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MARUGGIO – Il punteruolo rosso ha ucciso le storiche palme del nostro chiostro.

MARUGGIO – Dove non riuscirono i turchi nel 1637, è riuscito il punteruolo rosso nel 2012. Il chiostro dei Frati Minori Osservanti (oggi municipio) è stato attaccato dal 2012-10-04. Il micidiale parassita della palma, originario dell’Asia, non ha risparmiato neppure le nostre storiche palme. Delle quattro palme che ornavano il chiostro, tre sono morte ed una è in fin di vita. L’immagine del chiostro oggi è desolante. Le palme morte sono state decapitate, la palma moribonda è nell’attesa di ricevere la scure del boia. Tutto questo  per colpa di uno stronzo di punteruolo. Che fare? Non ci rimane altro che – come si dice in burocratese – “ripristinare lo stato dei luoghi”. Non collocando altre palme, ma impiantando gli alberi originari che erano collocati nel sacro orto dei monaci.  Quali erano le piante che adornavano il nostro chiostro? Ci corre in aiuto un frate dell’Ordine dei Frati Minori Osservanti, il quale ha scritto: <<Il convento fu ultimato nel 1575 (…).

La nuova casa minoritaria… sorse in mezzo a feraci giardini (…). Bello è il chiostro tutto affrescato da episodi tolti dalla vita del santo fondatore e di altri Santi Francescani, adorno di piante, di agrumi e di fiori che profumavano le celle dei Religiosi>>. (Primaldo Coco, “Memorie delle diverse Famiglie Minoritiche dell’Ordine Francescano, 1928; Tonino Filomena “Guida a Maruggio – dentro e oltre la storia”, 2006).

Rivolgiamo quindi un invito agli amministratori comunali affinché rimedino a togliere di mezzo i tronchi delle palme ghigliottinate e a “ripristinare lo stato dei luoghi” con agrumi, fiori e piante, il cui inebriante profumo possa entrare nelle celle dei “religiosi” impiegati comunali o avvolgere gli sposi che quasi quotidianamente si fanno fotografare nel nostro meraviglioso chiostro.

F.F.

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Un commento

  1. Tonino Roberto

    Certo, assistere alla morte di piante che ci stavano da almeno 70 o più anni, è deprimente, lasciano un vuoto, manca qualcosa a cui l’occhio si era abituato a guardare senza vedere. Pazienza, è una lotta impari, l’insetto vince facile e stà continuando a mietere vittime fino all’ultima palma. Una volta quei chiostri producevano la verdura e i la frutta ai monaci che vi risiedevano; di sicuro c’erano gli ortaggi che venivano irrigati in simbiosi con gli agrumi che oltre a produrre, ombreggiavano dette piante. Tutt’intorno potevano starci i pergolati di uva da tavola (piante portate fino al piano superiore) con potatura di allevamento a cordone speronato. Il rigoglio vegetativo di tutte le piante consociate, era veramente lussureggiante. Si concimava con il cessino prodotto dai monaci stessi. Quali piante metterci adesso? beh! io consiglierei qualche pianta resinosa che non abbia grosse radici, giusto perchè non necessitano di nessuna cura e producono tanta pura aria balsamica, il cedro del Libano è tra i miei preferiti, ma c’è solo l’imbarazzo della scelta.

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