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Maruggio. Il Tribunale di Taranto archivia la querela del sindaco Longo a Sabina Guzzanti

Definire «sistema mafioso» la scelta del comune di Maruggio di affidare il porto di Campomarino ad un imprenditore «improbabile» che in venti anni di gestione «non lo ha mai pulito», non è diffamante per l’ente pubblico e non è reato. Semmai fa parte del sacrosanto «diritto di critica» sancito anche dalla Costituzione.

È l’estrema sintesi del giudizio espresso dal gip delle udienze preliminari del Tribunale di Taranto, Rita Romano, che ha definitivamente archiviato la querela contro l’attrice e regista romana, Sabina Guzzanti, presentata dal sindaco di Maruggio, Alfredo Longo. Il primo cittadino si era già opposto alla richiesta di archiviazione proposta dal gip Martino Rosati. Nella stessa denuncia erano chiamati a rispondere di diffamazione aggravata anche due esponenti del Movimento 5 Stelle di Maruggio, Alessio Carrozzo e Marilisa Duggento.

La vicenda risale al 2015 quando la comica fu ospite dei grillini maruggesi che la invitarono per presentare il suo docufilm dal titolo «La trattativa» (Stato mafia, Ndr). In occasione della sua permanenza maruggese, Guzzanti pubblicò sul suo profilo Facebook un video con i due pentastellati che criticavano la cattiva gestione del porto e dell’amministrazione comunale divenuta socia di minoranza di una società controllata da privati. «A Maruggio c’è un sindaco di Forza Italia – recitava il post incriminato -, suo padre era sindaco delle Democrazia Cristiana e dette in concessione il porto ad un tizio improbabile … che ha preso in gestione il porto da più di venti anni e non lo ha mai pulito; i due giovani del M5S – proseguiva il commento della Guzzanti – ci raccontano di questa battaglia che va avanti da anni contro una politica arrogante e sfrontata; oggi i pescatori per uscire si fanno traghettare dalla guardia costiera e i turisti scappano per la puzza intollerabile. Un’altra storia – concludeva l’attrice – che ci fa capire come la politica abbia adottato sistemi mafiosi e come se ne strafotta di qualsiasi protesta, evidenza, denuncia».

Per il gip Romano, nel dare voce ai due grillini locali, la regista indagata ha «riportato notizie senz’altro vere» e che «la citazione del fenomeno mafioso, riguardata nell’intero contesto argomentativo che risulta collegato alla proiezione del docufilm «La trattativa» film , appare rivolto non a Longo o al suo defunto padre, ma a criticare, in termini senz’altro aspri e di forte impatto, un malcostume diffuso che, specie nel Meridione d’Italia, ha apportato gravi danni allo sviluppo sociale culturale ed economico del Paese».

Ora l’attrice romana con i due pentastellati co-indagati e prosciolti, valuteranno la possibilità di proporre a loro volta un’azione giudiziaria per calunnia nei confronti del sindaco Longo che in questa circostanza ha agito in qualità di primo cittadino e non individualmente.

Nazareno Dinoi

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