venerdì 23 Ottobre, 2020 - 4:26:59

In letteratura l’eros e la morte sono passioni divine

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La divinità e l’eros. Tutto è “divino” nell’arte dell’amore e nel morire con arte. Non è Ovidio. Ma Zarateo docet! Tutto è “divino” nell’eros che è pazzia d’amor e bellezza di vita. In letteratura si è oltre quando letteratura è! Leggevo tra i versi di Manuz Zarateo che “Amor e conchiglia/a giocar di notte o di meriggio/si attraversan con furor e bellezza/come luna a frustar nel giocar con il seno tuo”.

Ma si va piano, lento e oltre.“Se carezzarti il seno non potrò/giammai nuda avrò un tuo sorriso./Perdermi dovrò/per un rubato bacio/che la luna distillerà/ sulle labbra tue rosse./Verrà un giorno lungo/per darti di solitudine/il mio distacco./Se amore non c’è/lascia/ almeno/ ferirti di piacere”. A cantar nel Cantico che si rivela dei Cantici. O nella notte di Pompei nella stanza dei segreti amorosi.
Chi si scandalizza non sa vivere e chi non sa vivere si lascia aggredire dalla noia. La noia è il filtro peggiore che condanna gli uomini alla impotenza mentale. Ora cercherò di non scandalizzare i perbenisti ma di aggredire la noia. Cerco di essere sempre lontano dalla noia e di vivere nell’ironia e anche nella allegra brigata dei rompicoglioni ammesso che qualcuno se li sappia custodire bene in questi tempi di recessione.

Ebbene! Tutto è divino anche la morte che vive l’eros…
La domanda che mi zampilla in questi giorni, e va in avan scoperta come fanno i marinai che non hanno bisogno di bussola ma è da tempo o forse da ieri e da avantieri che si agita nelle mie albe, è questa: Puttana si nasce o si diventa? Ma che dico?
Il termine Puttana (o “Buttana” che suona di un popolar – estetico) è molto generico. Non mi riferisco a chi vende il proprio corpo e neppure al mestiere che fatto con stile potrebbe diventare nobile, ammesso che ci si sia eleganza nella donna – puttana, ma al termine donna di facile costume. Ovvero una donna che non lo fa per mestiere ma che si concede con “facilità”. Forse perché è vanesia, forse perché la sua ricchezza è la frivolezza o forse per altro che scava nella sua psiche…
Si concede con simmetrica facilità? A volte si ha un bisogno erotico (quando eros c’è in una donna che si concede?), a volte si vuole possedere, a volte ci si vuole sentire posseduti. “Se mi sfuggi/io possederti potrò giammai?/Non indugiare tra le mani mie”. “A giacermi sopra, in questa stanza/Pompei/canto divino/d’amore passione”, da un Anonimo.

Ma il problema di fondo è un altro. Come individuare un tipo di donna del genere? Troppi interrogativi inutile e banali. Quanti errori abbiamo commesso. Pensando: “bhe, quella me la faccio” e poi ti molla uno schiaffon. “A parlar di seno/le mie mani/carezzar fremono/e la mia bocca non ha labbra se non nelle tue” (Pedra Alarcon).
Dopo queste sfilettate da seduttore incallito, puttana si nasce o si diventa? È chiaro a cosa mi riferisco con questo termine. Ho sempre amato le bocche di rosa dichiarate e mi hanno sempre affascinato alla deandriana maniera. Ma le donne che si concedono, ovvero le “signore” che si concedono e non per grandi amori (questo è un aspetto importante) per un bisogno erotico o una serata o due ore eroticizzanti mi turbano e mi annoiano. Ecco, subentra così nuovamente la noia.
Le donne innamorate che costruiscono, in modo infedele, grandi amori pur sapendo di entrare in una irrequietudine terribile ma restano coerenti all’amore – eros mi attraggono. Ne conosco tante. Sono donne sacrificio, donne coraggio. Ne conosco tante. Nella vita e nella letteratura. Sono donne che hanno una loro dignità. Dico questo perché sono innamorato di Claretta. È verò! Lo si capisce dal mio romanzo “Passione e morte” (Pellegrini).

Proust, Stendhal, Duras, Segan, Buzzati, Saviane, Berto: scrittori che hanno disegnato i colori delle donne nelle diverse fasccettature. Boccaccio resta un grande conoscitore e maestro. Beatrice fantasma allucinante pur nella nova vita… Laura tremore decadente e donna senza sapore con il canzonar del canzoniere… Fiammetta grandiosa nella sua amorosa visione come da elegia che sa di donna… Casanova perché non rispondi? Don Giovanni non mi ha mai convinto.

“Ad amar non posso/se amor mi lacera/ma a piacer non tolgo/il piacer tuo”. Le donne che, invece, giocano su più equilibri o su più tavoli rossi o verdi vestono una ipocrisia indecorosa (ma l’ipocrisia è mai stata decorosa?), portano nel sorriso non solo una ipocrisia latente ma hanno il segno di una scialbatezza miserevole. Con questo non voglio mica dire che le donne non siano libere di farsi addomesticare (o frustar e lasciarsi frustare) o di addomesticare come meglio credono. Fatti loro. Libere di darsi come felicità loro chiama. Prima o poi moriranno di noia e di sesso in solitudine. Oh Saffo…
Se dovessi fare una scelta, di notte o di giorno, tra una puttana di mestiere e una “puttana” che si concede senza commerciabilità non avrei dubbi. Meglio una puttana commerciabile e seria che una di quello che pensano di prenderti per i fondelli. Pensano, ma ci sono uomini vissuto (o vissuti abbastanza) e tutto ciò che vivono e fanno è come se lo avessero già attraversato. L’antico duello tra Casanova e Don Giovanni?
Attenzione. Questa volta però non rientra tutto ciò nel mio diario personale. Ci sono ben altre cose dove la bellezza domina ed io amo la bellezza dell’eros e delle parole.
“Ad amar non tolgo labbra tue rosse/che scivolan lentamente tra le mie foglie/Se di piacer tu conosci l’urlo/turbami fino ad urlar nel desiderio”.
Una volta uno sciamano del Perù mi disse: “Quando ti trovi accanto ad una donna non chiedere mai quanti amori ha vissuto. Non ti dirà mai la verità. Quando ti trovi di fronte ad una donna non tentare mai di baciarla sulle labbra. Guardala negli occhi. Sono gli occhi che devono incontrarsi in un primo amplesso. Capirai subito dalla energia che avverti se la donna con la quale vorresti avere un rapporto o una storia è una donna in grado di offrirti un vero amore. Trascura le avventure. Vivi la storia di un amore. Ma vivila insieme in un percorso che dovrà essere unico e profondo. Al primo dubbio non aver timore di soffrire. Al primo sguardo che è non per te non aver paura di perderti. Allontanati subito. Perditi pure. Ti ritroverai per restare solo e libero. Poi ci saranno altri amori. Non restare mai con una donna che ha cambiato i suoi occhi, il suo sorriso, la sua mano. Allontanati. Soffri se non sei capace di ridere e di volare come le aquile e viviti. Ma io ti invito ad essere un’aquila anche in amore perché tu sei un’aquila e come le aquile sanno che il volo rende il loro viaggio nobile e autentico”.
E ora perché ho voluto riportare questo messaggio? Perché a volte è necessario lanciare segnali nel vento e parole tra foglie di alloro e di gelsomino. E la risposta?
Puttana di mestiere si diventa. Puttana di modi e di facile “fatture” si nasce! Ma siamo nella letteratura che si fa vita o viceversa?
Contenti. Mi sbaglierò. Sicuramente. Ma meglio sbagliarsi e errare che essere presi per il culo da una puttana senza mestiere. Il vero seduttore non si lascia ammaliare da un sorriso evanescente. Non smetto di amare Claretta e ora ho ritrovato la mia Fiammetta. Che fortuna! Ma Pompei è una stanza infinita nella notte dell’eros.
“Oh tu/che sai scivolar/tra le mie membra/mai pudor è dovuto/se sulla tua bocca/sorseggi il miele delle stelle/ Fiammetta/di ‘amorosa visione’/è il tuo profilo/e la tua pelle è ambra/sei donna che porti il sognar nel tuo nome”. E ancora con Manuz Zarateo, leggendo tra le pieghe, ascolto: “A scivolar sul corpo tuo/io le mani affondo dove ogni conchiglia/custodisce il suo velluto/Ma amor e diletto i nostri corpi/a bramar si stringono”.

Siamo nella letteratura del senso che offre sensualità. Ora punto e così ritorno al mio Cantos dei Cantici a dichiarar le parole di Salomone. Ma Pedra Francisca mi recita: “Ad aspettarti tra il velar della sera/io fremo/se tremar il mio corpo tu ascolti/restami non un tempo con il tempo/ma un eterno per infiniti baci/e baciami/per non smetter di baciarmi/ancora/e poi ancora”.

Passioni divine. La letteratura come eros nella divinità della passione.

Pierfranco Bruni

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Notizie su Pierfranco Bruni

Pierfranco Bruni
E' nato in Calabria. Ha pubblicato libri di poesia (tra i quali "Via Carmelitani", "Viaggioisola", "Per non amarti più", "Fuoco di lune", "Canto di Requiem", "Ulisse è ripartito", "Ti amero' fino ad addormentarmi nel rosso del tuo meriggio"), racconti e romanzi (tra i quali vanno ricordati "L'ultima notte di un magistrato", "Paese del vento", "Claretta e Ben", "L'ultima primavera", "E dopo vennero i sogni", "Quando fioriscono i rovi", "Il mare e la conchiglia") La seconda fase ha tracciato importanti percorsi letterari come "La bicicletta di mio padre", "Asma' e Shadi", "Che il Dio del Sole sia con te", "La pietra d'Oriente ". Si è occupato del Novecento letterario italiano, europeo e mediterraneo. Dei suoi libri alcuni restano e continuano a raccontare. Altri sono diventati cronaca. Il mito è la chiave di lettura, secondo Pierfranco Bruni, che permette di sfogliare la margherita del tempo e della vita. Il suo saggio dal titolo “Mediterraneo. Percorsi di civiltà nella letteratura contemporanea” è una testimonianza emblematica del suo pensiero. È presidente del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”. Ricopre incarichi istituzionali inerenti la promozione della cultura e della letteratura. Ha ricevuto diversi riconoscimenti come il Premio Alla Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri per ben tre volte. Candidato al Nobel per la Letteratura.

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