mercoledì 24 Aprile, 2024 - 14:23:14

Pesca vietata del riccio di mare. La Capitaneria di porto di Taranto innalza i livelli di guardia

Foto ricci di mare
Foto ricci di mare

Continua senza sosta l’azione di contrasto alla pesca illegale diretta dal comando della Guardia Costiera di Taranto.

Nella mattinata odierna, gli uomini della Guardia Costiera impegnati in una specifica attività di vigilanza costiera volta al contrasto della pesca di frodo hanno proceduto al sequestro di 350 esemplari di ricci rinvenuti a bordo di una unità di diporto fermata nelle acque antistanti la località San Vito da parte di una motovedetta della Capitaneria di porto tarantina.

Gli esemplari illecitamente pescati sono stati immediatamente rigettati in mare.

Detta operazione – che si inserisce in una più ampia e costante attività di vigilanza della filiera ittica condotta lungo l’intero Compartimento marittimo di Taranto da parte della Guardia Costiera stessa – si colloca all’indomani della conferma della legittimità costituzionale del divieto assoluto di raccolta del riccio di mare nelle acque pugliesi, sancito dalla Corte Costituzionale con la recentissima pronuncia n. 16/2024 pubblicata il 15 febbraio scorso.

Il riconoscimento della legittimità costituzionale della Legge Regionale Puglia n. 6/2023 determinerà, oltre che la sospensione per i prossimi due anni della pesca professionale del riccio di mare, anche il divieto di raccolta dei 50 esemplari pro-capite consentito per finalità sportive/ricreative.

Ma nono solo! La nuova misura di protezione avrà diretti riflessi anche sul quantum della sanzione amministrativa che andrà contestata indistintamente a tutti coloro che saranno trovati in possesso di tali echinodermi, che passa quindi da 1.000 a 2.000 €, in funzione del fatto che il riccio di mare da questo momento verrà considerato come facente parte di uno stock ittico per il quale la pesca è sospesa ai fini del ripopolamento per la ricostituzione degli stessi (art. 10, comma 1, lett. d) del Decreto Legislativo n. 4/2012).

Il divieto in questione, d’altra parte, non si estende alla commercializzazione dei ricci provenienti da ambiti territoriali esterni ai mari pugliesi, purché provvisti della pertinente documentazione che ne attesti la tracciabilità.

Al riguardo va ricordato che il riccio di mare ha il compito di intermediario nella catena alimentare riducendo gli scarti in piccoli frammenti. Intercetta gli organismi animali e vegetali morti, che si perdono dalle alghe e che potrebbero essere trascinati dalle correnti marine, mettendoli a disposizione degli invertebrati come i molluschi ed essendo degli attivi brucatori, rivestono un importante ruolo ecologico nel delicato equilibrio dell’ambiente marino.

Si coglie, infine, l’occasione per ribadire l’importanza che i prodotti ittici destinati al consumo umano devono sempre provenire da esercizi commerciali abilitati, al fine di garantire le condizioni igienico sanitarie che vengono assicurate dall’osservanza delle norme legate al controllo della filiera ittica, che si rammenta segue il prodotto alimentare dal momento del prelievo a mare sino ad arrivare alla tavola dei consumatori.

 

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