Chi la dura la vince”, perché smettere di sperare?! Nessuno, Emanuele soprattutto, ha mai voluto riconoscere i reali mutamenti del suo Angelo, neanche quando, al buio, si restava lì, talvolta anche per due o tre ore, soltanto per tenersi la mano e giocare con i pollici; neanche quando la pizza non si poteva più mangiare insieme; neanche quando non riusciva probabilmente più a vederlo e lo riconosceva semplicemente dalla voce, dal suo odore; neanche quando, legato ad un macchinario, al suo “Io sono qui Angiolè”, provocò in lui un sospiro, un sospiro che diceva “Non mi arrendo!”. Tuttavia il susseguirsi di strane ma intese sensazioni, l’incalzare di messaggi vuoti, gli occhi lucidi della mamma, quella sera, svelarono inesorabilmente l’ultima verità all’incredulo Emanuele: la giornata seguente non sarebbe stata una come tutte le altre…
“Ciao Angelo, salutami Dio e digli che sei amico mio!”
Emanuele Perrucci

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