venerdì 23 Ottobre, 2020 - 7:29:12

“Li purcidduzzi” tra storia e leggenda, deliziano le feste di Natale ed il palato.

Quando parliamo di tradizioni non si può fare a meno di citare i dolci natalizi che arricchiscono il menù della tavola di ogni famiglia nel periodo delle feste.

Uno dei dolci tipici del Salento, forse il più antico, sono i ‘purcidduzzi’ molto diffusi in Puglia ed in Basilicata. Questi dolci hanno la forma di gnocchetti pressati in maniera leggera con una forchetta o sul rovescio di una grattugia. Il loro nome deriva dalla forma che assomiglia a piccoli porcellini, tanto è vero che la tradizione tarantina impone che gli ultimi purcidduzzi siano mangiati il 17 gennaio, nel giorno di Sant’Antonio Abate che, in quel giorno viene rappresentato in compagnia di un piccolo porcellino.

Vengono preparati con farina, lievito di birra, vino bianco, acqua e sale, ma in altri centri del Salento come a Gallipoli non viene utilizzato il lievito. Per impastarli non si usano le uova, ma il succo di arancia, mandarino, limone, cannella, chiodi di garofano e liquore di anice.

Dopo averli fritti vengono amalgamati con miele, anesini e cannella. Per la bontà del prodotto i purcidduzzi sono stati inseriti dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, nonchè nell’Atlante dei prodotti tipici alimentari Pugliesi.

Le origini dei purcidduzzi si perdono nel tempo, risalendo, addirittura, al periodo della Magna Grecia, tra l’VIII ed il VI secolo a.C. e come in molti altri casi sono legati alla tradizione contadina. La leggenda narra di una famiglia molto povera con tanti figli che avevano chiesto alla loro mamma di preparare per Natale un dolce. Ma la mamma aveva in casa pochi ingredienti, farina, uova, vino qualche arancio e delle spezie. Impastò, così, tutti gli ingredienti e iniziò a friggerli, dando origine alla ricetta. Da allora questi dolci vengono preparati con formule diverse, immersi nel miele caldo o nel vincotto o con il miele di fichi, da gustare in tutto il periodo natalizio.

Un’altra tradizione vuole che i contadini in passato avessero l’abitudine di regalare a Natale al loro padrone il porcellino più grasso per ottenere in cambio lodi e benedizione. Con il passare dei secoli quest’usanza si è trasformata e quel dono è stato modificato in un dolce a forma di maialino, i purcidduzzi appunto, che nel corso degli anni costituiva una sfida tra le massaie per chiedere al loro signore quale piatto fosse il migliore.

Oltre ai purcidduzzi un’altra specialità del Salento sono li ‘cartiddati ti Natali’, la loro forma è simile alle chiacchiere di Carnevale, ma di grandezza diversa. In questo caso la preparazione prevede un lavoro di guarnizione fatto con miele, canditi, zuccherini, pinoli e confetti.

‘Li purcidduzzi e li cartiddati’, rinnovano il Natale sulle tavole degli avetranesi e dei salentini, nel segno della tradizione gastronomica con lo sguardo proteso verso il futuro.

Salvatore Cosma

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Notizie su Salvatore Cosma

Salvatore Cosma
Laureato in Giurisprudenza presso l'Università di Lecce, originario di Avetrana, paese in cui sin da piccolo ha maturato la passione per la musica, in particolare lo studio del pianoforte, strumento che ha studiato diversi anni, parallelamente ha coltivato la passione per la lettura e la scrittura. Attualmente vive e lavora a Reggio Emilia conservando un forte legame con Avetrana, dove torna ogni volta che gli impegni di lavoro glielo consentono. Lavora in ambito sindacale. Si occupa principalmente della rappresentanza politica e sindacale/vertenziale dei lavoratori del settore edile nella provincia di Reggio Emilia. Appassionato di storia, cultura e tradizioni salentine.

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