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Maruggio, i corteggiamenti domenicali negli anni ’60

Maruggio conteggiamenti anni '60

“Per gli adolescenti avvistare una ragazza è come andare a caccia di «piccioni». Corteggiare una ragazza vuol dire «andare dietro» ad una femmina. Andare dietro non è una allegoria, ma una vera e propria attività: un pedinamento incalzante, continuo. Interi toppumangiàri (pomeriggi) e sere consumati per corteggiare la ragazza adocchiata. Sia essa fimminàzza (donna procace), fimminòdda (donnina) o racchia. L’attività primaria è fiscari (fischiettare) all’indirizzo della ragazza. E’ un fischio di richiamo. Lei – naturalmente – fa finta di non sentire. Quasi sempre le sta accanto l’amichetta di turno la quale è già pronta da un pezzo per dirle: «Ggiriti ca stà fisca. Eti a te ca voli!» («Girati che sta fischiando. E’ te che vuole!»). Lei si gira e… non succede niente. Si cambia strategia. Si passa dal tallonamento a distanza all’appostamento. L’appostamento consiste nell’attenderla a lu pizzùlu (angolo) di casa sua o di sua nonna per poi seguirla fino in chiesa. Il tratto di strada è breve ed è alimentato da leste sbirciate, rapidi rallentamenti, vaghe allusioni. Basta un sorriso per dire a sé stessi: «E’ fatta! Ci sta!» Il primo «contatto fisico», che non è di natura corporale ma spirituale, si compie nei vicoli bui adiacenti la Chiesa Madre o sòbbra (sopra) la Villa Comunale (complice il buio pesto). Non è successo nulla di fatto, ma averla «avvicinata» è meglio che niente. I giovani più arditi osano l’inosabile. Ma il respingimento da parte della ragazza è totale. Non solo. Rischiano di rimanere bollati dalle femmine come rattusi e, quindi, da evitare.

Chi s’è «fatto grande», cioè chi ha raggiunto la «maggiore età» (21 anni), e possiede la “500” o la “600”, meglio ancora la “1100”, è un uomo fortunato. La “fuga” è garantita. La sosta in macchina (breve o lunga) per i «preliminari» e conseguente «consumazione» avviene in un luogo prescelto dalla coppia almeno 15 giorni prima. Sotto la torre anticorsara di Campomarino o alle spalle dei sepolcri imbiancati del cimitero. Qualunque luogo è buono per la «dolce vita» degli anni ‘60. L’importante è coprire l’identità della ragazza (anche se adulta). Sempre e in ogni caso. La privacy, infatti, è garantita dal vetro appannato della “500”. L’«alcova d’acciaio» è piccola, scomoda ma… è meglio che niente. La partenza rapida con relativa sgommata indica che l’amplesso è finito male o che s’è fatto tardi per la ragazza.”

Tratto da:
Gli occhi della memoria
Viaggio sentimentale nella Maruggio degli anni ’60 
di Tonino Filomena

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