martedì 18 Dicembre, 2018 - 18:03:59
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Lettera aperta a Luigi Di Maio, vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera indirizzata al vicepremier Luigi di Maio dall’associazione Genitori tarantini

Signor Luigi Di Maio,

all’indomani della formazione del governo del quale lei è rappresentante, l’Italia intera ha finalmente capito la differenza tra “governo del cambiamento” (slogan che ha accompagnato il Movimento 5 stelle durante la campagna elettorale) e “cambiamento al governo”. Quest’ultima definizione sembra meglio sposarsi con l’evidenza dei fatti: la puerile arroganza e le continue acrobazie messe in atto da lei e gli altri ministri in forza al movimento.

Nei pochi mesi di questa legislatura, un buon numero di casi portano a pensare all’assoluto dilettantismo e alla vigliaccheria che permeano ogni azione di questo governo: dalla Tap alla Tav, giusto per citare gli ultimi.

Il più eclatante salto della quaglia da lei messo in atto riguarda proprio Taranto, il nostro territorio.

Con riferimento al contratto tra lo Stato italiano e la multinazionale ArcelorMittal per la cessione dell’acciaieria Ilva, lei, a nostro parere, ha commesso errori, ritrattato, tradito sia la filosofia del suo movimento (del quale, giusto per inciso, poco ci cale), sia quella parte del popolo italiano che ingenuamente aveva voluto credere alle dichiarazioni sue e dei candidati tarantini, questi ultimi da lei mai smentiti.

Durante l’incontro da lei organizzato con le Associazioni tarantine, le ricordammo, tra le altre cose, che è principale dovere della Repubblica tutelare la salute come diritto fondamentale dell’individuo ed interesse della collettività, dandole un assist, con qualche mese di anticipo, per impugnare il contratto di cessione dell’Ilva. La ricordiamo, ministro Di Maio, nella sua posizione di chiusura durante l’intervento di un padre che le parlava delle sofferenze e della morte del proprio figlio di quattro anni.

Da parte di tutte le Associazioni presenti a quell’incontro le venne presentata la richiesta di agire immediatamente per eliminare, anche attraverso lo stesso strumento del decreto legge utilizzato per promuoverla, quell’immunità penale estesa addirittura ai gestori privati dell’Ilva.

Le stesse argomentazioni vennero da noi presentate durante l’incontro con il ministro della Salute, dott.ssa Giulia Grillo, alla quale ricordammo ancora che anche la salubrità dell’ambiente è stata dai giuristi riconosciuta ed inserita nell’articolo 32 della Costituzione come diritto fondamentale e interesse collettivo, al pari della salute. Le scioccanti e disarmanti risposte del ministro Giulia Grillo, medico e in dolce attesa, confermarono l’impressione da noi avuta nel precedente incontro con lei, al Mise. Aziende e poteri forti decideranno ancora della vita e della morte, della salute e delle malattie dei tarantini, anche delle prossime generazioni. Gli stessi “poteri forti” ai quali avete abdicato, ministro Di Maio. Sarebbe bastato un solo pensiero per cambiare le cose e riportare tutto sul piano della giustizia, unico elemento che rende gli uomini uguali: ciò che è stato chiuso a Genova perché letale, andava chiuso a Taranto. Ci riferiamo all’area di produzione a caldo dell’Ilva, già sequestrata senza facoltà d’uso dalla Magistratura tarantina nel 2012. Dobbiamo pensare, vista la sua decisione (che non si discosta affatto dal pensiero del suo predecessore), che ciò che a Genova uccideva non uccide a Taranto.

L’Avvocatura dello Stato, da lei interpellata per chiarimenti, proprio nell’ultimo paragrafo richiamava la salute e la salubrità dell’ambiente come primi elementi da valutare per individuare l’interesse pubblico, confermando la convinzione che come Genitori tarantini le avevamo precedentemente dichiarato. Nonostante questo, lei stesso glissò, annunciando di avere pronto un piano “B” e di pensare seriamente di portare le carte in tribunale. Tutte battute rimaste tali, nello spirito della più becera commedia italiana.

Lei, invece, ha parlato di “delitto perfetto”! Una cosa, signor Di Maio, è scoprire un delitto perfetto; altro è accorgersi che la vittima non è ancora morta e sparare, quindi, il colpo definitivo, come lei ha fatto nell’affaire Ilva.

“Abbiamo ottenuto il miglior risultato possibile nelle peggiori condizioni possibili” è un’altra sua frase che passerà alla storia come affermazione di un mentitore seriale. Il miglior risultato possibile sarebbe stato, per un “governo del cambiamento”, rispettare il dettato costituzionale in ogni suo articolo.

Il ministro per l’Ambiente, Sergio Costa (anche lui in forza al movimento 5 stelle), dichiarò con soddisfazione: “Abbiamo lavorato ventre a terra, come ha detto Luigi Di Maio, per strappare ad Arcelor Mittal le migliori garanzie ambientali. E abbiamo ottenuto i migliori risultati con le peggiori situazioni”, dimenticando che il Ministero dell’Ambiente non deve “strappare le migliori garanzie ambientali”; il ministro dell’Ambiente deve “dettare l’Autorizzazione Integrata Ambientale” alla quale tutti (ArcelorMittal compresa) devono scrupolosamente attenersi per non rischiare la chiusura, come la legge prevede.

Ci arrivano, ora, notizie riguardanti un aumento della produzione, in barba a quella valutazione preventiva del danno sanitario ed ambientale pretesa dalle Associazioni e dai cittadini di Taranto e mai presa in considerazione.

Un ultimo passaggio vorremmo farlo sul piano occupazionale. Lei, con la sua azione, non ha garantito occupazione, ma pervicacemente ha sostenuto l’idea che ha mosso i politici che l’hanno preceduta, calpestando ancora una volta la Costituzione italiana che assicura un lavoro dignitoso, fatto in salute, in sicurezza e in un ambiente salubre. Garanzie che l’Ilva, al pari di altre aziende dell’intero territorio nazionale, non assicurano.

Ambiente, Salute, Lavoro e Sviluppo economico sono dicasteri, insieme a quello per il Sud, nelle mani dei rappresentanti del movimento 5 stelle; nelle mani di chi, prima della consultazione elettorale, guardava negli occhi i cittadini ed ora mostra loro le spalle, inchinandosi alle lobbies del guadagno in spregio dell’ambiente e della salute.

Riteniamo un’offesa inaccettabile per l’intera nazione essere rappresentati da persone come lei, signor Di Maio. Siete fatti così, purtroppo:come bambini che hanno chiesto a Babbo Natale un ministero e sono stati accontentati, siete riusciti a rompere il giocattolo già prima che arrivasse Santo Stefano.

Quando un bambino si ammala, soffre ed infine muore, signor Di Maio, l’intera Repubblica democratica italiana dovrebbe abbassare gli occhi ed interrogarsi per capire se davvero tutto quello che si poteva fare è stato fatto. Perché qui, a Taranto, ancora malediciamo chi, pur potendo fare, non ha fatto. Compresi gli ultimi traditori. E glielo diciamo chiaro e forte nella Giornata internazionale UNICEF dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Unicef Italia ha scelto Taranto per questa importantissima celebrazione. Lei ha scelto Taranto per sacrificarla ad un contratto di governo che mai vedrà compimento.

Noi continueremo a difendere i diritti dei nostri figli avvalendoci di tutti gli articoli della Carta costituzionale contro chi alla salute e alla salubrità dell’ambiente antepone la logica dei “poteri forti”. Anche contro questo governo.

Dopo i vostri “Vaffa-day”, ve ne proponiamo un altro: “Vergogna-day”. Da riproporre ogni giorno della vostra vita.

Per Lollo, Ambra, Syria, Elio, Alessandro, Sofia, Myriam, Davild, Roberta e tutti gli altri piccoli tarantini che hanno vissuto nell’inferno prima di volare in Paradiso.

Genitori tarantini

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