giovedì 28 Ottobre, 2021 - 3:24:44

Il Soldato Contadino – Una Coming of Age Novel

Foto Giovanna Solazzo

E siamo arrivati, ad un lavoro definitivo, direi, dell’amico Antonio Paolo, meglio conosciuto come Tonino Filomena.

Definitivo, in quanto lanciato su una dimensione non più “finita” da un punto di vista storico, economico ed anche referenziale, come gli altri pur ben curati e rifiniti lavori precedenti: ma qui, si getta uno sguardo sull’infinito; il libro si lancia verso mete inconsuete. Questo libro si getta e sì, getta, verso l’Infinito.

Poiché, attraverso le esperienze già vissute, i sentimenti e le rielaborazioni (storiche, di cronaca locale, di cronaca internazionale), di pensieri anche estranei in maniera sia analitica sia sintetica al contesto locale, o meglio dire fuori, dentro e Oltre il contesto locale, da parte della figura imponente del padre Giovanni, Tonino getta uno sguardo ed allo stesso tempo un ponte tra il finito sociale “italiano” generazionale “moderno” (a cavallo degli anni 60’ e 70’) e le esperienze paterne.
Esperienze che pur essendo
apparentemente più limitate di quelle del figlio assumono però una dimensione oggettivamente pionieristica quando non eroica se paragonate oggettivamente all’epoca di riferimento.

Attraverso le dense e compatte pagine de’ Il Soldato Contadino, sono sì senza dubbio notabili le esperienze comuni ad un’intera generazione – esperienze politiche, fatti sociali, aneddoti – che potrebbero – ad un primo sguardo e solo superficialmente – apparire simili a tante altre cronache, nobilissime, della civiltà e della cultura contadina, forte e vigorosa, che ha animato le campagne della Puglia e della Terra Jonica in particolare. E invece, la cristallina narrazione de’ Il Soldato Contadino nasconde come uno scrigno segreto qualcosa di completamente diverso: attraverso infatti il padre, Giovanni, leggiamo delle poesie di Marinetti; attraverso la figura del dr. Don Pietro Saponaro, primo medico condotto del paese, analizziamo i profondi cambiamenti sociali che attraversavano il piccolo borgo di Maruggio, di nobile origine quanto di miseria bellica, nel contesto inconsapevolmente beat degli anni ’60 e ’70. La Legacy di Via Castigno, strada cittadina aperta fisicamente dal mio bisnonno a partire dalle campagne, che conosceva bene tutte le vicende narrate dall’Autore.

Attraverso l’innocente quanto ingenua analisi “urbanistica” della bella, bellissima Piazza del Popolo che fu, dei suoi comitati politici, dei suoi comizi e convegni, del “primo Chiosco” di Giovanni (che pure, aneddoticamente, era stato concesso dal Municipio con un canone di affitto modesto, per consentire ad un lavoratore, che proveniva come tanti altri reduci di guerra dalla sconfitta morale del secondo conflitto mondiale, un’esistenza moralmente “nobile” nella sua povertà contadina, eppure sincera nella propria espressione politica), Tonino Filomena ci fa rivivere la Maruggio che c’è realmente stata, ed esistita, ed insieme un’intera Italia che non c’è più.
Come nei migliori film felliniani, Tonino ci trasporta nel paese che c’era realmente in quel momento, non solo nella nostalgia di qualche retrogrado che vorrebbe riportare indietro le lancette dell’orologio del Tempo … I “giochi proibiti” negli anni ’60 e ’70 della
dolce controra, e le “tempeste ormonali” di un’intera generazione di maschi completamente romanticizzati riguardo alla loro sessualità, e pur fortemente virili nella loro Espressione Sociale, lavorativa, professionale, attivamente politica.

Tutto questo, però, osservati tramite gli occhi della memoria di Giovanni Filomena, questo Soldato Contadino, che ha attraversato a suo modo il dramma dell’Italia, a cavallo tra due guerre mondiali; ed egli stesso fanciullo all’indomani miserabile del primo dopoguerra, poi milite durante il secondo conflitto mondiale, che ha definitivamente nel suo prosieguo di “pace”, abbattuto quella “civiltà contadina” che esisteva alle sue spalle di giovane reduce, e che ha però consentito come “Pace Sociale” un’evoluzione dei costumi sociali senza pari, nei cinquant’anni successivi. Crescita, economia, concordia sociale, avanzamento, Progresso.

Ci chiediamo, però, e chiediamo anche all’Autore, a conclusione della lettura non aneddotica, ma propriamente storica, di questo libro, che, seppure è biografico su Giovanni Filomena, è di fatto un testo generazionale, quasi un Romanzo di formazione – Coming of Age Novel.

Le generazioni attuali, che popolano oggi questi nostri borghi felici, rurali ancora oggi, ma un tempo anche contenti e virili, hanno ancora Memoria delle mani consumate dalla fatica, dell’Orgoglio sano perennemente in tasca – unico strumento socialmente gratuito ed intellegibile in una miseria dilagante – e della spina dorsale dritta, che le generazioni dei nostri avi, dei nostri nonni hanno avuto? Me lo chiedo io per primo! Abbiamo ancora cognizione, di cosa significava una casa realizzata in conci di tufo, scavando, come faceva lo ‘Zuccatore, per poter portare in sostanza una caverna di pietra dalla profondità della terra al piano di visibilità – sala, camera e cucina, orto e cesso all’aperto – ?
Perché
questa era la Casa Contadina: una caverna primordiale, un pezzo di cava rovesciato al di sopra della nuda terra. Abbiamo ancora memoria di quanto fosse difficile per l’epoca “realizzarsi”, “lavorare”, farsi una famiglia, addirittura andare a scuola! Ad andarci, anzitutto, per i mezzi dell’epoca, e studiare, con i mezzi dell’epoca.
Abbiamo ancora cognizione della misura difficile da cui proveniamo?

O ci siamo ormai assopiti, su questo sogno postmoderno, quasi esotico, della nostra Maruggio, della nostra “campagna” (ma abbiamo idea di quanto fosse duro il lavoro in campagna?), oggi “Campomarino del Salento – dal mare di smeraldo”, perduta nell’estate interminabile?
… in una
controra che oggi si vorrebbe “trasognata”, e che forse non si vive più tra i sogni di maestre graziose e proibite e la quiete pomeridiana delle nostre struggenti Primavere.
Qui, la maestria vera di Tonino nel farci non solo viaggiare, ma anche riflettere sul nostro passato – unica luce guida maestra – se ancora desideriamo un nostro “Futuro”.
Grazie Amico Tonino

Antonio Eduardo Favale

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