martedì 18 Giugno, 2019 - 23:18:37
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Notte della Taranta: Pierfranco Bruni «Sto con Belen e De Martino. Il resto è polvere senza vento»

Scoppia la polemica. Il polverone diventa antropologico e le terre arcaiche si trasformano in una sfrenata modernità, ovvero attualità. 

La Notte della Taranta con la presenza di Belen Rodriguez e Stefano De Martino non è più Taranta? Mi sembra troppo ma troppo ingannevole sostenere una tale parvenza. Il solito manifesto contro affiora con la firma di 18 intellettuali ed altri. Con Belen e Stefano si snatura una storia? Si sradicano le radici? Si sgretola un mito e gli archetipi diventano transitori stelle sotto la notte? Ma no. Uno scavo antropologico non perde i suoi connotati per così poco. Una identità salentina non diventa pioggia irresistibile per una innovazione che è anche necessaria. Non sono le loro presenze a slacciare il legame tra culture della memoria e culture delle demoetnoantropologia. Sarebbe così fragile il passato dei popoli da sfuggire alla storia? Ma, dai. La Taranta è un processo antropologico che tocca le viscere delle civiltà e delle contaminazioni ed io che vivo i processi antropologici nella mia eredità conosco molto bene le diversità e le transizioni.

Una cultura muore nel momento in cui la propria “religiosità” ha smarrito il labirinto il focolare e il rimorso. Non alziamo barricate da leggerezza ideologica. La Notte della Taranta vivrà se quelle radici non diventano folclore. Trasformare la Taranta in folclore è uccidere la metafisica della tradizione. Non mi pare che possano essere Belen e il De Martino (un cognome antropologico) a svilire una TRADIZIONE come ontologia laica di un processo letterario, musicale, filosofico, ovvero ancestrale. Siamo figli e gigli della terra e naviganti di mari nel Mediterraneo del pensiero forte.

Basta con questi appelli da intellettuali sessantottini. Troppo inutili. Troppo consumati. Pensiamo a innovare nella vera TRADIZIONE. Solo così è possibile tradurre un codice antropologico in una antropologia del vissuto oggi e non in una archeologia spenta. Sto con Belen e De Martino. Il resto è polvere senza vento.

Pierfranco Bruni

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Notizie su Pierfranco Bruni

Pierfranco Bruni
E' nato in Calabria. Ha pubblicato libri di poesia (tra i quali "Via Carmelitani", "Viaggioisola", "Per non amarti più", "Fuoco di lune", "Canto di Requiem", "Ulisse è ripartito", "Ti amero' fino ad addormentarmi nel rosso del tuo meriggio"), racconti e romanzi (tra i quali vanno ricordati "L'ultima notte di un magistrato", "Paese del vento", "Claretta e Ben", "L'ultima primavera", "E dopo vennero i sogni", "Quando fioriscono i rovi", "Il mare e la conchiglia") La seconda fase ha tracciato importanti percorsi letterari come "La bicicletta di mio padre", "Asma' e Shadi", "Che il Dio del Sole sia con te", "La pietra d'Oriente ". Si è occupato del Novecento letterario italiano, europeo e mediterraneo. Dei suoi libri alcuni restano e continuano a raccontare. Altri sono diventati cronaca. Il mito è la chiave di lettura, secondo Pierfranco Bruni, che permette di sfogliare la margherita del tempo e della vita. Il suo saggio dal titolo “Mediterraneo. Percorsi di civiltà nella letteratura contemporanea” è una testimonianza emblematica del suo pensiero. È presidente del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”. Ricopre incarichi istituzionali inerenti la promozione della cultura e della letteratura. Ha ricevuto diversi riconoscimenti come il Premio Alla Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri per ben tre volte. Candidato al Nobel per la Letteratura.

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