martedì 26 Gennaio, 2021 - 19:32:58

Pasano e dintorni: aspetti storico-archeologici

 

Masseria di Pasano
Il Santuario di Pasano (contrada in agro di Sava) si trova in una zona caratterizzata da un succedersi di insediamenti nelle diverse epoche: Primaldo Coco riporta in vari passaggi le origini del Casale di Pasano come insediamento sorto nei principi dell’ Impero Romano (e al periodo romano risalirebbe, secondo questo storico, l’attuale toponimo, derivato, come prediale, dal nome di una gens colonizzatrice). Il Coco riferisce inoltre del ritrovamento di numismatica di tipo latino, magno-greco e bizantino, e di sepolcri a coperchi monoliti (Coco, 1915).

Annoscia riferisce di sporadiche scoperte (tombe con corredi numismatici e ceramici) che hanno permesso di individuare la presenza di un centro abitato protrattasi nei secoli, dal periodo ellenistico a quello romano, bizantino, ecc. (Annoscia, 1996). Il Pichierri, uno dei più meticolosi ricercatori e storiografi del territorio, cita Pasano (insieme ad altre contrade limitrofe) come luogo di “rinvenimenti di gruppi di tombe con ceramica magnogreca associata a ceramica indigena” (Pichierri, 1994).

In Pasano sono state ritrovate tombe e ceramiche risalenti all’epoca magno-greca, ma non si ha notizia di oggetti di tipo votivo o di resti di costruzioni direttamente riconducibili all’esistenza, in tale epoca, di un luogo di culto (diversamente che nella vicinissima contrada denominata Agliano). E’ pur vero che su Pasano non sono mai stati effettuati scavi rigorosi e sistematici: i rinvenimenti sono di tipo accidentale o frutto di ricerche episodiche condotte da studiosi e appassionati locali. Secondo il Pichierri, però, molti indizi lasciano dedurre che anche Pasano sia stato dedicato, come sito, ad antiche divinità pagane.

Ritrovamenti archeologici che lasciano pensare ad un insediamento di una certa consistenza, che abbracciava un raggio abbastanza esteso tra Pasano e Agliano, sono stati descritti anche per le contrade limitrofe, in particolare Camarda e Morfitta.

Pichierri rileva anche che una serie di contrade circostanti hanno conservato toponimi antichissimi (tra le quali Morfitta, e altre come Samia, Fallenza, Tima, Minoto, Comò, Panareo, Silea, individuate dal Pichierri come di origine cretese; mentre il toponimo Camarda è di evidente derivazione bizantina – cfr. DE VECCHIS).

Vicina a Pasano, subito dopo la confinante contrada Camarda, si trova Agliano, che insieme a Pasano fu casale in epoca romana, e che dal Pichierri è stato identificato come un luogo di culto magno-greco dedicato a Demetra e Kore prima dell’occupazione romana (Pichierri, 1975).

A proposito di Pasano, il Pichierri scrive :

“Questo centro, al pari di Aliano, era ritenuto di origine romana dell’età imperiale. Invece, da reperti arrivati dalla localizzata necropoli e dagli etnici toponomastici della zona ha mostrato una facies chiaramente greca per la inconfondibile caratteristica ceramica del tipo Gnathia. Siamo qui di nuovo almeno in presenza di una fattoria o di un villaggio della Chora. Anche qui vi sono le stesse esigenze di culto con gli stessi problemi politici e sociali che scaturivano dalla sacralità del luogo. Certamente un santuario doveva essere anche qui. Dove lo andiamo a vedere questo? Qui l’indagine è nulla, niente ex-voto, nessun segno per adesso per poter localizzare; però l’attuale Cappella della Madonna di Pasano è una tentazione forte per vedere proprio in quel posto la continuità di riti religiosi antichi”. (Pichierri, 1994)

Chiesa Madonna di Pasano

Da citare anche un articolo di Cesare Teofilato, che visita Agliano molti anni prima rispetto al Pichierri e che nota molti più particolari di quanti non ne abbiano potuti osservarre gli storici locali successivi. L’opera del Teofilato non è menzionata (forse perchè mai reperita) da costoro, ma la sua tesi è che Agliano sia cittadella messapica (mai divenuta magnogreca come asseriscono l’ Annoscia e il Pichierri) e che caratterizzi il confine messapico stesso, come avamposto del territorio di Sava e di quello di Manduria (Teofilato, 1935). A dar credito a questa interpretazione, dunque, sia Agliano che Pasano si troverebbero sul limite – e all’interno – del confine messapico come centri strategici e di frontiera. Lo stesso Pichierri li individua come tali, ma li inserisce all’interno della zona di confine magnogreca.

Ci sono, come già si è accennato, elementi che lasciano presupporre che nell’antico Casale di Pasano, in quanto centro abitato sia in età magno-greca (o messapica) che romana, siano sorti luoghi di culto pagani (oppure che Pasano sia stato, quantomeno, parte integrante e fondamentale del culto demetriaco stanziato in Agliano), ciascuno dei quali ha sostituito quello antecedente, in un continuum che si protrae sino alla costruzione (più volte rieffettuata) del santuario cristiano del quale conserviamo una storia più dettagliata: il culto della Madonna di Pasano risalirebbe, difatti, al periodo bizantino. La chiesa di Pasano è stata più volte riedificata, e l’attuale costruzione risale al 1712, periodo in cui viene ricostruita ad opera dei gesuiti, addossandola alla antica e più piccola chiesa adiacente. Di questa chiesetta più antica (oggi in fase di studio e ristrutturazione) fa menzione lo stesso Coco, il quale riferisce anche di resti di dimore basiliane in un’area vicina, ovvero all’interno della Masseria di Pasano, e di ruderi di un più antico e rudimentale luogo di culto bizantino sempre all’interno dell’area della Masseria.

Masseria di Pasano

Al periodo bizantino risalirebbe secondo alcuni anche il circostante Limitone (detto appunto Limes bizantino), ma occorre precisare che la storia e la datazione di tale muraglia, detta anche “il paretone dei diavoli”, sono molto dibattute. Tale Limes è stato identificato da alcuni come una costruzione di origine bizantina, da altri un confine di matrice feudale, da altri ancora come una delimitazione eretta ai tempi magno-greci per separare il territorio tarantino dalla Messapia. Per l’approfondimento di questi aspetti, si rimanda alla vasta letteratura, saggistica e e storiografia esistente (Pichierri, 1994; Stranieri, 2000; Stranieri et. al., 2009). Il Limes attraverserebbe comunque un tracciato del quale avrebbero fatto parte certa, considerati i resti individuati da una visita ispettiva condotta nel 1669, il monte Maciulo (in agro di Maruggio), c.da Tremola (tra Maruggio Sava e Torricella), la zona della SS. Trinità di Torricella, il monte Malagastro (ove sorse una fortificazione o un agglomerato), per raggiungere poi Pasano e le attigue contrade Camarda e Agliano, e proseguire verso S. Marzano di S. Giuseppe (Carducci, 1993). In questo caso, l’analisi dei resti del Paretone sarebbe stata condotta al fine di delineare i limiti del territorio tarantino da quelli della Foresta Oritana, che erano considerati coincidenti con il Paretone stesso.

schizzo di Gaetano Pichierri, il Limes nel feudo di Sava

Concludo questa breve rassegna sugli aspetti archeologici dell’ antico Casale di Pasano con una nota riguardo l’ icona della Madonna posta sull’altare centrale della attuale chiesa. Il Coco riporta che “Fu questa (la nuova chiesa, n.d.a.) portata a compimento nel 1712, nel quale anno al 23 marzo fu trasportata l’immagine dalla chiesa vecchia alla nuova e fu collocata in mezzo sull’altare maggiore.” Si tratta di un affresco su lastra litica, una  Odigitria dexiokratousa (ovvero una “Madonna che indica la via” avente anche la particolarità tenere il Bambino nella mano destra, la qual cosa la rende rara e distinta rispetto ad altre raffigurazioni di Odigitrie nelle quali invece il Bambino è retto sulla mano sinistra). Tale affresco, come riportato dal Coco e come condiviso da una serie di studiosi successivi, sarebbe di origini bizantine. A tutt’oggi, quell’ affresco è reputato tale anche nelle varie pagine web o nei documenti cartacei che illustrano la storia della chiesa di Pasano.

Qui, si inserisce la storia della Cappella dello Schiavo, situata in Sava e risalente ai primi del XVIII sec., nella quale per un periodo fu conservato anche il “masso del miracolo di Pasano”. Questa cappelletta fu fatta edificare nei primi del Settecento da un privato, tal Muccioli, orietano e sposato in Sava, a devozione della Madonna di Pasano. Nei primi del Settecento vi si officiarono messe, ma col tempo cadde assolutamente in secondo piano come meta e luogo di devozione, e fu posta in disuso.

Recentemente, siamo stati informati del fatto che, negli anni ’90, durante i lavori di restauro della Cappella dello Schiavo gli stessi restauratori notarono che dal muro posto sull’altare centrale era stato asportato un motivo, la cui prosecuzione è a tutt’oggi ben visibile, e che nelle dimensioni (della parte asportata) era identico alla lastra oggi presente sull’altare della chiesa di Pasano. Quella parte mancante dell’affresco era stata sostituita da un grande quadro, che impediva di ben osservare la singolare coincidenza di dimensioni tra la parte mancante dell’affresco e la lastra di Pasano: ma oltre alle dimensioni, son coincidenti gli stessi motivi iconografici, e sovrapponendo con un montaggio fotografico l’affresco su lastra oggi situato a Pasano, sullo spazio vuoto del muro dell’altare della Cappella dello Schiavo, si nota ancor meglio la coincidenza e la prosecuzione dei motivi. Questo, ovviamente, dà da pensare che l’icona della Madonna di Pasano non provenga dalla antica chiesa come si è sempre pensato, ma dalla Cappelletta dello schiavo, e che i tratti bizantineggianti del dipinto siano semplicemente causati dalla ripetizione, a mò di clichè, di una antica icona andata distrutta, o trafugata, comunque smarrita. Se così stanno le cose, perchè il Coco e il suo contemporaneo anonimo avrebbero raccontato il falso? Probabilmente così avevano appreso, ed era stato tramandato propagandisticamente per dar più lustro, prestigio, vivificazione e poesia al culto e alla chiesta stessa di Pasano: operazione, questa, niente affatto isolata nella storia del culto stesso. Difatti, anche la leggenda del “miracolo di Pasano” (della quale più volte abbiamo parlato in varie occasioni) si inserisce in una rivisitazione propagandistica della storia dello schiavo incatenato. Quello schiavo “liberato da una pietra fatta cadere dal cielo ad opera della Madonna che spezza le catene” in realtà fu semplicemente affrancato da una condizione di pesante disagio, in cambio della abiura della sua religione precedente e della sua conversione al cattolicesimo; prassi, questa, in uso proprio in quel periodo storico. Il “prodigio” difatti è registrato nel 1605, periodo in cui la Puglia registra un gran numero di schiavi, turchi e di altre nazionalità, fatti prigionieri al servizio di signorotti locali, ed è prassi della Chiesa accordarsi con i “padroni” per convertire e catechizzare gli schiavi offrendo loro in cambio parziale libertà, o affrancamento dagli aspetti e dalle condizioni più insopportabili derivanti dalla loro sottomissione. A conversione avvenuta, i battesimi si amministravano in ricorrenze particolari e nel corso di cerimonie solenni, e così avvenne in Sava allorquando lo schiavo fu portato in corteo per le vie del paese. Oggi si opera in Sava, annualmente, una rievocazione di quell’episodio, il “Corteo storico dello Schiavo”, che in realtà ha poco di storico in quanto rievoca semplicemente una leggenda creata e veicolata, a scopi diplomatici ma anche di rivitalizzazione del culto della Madonna, dal vescovo Calefati. Ma su questi aspetti ritorneremo, con maggiori e più dettagliate informazioni, attraverso prossimi articoli.

L’ icona della Madonna di Pasano
La chiesa di Pasano nei primi del Novecento (illustrazione tratta dal testo del Coco)

 

La Cappelletta dello Schiavo in Sava

Gianfranco Mele

BIBLIOGRAFIA

Annoscia, Mario Il Santuario della Madonna di Pasano presso Sava – cronaca, leggenda e tradizioni, Del Grifo, Le, 1996

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De Vecchis, Gino Denominazioni comuni e nomi propri di località abitate, in: Toponomastica, Istituto Geografico Militare

Finocchietti, Luigi Il distretto tarantino in età greca in Workshop di Archeologia Classica Paesaggi Costruzioni Reperti Annuario Internazionale diretto da Andrea Carandini ed Emanuele Greco Serra Editore 6-2009

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Gianfranco Mele
Sociologo, studioso di tradizioni popolari, etnografia e storia locale, si è occupato anche di tematiche sociali, ambiente, biodiversità. Ha pubblicato ricerche, articoli e saggi su riviste a carattere scientifico e divulgativo, quotidiani, periodici, libri, testate online. Sono apparsi suoi contributi nella collana Salute e Società edita da Franco Angeli, sulla rivista Il Delfino e la Mezzaluna e sul portale della Fondazione Terra d'Otranto, sulla rivista Altrove edita da S:I.S.S.C., sulle riviste telematiche Psychomedia, Cultura Salentina, sul Bollettino per le Farmacodipendenze e l' Alcolismo edito da Ministero della Salute – U.N.I.C.R.I., sulla rivista Terre del Primitivo, su vari organi di stampa, blog e siti web. Ha collaborato ad attività, studi, convegni e ricerche con S.I.S.S.C. - Società Italiana per lo Studio sugli Stati di Coscienza, Gruppo S.I.M.S. (Studio e Intervento Malattie Sociali), e vari altri enti, società scientifiche, gruppi di studio ed associazioni.

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