martedì 26 Maggio, 2020 - 7:37:12

L’inizio della fine di Campomarino di Maruggio

Campomarino anni '70
Campomarino anni ’70

Corre l’anno 1972. Si vedono circolare le prime Fiat 127. Casa Agnelli ha partorito la Topolino Fiat 126. Nelle sale cinematografiche girano le nuove pellicole dell’anno: Il padrino e Ultimo tango a Parigi. Nel piccolo schermo, invece, gira Pinocchio con il bravo Nino Manfredi nella parte di Geppetto.

Nel frattempo il sindaco del mio paese comincia a muovere i primi passi (si fa per dire). Esordisce scrivendo una lettera alla Guardia di Finanza pregandola di «evitare di rilasciare nuove concessioni demaniali a privati per l’installazione di chioschi e baracche di vendita sul piazzale Italia di Campomarino… perché le baracche intorno alla Torre Molino (sic!) deturpano il paesaggio». Ciò nonostante (stranamente) il neo sindaco rilascia concessioni edilizie ai “Signori” dei paesi limitrofi. E questi, approfittando della “generosità” del nuovo corso politico, edificano di tutto, senza pudore e senza perdere tempo (il Programma di Fabbricazione è alle porte): costruiscono ville e villette, case e casette, palazzi e palazzacci (vedi foto). Colate e colate di cemento versato a ridosso del “mare dai sette colori” e sulle dorate dune millenarie. Basta leggersi i verbali della commissione edilizia composta, tra gli altri, da due muratori (altro che conflitto di interessi!), per rendersi conto di quanto il nostro «paesaggio» sia stato deturpato in questi primi anni di “abusi edilizi”. E’ l’inizio della fine di Campomarino. In meno di nove mesi, tra l’estate del 1973 e la primavera del 1974, la detta commissione ci regalerà l’approvazione del progetto di ampliamento e sistemazione del porto di Campomarino per un importo di 950 milioni di lire (ideato, disegnato, ragionato, steso ed esposto in soli cinque giorni). Esprimerà «parere favorevole» per la costruzione di ben quarantasette villette alla contrada Mirante (a pochi passi dal mare). Un conte bergamasco e una signora dabbene potranno “farsi” così le loro magnifiche ville con il beneplacito di questo sindaco e in buona pace con la nostra comunità ignara, bigotta e contadina. In questi mesi il nostro sindaco, attratto dal fascino dello straniero, imprenditore o altro che sia, permetterà anche la costruzione di una grossa e brutta villa nel bel centro di Campomarino (dinanzi al futuro ristorante Piccole Ore), che costituirà un eterno “pugno nell’occhio”. E così andando avanti negli anni. L’anno successivo la commissione dei saggi «tecnici pratici» concederà «parere favorevole» per la costruzione di quattordici «fabbricati rurali» alla contrada Cazzizzi; il 18 febbraio 1978 ritornerà alla contrada Mirante per autorizzare l’edificazione di dodici «casette» e il 23 giugno dello stesso anno autorizzerà l’erezione di cinque fabbricati lungo la strada provinciale litoranea salentina. In quest’ anno, che passerà alla storia come l’“anno del cemento”, sarà costruito abusivamente e sotto gli occhi di tutti, un intero complesso edilizio per trenta abitazioni, alla contrada Monaco-Mirante, a pochi metri dal mare. Di lì a poco, il “principesco parco” provocherà un terremoto politico, ma… la Balena Bianca continuerà a sorridere all’avvenire. La persistente e selvaggia speculazione edilizia non risparmierà neppure il vescovo della nostra diocesi. Nel maggio del 1982, infatti, l’alto prelato avrà il «permesso» di costruire cinquantasei appartamenti all’interno del seminario vescovile di Campomarino. Non più casa del Signore ma case (a vendere) per Signori. E’ l’inizio della fine. Seguiranno altri abusi, altre brutture, altri oltraggi… ma questa è un’altra storia.

Tonino Filomena

scrittore, storico documentarista

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