giovedì 19 Settembre, 2019 - 14:31:43
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Pierfranco Bruni: “Questo Sud sciacallo da dimenticare”

Il Sud questo “maledetto” meridiano che ci portiamo dentro. Io figlio di questa terra di mare desertiche pianure e acque che stanno al cielo come le montagne ai mari adriatici mediterranei e coste terrene. Questo Sud maledetto dalle tante storie e leggende. Storie di mafia ndrangheta camorra e sacra corona.

Sud di bellezze squarciare. Ma perché creare una controstoria o una controversia alla storia. Noi non siamo storia. Chi afferma che la storia siamo noi è soltanto figlio della ignoranza. Di figli dell’ ignoranza e di ignoranti siamo stanchi. Ci siamo fatti tre palmi di cielo per capire ed ora arrivano le iene gli sciacalli gli sciacalletti per spiegarci la storia?

Siamo soltanto ridicoli se diamo ascolto agli ignoranti di mestiere. E dai. Questo Sud sta diventando soltanto un movimento della nostalgia e del ricordo. Un Sud dalle strade con buche da voragine, un Sud che ha smarrito il sostegno della intelligenza vocazionale, un Sud che non riesce a guardare alle grandi civiltà e si ancora ancora al pressappochismo e al contributo centralistico, un Sud che non è riuscito ad inventarsi e reinventarsi un futuro senza sostegno altrui.

Sono siamo stanchi di essere Sud e Sud della siesta messicana e del pensiero meridiano di Albert Camus che intendeva ben altro rispetto a ciò che cattedratici (meridionali) hanno copiato. Io da meridionale e con una storia tutta Mediterranea concordo pienamente con Vittorio Feltri sul Sud. Andiamo sull’effimero? Basta frequentare una spiaggia del Sud e una del Nord per rendersi conto che Cristo è ancora fermo ad Eboli.

Responsabilità di una sinistra accattona becera scialba e senza cultura se non il suo vomitevole antifascismo visto dappertutto mentre il fascismo è morto e seppellito nel 1945 e appeso con la testa in giù dai Democrat Comunisti Catto a Piazzale Loreto nella bella Milano al canto di Bella ciao. Una sinistra che non ha mai avuto una cultura vera se non attraverso l’ideologia. Il pari cultura uguale ideologia uguale sinistra è solo una baggianata. La sinistra non ha cultura se non attraverso l’antico marxismo datato.

Una sinistra che ha fatto la sua fortuna tracciando continuamente una riforme delle terre con l’occupazione “sovietizzata” delle proprietà altrui prima e una del Mezzogiorno dopo con le varie casse per il Mezzogiorno inventandosi anche dei ministeri per il Mezzogiorno come se fossimo, noi Sud, popolo da essere comandato e sostenuto.

Bisogna constatare viaggiare comprendere abitare per capire. Viviamo il Sud dei paesaggi e delle intelligenze della diaspora. Il Sud dei presepi ma senza la capacita progettuale dei pastori. Oggi è un tragico relitto, il Sud. Senza stile eleganza e capacità. Distrugge la bellezza con l’incapacità progettuale. Una volta c’era la cultura. Dalla Magna Grecia ai Borbone.

Non tirate fuori le solite leggende degli anatroccoli o del rischiosissimo “io sono piccolo e nero”. No. Il Sud è nero perché ha perso i pastori nel presepe.

I Savoia invasori? Siamo invasi continuamente dalla pochezza attuale. Oggi noi meridionali siamo maledettamente ineducati senza eleganza, incapaci di vedere nelle lungimiranze e “buchettari”. Esiste ancora una antica nobiltà. Ma è il passato. Non si vive di trapassato ma di coerenza per una progettualità. Fermi ad una storia da compromesso, dove, finita l’era dei “gattopardi”, sono immediatamente giunte le “iene”. Aveva ragione Tomasi di Lampedusa. Aveva letto bene la storia e la politica. Ma nessuno volle capire. I Vittorini Moravia Pasolini: una dannazione ideologica. Aveva letto bene Carlo Belli ma dovette scappare da Taranto e dalla Magna Grecia.

Questo Sud ha una civiltà della memoria ma non conosce la civiltà del futuro. Il Sud è solo malinconia mania di raccontare ancora valigie di cartone con lo spago e litania. Ovvero “Rocco e i suoi fratelli”.

Il Sud magico è una invenzione e una finzione antropologica. Regna il “familismo amorale” che è la peggiore condanna per un popolo e non è mai stata una terra del rimorso. Quante incomprensioni generate anche da Ernesto De Martino che ha tanto speculato culturalmente sulle vedove bianche nere e rosse del popolo contadino tra rughe bicchieri di vino e cantastorie. La grande antropologia è altrove a cominciare da Mircea Eliade.

Io sono meridionale calabrese e mediterraneo e affermo ciò con la consapevolezza che una classe politica e dirigenziale può anche cambiare, ma non serve a nulla se il servilismo e vittimismo meridionalista resta ancora tale.

Vedo i Nord crescere con eleganza. I Sud con tristezze e arroganza scendere anche nelle strade sporche e nelle fogne a cielo aperto scendere a mare.

Corrado Alvaro ha sempre sottolineato che la favola della vita interessa più della vita stessa. La favola. Ha lasciato la terra degli Aspromonti per cercare la civiltà oltre il fanatico labirinto magno greco della Calabria terra dei bruzi di San Luca e di Riace bronzea ed ha capito che le memorie restano un mondo sommerso.

Siamo rimasti alle ferrovie dei Borbone e con nostalgia e rimpianto sento ripetere sempre ciò, mentre nel Nord si viaggia ad altissima velocità. Colpa del Nord o di un Sud perennemente nostalgico che pensa ancora di ricostruire il Regno di Napoli tra nobiltà e sgomento, tra povertà e grandi ricchezze mafiose contagiose.

Si pensi ad una progettualità di alto profilo economico ad una cultura per la complessità dei valori. Ancora mostriamo i nostri emigranti per farci una ragione delle immigrazioni. Ma basta con questo Sud che difende un passato che resta nella memoria della storia per uso e consumo di una politica scialba che sembra ancora legata alla visione di Salvemini Crispi, siciliano, e Gramsci. Perché ho tirato in ballo la sinistra? Perché ha sempre strumentalizzato noi meridionali come se la questione del Sud fosse avulsa da una intera nazione disconoscendo che non esiste una questione meridionale ma una questione nazionale. È la sinistra che non ha mai accettato la visione unitarietà creando briganti e barboni sempre alla Corte degli austro ungarici. Ma l’unità d’Italia realmente è stata imposta o frotte di popolo meridionale si è subito alleato con il “manigoldo” Garibaldi? Manigoldo? Non credo proprio. Un grande, fottuto con l’esilio dai suoi stessi compagni.

Il presidente del consiglio Depretis ha applicato tra i primi una cosiddetta politica di sinistra per consegnare uno Stato incerto tra le mani di Giolitti.

Siamo stati incapaci di proiettare una vera eredità nel futuro. Siamo la terra della Magna Grecia senza più la Magna Grecia. Un Sud baraccone senza idee, straccione di una miseria comune e colpevolista esiste ancora. Io sono un Gattopardo lo sono stato e resto senza mai farsi condizionare da sciacalletti che guidano il passo al suono della Marcia in fa. No. Le grandi intelligenza sono andate via. Hanno vissuto futuro altrove. I pastori hanno abbandonato i presepi perché troppo è la miseria e la maledizione, l’ingiuria e la consolazione, la povertà di futuro e la percezione. Milano resta ieri come oggi un futuro da amare. Il Sud una nostalgia nel cassetto.

Pierfranco Bruni

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Notizie su Pierfranco Bruni

Pierfranco Bruni
E' nato in Calabria. Ha pubblicato libri di poesia (tra i quali "Via Carmelitani", "Viaggioisola", "Per non amarti più", "Fuoco di lune", "Canto di Requiem", "Ulisse è ripartito", "Ti amero' fino ad addormentarmi nel rosso del tuo meriggio"), racconti e romanzi (tra i quali vanno ricordati "L'ultima notte di un magistrato", "Paese del vento", "Claretta e Ben", "L'ultima primavera", "E dopo vennero i sogni", "Quando fioriscono i rovi", "Il mare e la conchiglia") La seconda fase ha tracciato importanti percorsi letterari come "La bicicletta di mio padre", "Asma' e Shadi", "Che il Dio del Sole sia con te", "La pietra d'Oriente ". Si è occupato del Novecento letterario italiano, europeo e mediterraneo. Dei suoi libri alcuni restano e continuano a raccontare. Altri sono diventati cronaca. Il mito è la chiave di lettura, secondo Pierfranco Bruni, che permette di sfogliare la margherita del tempo e della vita. Il suo saggio dal titolo “Mediterraneo. Percorsi di civiltà nella letteratura contemporanea” è una testimonianza emblematica del suo pensiero. È presidente del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”. Ricopre incarichi istituzionali inerenti la promozione della cultura e della letteratura. Ha ricevuto diversi riconoscimenti come il Premio Alla Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri per ben tre volte. Candidato al Nobel per la Letteratura.

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