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Oggi: Lunedì dell’Angelo!

 

Sembra un angelo caduto dal cielo, cantava la mitica Nada qualche anno fa, ma quando si parla di Lunedì dell’Angelo, cioè del giorno dopo Pasqua, chiamato anche Pasquetta, in realtà a quale Angelo dobbiamo far riferimento? Chi è questo Angelo che viene di lunedì? Che cosa avrà fatto mai?

Praticamente il giorno dopo Pasqua si ricorda l’incontro che ci fu tra l’Angelo e le pie donne che si recarono al sepolcro di Gesù, e che erano le due Marie: Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo, la Salomè sette veli e Giuseppe, l’imbucato, tutti con in mano gli olii aromatici preparati in erboristeria apposta per imbalsamare il corpo di Gesù. Sono proprio quelli che poi, una volta arrivati, trovarono il famoso masso spostato all’ingresso, il che mandò tutti nel panico generale, cercando di capire cosa fosse successo, finché sopraggiunse un Angelo che, vedendoli nel panico più totale, li rassicurò spiegando con calma il fatto che era accaduto della resurrezione ed esortandoli ad andare a portare la notizia agli apostoli. E poi la storia sappiamo tutti come continua.

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Assisi, Ciclo di affreschi.

Io personalmente, quando si parla di Angeli, non posso non pensare al film Il Cielo Sopra Berlino di Wenders, in cui gli angeli vivevano nelle poesie di Rilke, dove c’erano angeli pesanti col cappotto che leggevano i pensieri dei comuni mortali. Poi ci sono Angeli portatori di luce, senza ali e angeli che volano portando messaggi, angeli senza tempo e angeli che desiderano incarnarsi, angeli bianchi e leggeri, angeli senza memoria e angeli che ricordano troppo, angeli del bene e angeliche figure del male, angeli sognati e angeli che sognano, angeli custodi e custodi di angeli, angeli che passano ogni ora e angeli che non passano mai.

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Damien Hirst, Anatomia di un angelo, 2008

Io mi ricordo quando ero piccola che, tra i vari ricordi d’infanzia, c’era l’Angelo che passa e dice amen, cioè così sia! E se per caso, proprio in quel momento, ti ritrovavi a fare delle cose strane, tipo gli occhi storti, gambe incrociate, finti zoppicamenti o altri gesti spropositati, c’era il rischio di rimanere con gli occhi storti o in quelle posizioni bislacche. Che poi dice che a e venti passa l’ Angelo, cioè a e venti di ogni ora, e questo l’ho sentito dire da Henri Serre e Oscar Werner in Jules e Jim, 1961, di quel genio di Francois Truffaut.

Poi mi sono venute in mente i lavori del fotografo appena ventenne, l’enfant terrible Antoine Geiger che, nelle sue opere Sur-Face, ricopre il volto e i corpi dei suoi soggetti come allegoria della mancanza di privacy dovuta all’abuso dei social network. La situazione, a quanto pare ci sta sfuggendo un attimino di mano, siamo avvolti da una coltre di controllo mediatico e spesso ignoriamo la realtà che ci circonda, che sia un museo o un concerto rock o le rovine di Auschwitz, per immergerci nel mondo dei social, nell’informazione ossessiva e nella navigazione spesso ipnotica e vuota, non riusciamo proprio a farne a meno. Basterebbe solo un minimo di autocontrollo.

Quindi noi tutti dovremmo stare ben attenti, quando ci immergiamo nel nostro adorato display del cellulare, dimenticando tutto ciò che ci sta intorno, che se passa l’Angelo, lo smartphone ci ruba la faccia e Amen!

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Comunque, per tornare al Lunedì dell’Angelo, una cosa è certa, questo giorno è stato introdotto dallo Stato italiano, come festività civile, nel dopoguerra ed è festivo in diversi Paesi, che è stato creato per allungare la festa della Pasqua, così come è avvenuto per il 26 dicembre, all’indomani di Natale. Il fatto poi che si faccia la tradizionale scampagnata o pic nic fuori porta, deriverebbe, si pensa, dal voler ricordare i discepoli diretti ad Emmaus vicino Gerusalemme, ai quali sarebbe apparso Gesù nello stesso giorno della Resurrezione.

Nel leccese per esempio si fa addirittura il bis, aggiungendo un altro giorno di vacanza il martedì dopo Pasqua, chiamato Lu Riu! Dal nome, forse, della piccola chiesa “d’Aurio” di Surbo, paese a Nord di Lecce, che si raggiungeva a piedi in lunghe processioni per celebrare la Madonna di Loreto.

Al di là di tutto, se ci si è dovuti inventare tutte queste storie per la semplicissima esigenza di dover, a tutti i costi, recuperare un sacro santo giorno in più di ferie goduta all’anno, dopo tutti i bagordi dei giorni precedenti, evviva la fantasia umana, evviva gli angeli, evviva le vacanze!

Jenne Marasco

 

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Notizie su Jenne Marasco

Jenne Marasco
Jenne Marasco nata a Sava dove tutt’ora risiede. Laureata in Conservazione dei Beni Culturali presso l’Università di Lecce, Indirizzo Storico Artistico. Ha conseguito la maturità scientifica al Liceo De Sancits Galilei di Manduria. Ha lavorato in ambito culturale per Eventi e Festival di Cinema occupandosi di Comunicazione, Ufficio Stampa, Organizzazione, Recensioni di Cinema e di Storia del Territorio. Ha collaborato alla realizzazione di documentari su personaggi di rilievo come il poeti e artisti salentini, e su tematiche storiche dedicate alla memoria. Ha collaborato come assistente alla regia al documentario “Viviamo in un incantesimo” (omaggio a Vittorio Bodini 2014). Ama molto leggere ha la grande passione della scrittura.

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