giovedì 02 Dicembre, 2021 - 10:49:15

LEGAMBIENTE presenta il report spiagge 2021. Sempre meno spiagge libere, concessioni aumentate del 12,5%”. 25 Comuni commissariati in Puglia

 

In Italia trovare una spiaggia libera è sempre più difficile. Oltre il 50% delle aree costiere sabbiose, infatti, è sottratto alla libera e gratuita fruizione. A pesare su questo è l’aumento esponenziale in tutte le Regioni delle concessioni balneari che nel 2021 arrivano a quota 12.166 (contro le 10.812 degli ultimi dati del Demanio relativi al 2018) registrando un incremento del 12,5%. Tra le regioni record ci sono LiguriaEmilia-Romagna e Campania con quasi il 70% dei lidi occupati da stabilimenti balneari. Altri decisi incrementi si registrano in Abruzzo con un salto degli stabilimenti da 647 nel 2018 a 891 nel 2021 e nelle regioni del sud a partire dalla Sicilia dove le concessioni per stabilimenti balneari sono passati da 438 nel 2018 a 620 nel 2021, con un aumento del 41,5%; seguita da Campania che registra un aumento del 22,8% e dalla Basilicata ( 17,6%).

È quanto racconta e denuncia Legambiente con il suo nuovo Rapporto Spiagge 2021. La situazione e i cambiamenti in corso nelle aree costiere italiane” che scatta una fotografia aggiornata e dettagliata dei lidi italiani con dati e numeri alla mano, facendo il punto anche su nodi irrisolti, questioni ambientali da affrontare ed esperienze green che arrivano da stabilimenti e amministrazioni che hanno deciso di puntare sulla sostenibilità ambientale.

In Italia non esiste una norma nazionale che stabilisca una percentuale massima di spiagge che si possono dare in concessione. Alcune Regioni sono intervenute fissando percentuali massime, ma poche sono quelle intervenute con provvedimenti davvero incisivi e con controlli a tutela della libera fruizione.
Tra i casi legislativi virtuosi si trova la Puglia che da 15 anni, grazie alla Legge Regionale 17/2006 (la cosiddetta Legge Minervini), ha stabilito il principio del diritto di accesso al mare per tutti fissando una percentuale di spiagge libere pari al 60%, superiore rispetto a quelle da poter dare in concessione (40%).

La Puglia conta su 303 km di costa sabbiosa solo il 10, 2 km è “abbandonata” e solo il 3,4% di costa non fruibile e purtroppo, passando dalla teoria alla pratica, sono pochi i Comuni costieri che hanno dato seguito all’applicazione di questa legge e adottato il rispettivo Piano Comunale delle Coste, tanto è che la Regione è dovuta intervenire negli anni successivi attraverso il commissariamento di numerosi Comuni costieri.

La Regione Puglia, infatti, ha emesso 25 Delibere di Giunta verso altrettanti Comuni costieri per l’applicazione dei poteri sostitutivi previsti all’art. 4 c. 8 della L.R. 17/2015 (Rodi Garganico nel 2017; Molfetta, Castro, Melendugno, Peschici, Salve, Santa Cesarea Terme, Zapponeta, Alliste, Andrano (nomina annullata da sentenza TAR), Castrignano del Capo, Diso, Gagliano del Capo, Morciano di Leuca, Torchiarolo, Vernole, Leporano, Maruggio, Torricella nel 2018 – Barletta, Ostuni, Vieste, Manduria, Mattinata (nomina revocata con DGR), Vico del Gargano nel 2019). I Commissari effettivamente attivi sono stati 23. All’attualità 5 Comuni risultano ancora commissariati (Barletta, Molfetta, PeschiciVieste, Manduria) mediante successive DGR.

Il giro di affari degli stabilimenti balneari è stato stimato da Nomisma in almeno 15 miliardi di euro annui a livello nazionale, in Puglia di circa 7 milioni. Gli importi dei canoni sono stabiliti per Legge e l’ultimo aggiornamento è di 15 anni fa. Con la legge di bilancio 2007 (art. 1 della Legge 296/2006), è stata decisa la riduzione a due sole fasce di valenza turistica, invece delle tre presenti fino ad allora, l’applicazione alle pertinenze demaniali non di un canone fisso ma in pratica di una sorta di affitto e l’aggiornamento annuale dei canoni basato sugli indici ISTAT. Di base i canoni tengono conto da un lato della tipologia dell’area demaniale (ad esempio se si tratta di un’area scoperta o con opere di facile, o difficile, rimozione) data in affido, sia della categorizzazione della stessa in area “ad alta valenza turistica” oppure a “normale valenza turistica. Questi sono i canoni pagati allo Stato e in alcune Regioni è stata istituita una sovrattassa regionale aggiuntiva al canone di concessione. Ad esempio, la Regione Puglia ha introdotto il 10% del canone di concessione aggiuntivo.

 

 

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