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Oggi domenica delle Palme: driin,driin: Chi è? Volete palme?

 

La domenica si sa, è fatta per riposare, ma non la Domenica delle Palme! Che, mentre si è ancora a letto nel mondo dei sogni, ti suonano al citofono a cominciare dalle 07:00/08:00 del mattino per chiedere: Volete palme? In questo giorno gruppi di monelli inferociti, ehm no, di ragazzini, boy scout, bambini e bambine delle elementari e medie, sì perché adesso ci sono anche le femmine finalmente a fare concorrenza, cuginetti di cui non ricordi nemmeno più il nome o il viso per come sono cresciuti, insomma tutti questi piccoli venditori allo sbaraglio si mettono a girare per le strade del paese, impegnati nel commercio di questi ramoscelli, le palme, che possono essere o rametti d’ulivo naturali, o spruzzati di vernice argentea, oppure germogli di palma abilmente intrecciati a formare delle piccole croci o, per i più esperti, dei veri e propri bastoni intrecciati detti anche palmieri, o campanari, con particolari disegni e rigiri di foglie.

Ovviamente tutti fanno a gara a passare strategicamente in strade non ancora battute dagli altri, perché vince chi passa per primo!

L’uso di foglie di palma recise e intrecciate tra di loro, è una tradizione che si tramanda in genere di padre in figlio, a cui viene insegnata l’arte dell’intreccio, che poi darà i suoi buoni frutti la Domenica delle Palme, secondo la tradizione cristiana, giorno dell’ ingresso a Gerusalemme di Gesù, accolto dal popolo con rami di palma.

La materia prima per questo tipo di lavorazione sono le foglie di palma, i germogli più verdi, larghi e dalla punta acuminata, che si sviluppano a ventaglio a partire dal peduncolo che le collega al tronco. La raccolta di queste foglie è un lavoro molto delicato che richiede attenzione per non rovinare l’albero.

Al di là dell’aspetto religioso in sé, queste sono comunque occasioni utili per far conoscere ai più giovani l’arte dell’intreccio artistico delle foglie di palma, tramandata fino ai giorni nostri da abili mani, e per insegnare a tutti i bambini ad intrecciare le palme, che poi, volendo, potranno portare a far benedire durante le funzioni religiose, e poi a vendere in giro per le case, raccogliendo i frutti del proprio lavoro. Diciamo che si instaurano tutte le dinamiche del business plan di pianificazione e gestione di un vero e proprio progetto imprenditoriale, messo in atto però da piccoli imprenditori del futuro.

Ma come si costruisce un palmiere o campanaro? Per realizzare l’intreccio bisogna utilizzare il cuore della palma, la parte più tenera e chiara. Bisogna togliere la costa, che è la parte più dura del gambo, poi bisogna legarlo ad un po’ di distanza dall’inizio del ramo per creare la base dell’intreccio; solo dopo si dividono le foglie e si puliscono con uno spazzolino per evitare che si sfilaccino e poi si comincia a fare la pancia. Si parte con tre foglie larghe e poi, mentre si sale lungo la schiena del palmiere, si raccolgono foglie da una parte e dall’altra per proseguire l’intreccio. Arrivati ad una certa altezza le foglie intrecciate devono essere fermate o con un filo o con la pinzatrice. I tratti di foglia rimasti verranno poi fermati, infilandoli nelle fessure dell’intreccio. Una volta finito il palmiere, deve essere messo in un vaso con un po’ d’acqua perché possa conservarsi fino alla domenica della festa. Che poi ho scoperto che, per i più impediti, si possono tranquillamente acquistare anche su Amazon o Ebay con un semplice click, anche se così ci si perde tutto il bello della costruzione fai da te…

In passato, una volta benedette, le palme venivano posizionate sulla testa del letto dei bimbi come porta fortuna, mentre i rametti d’ulivo venivano incastrati nelle cornici dei quadri della Madonna e, una volta scambiati tra parenti ed amici in segno di pace, dovevano rimanere in casa per un intero anno, fino a quando verranno poi bruciati il mercoledì delle Ceneri dell’anno successivo. Da qui il riferimento a Demetra e Persefone, madre e figlia che nel mito sovrintendono all’alternarsi delle stagioni e all’agricoltura.

Famosa è la colomba della pace che porta nel becco un rametto verde di Pablo Picasso del 1949, (immagine di copertina) un disegno semplice come quelli della sua infanzia a Malaga, chiestogli dal Partito comunista francese come simbolo del movimento per la pace, usata poi su tutti i muri delle città d’Europa, come propaganda del movimento mondiale per la pace.

I rametti, che un tempo si usavano anche per togliere il malocchio, rappresentano il legame tra la divinità e il mondo, doni divini proteggono la casa e tutti i suoi abitanti e non vanno mai buttati nella spazzatura, ma per disfarsene vanno bruciati nel fuoco. Quindi nella tradizione di regalare manufatti intrecciati, ramoscelli di palma e di ulivo benedetti acquistano la funzione di difendere la persona e le cose dalle insidie della malasorte, e diventano segni di buon auspicio di pace o contro mali fisici e interiori.

Jenne Marasco

 

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