domenica 17 Ottobre, 2021 - 8:12:16

La leggenda di Schiuma (o Skuma), una bella fiaba tarantina

Le sirene di Taranto ph Paterazzo

Di fronte a Taranto, quasi a guardia del Mar Grande, sorgono le isole Cheradi, attualmente zona militare, una delle quali, precisamente quella di San Pietro, custodisce i resti del generale francese Laclos, autore del celebre romanzo epistolare “Les liasons dangereuses”, in italiano “Le relazioni pericolose”. Fra la costa e le isole, nel bel mezzo del Mar Grande, si stende la “Secca delle Sirene”, un rialzo del fondale la cui profondità sale a soli otto metri. Il sito sembra sia stato teatro, in tempi antichi, di un singolare episodio. Procediamo per gradi e raccontiamo lo svolgersi dei fatti.

Tanto tempo or sono, viveva a Taranto una splendida fanciulla chiamata Schiuma (Skuma in gergo tarantino), che era stata presa in moglie da un marinaio, giurando di restargli fedele per tutta la vita. Durante un lungo viaggio del marito, però, un po’ per solitudine, un po’ forse per noia, cedette alle lusinghe di un altro uomo, concedendosi a lui. Tuttavia Schiuma si pentì quasi subito del tradimento e, tornato il marito, confessò tutto. Il marinaio, sentendosi tradito ed offeso, convinse la moglie ad andare in barca con lui e, giunti in prossimità della secca, gettò la moglie in mare. Le sirene che vivevano in quella zona, mosse a compassione, presero la sfortunata e la condussero nel loro palazzo sottomarino.

Dopo che fu passato del tempo, una sera, il marito di Schiuma, navigando nel Mar Grande, fu
sedotto dal canto delle sirene che lo catturarono e lo rinchiusero nelle prigioni del palazzo.
Schiuma riuscì a liberarlo e lo condusse su un’altra nave che veleggiava verso Taranto.

Accortesi di ciò che Schiuma aveva fatto, le sirene la imprigionarono e lei intonò un triste lamento: “Per salvare te io avrò la morte perché le sirene mi puniranno per averti salvato. Ma io morirò per te felice”. Il lamento giunse alle orecchie del marito che, disperato per il tentato omicidio, giurò a sé stesso di salvare la moglie. Recatosi da una masciàra questa gli predisse che la moglie sarebbe tornata da lui soltanto: “se tu saprai cogliere il più bel fiore nel palazzo delle sirene.” Così il marinaio si tuffò nell’acque e raggiunse il palazzo sommerso, quindi prese il fiore più bello che cresceva nel giardino e liberò la moglie, gettando le sirene nella più totale disperazione, al punto da morirne.

Cosimo Enrico Marseglia

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