giovedì 19 Settembre, 2019 - 9:03:15
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Quando Norberto Bobbio era fascista convinto

C’è sempre un OTTO settembre che campeggia nella vita degli eserciti della politica. Il trasformismo? È una nota dolente, ma chi non cambia posizione è una persona seria. Non abbiamo bisogno di serietà in questo mondo pessimo altrimenti la carriera te la scordi. Il potere ha bisogno di questa serietà altrimenti non starebbe a giocare sulle piattaforme. Lo sapevano anche Lenin e Mussolini. Quando il grande russo Palmiro Togliatti  reinventó la fine del pifferaio magico sanzionó che la cosiddetta cultura senza i soviet non può esistere. Fece suonare il piffero ad un mediocre scrittore di nome Elio Vittorini, sul quale ho scritto due libri, che cercò di conversare con la nostalgia della Sicilia. Togliatti comunista duro, anzi soviet vero e proprio venne in Italia ormai a Fascismo caduto per fare l’eroe e dettó legge in marxismo galoppante uccidendo la cultura libera. Perché ben so sappiamo che al suono della Cassa suona la Contea comunista (è inutile dirsi di sinistra, si è comunisti con il comunismo che esiste) al canto del grillo prendendo per il cul, come sempre, il popolo basso che ignaro di imbrogli si imbriglia per non capire un cazzo.

Scusatemi la mia lascivia. È stato sempre così! Il buon Palmiro fece chiudere una rivista di nome “Il Politecnico” diretta da Elio perché capì che quella rivista aveva assorbito tutta la “covata Bottai”, ovvero quelli di successiva tessera comunista che avevano aderito al fascismo di Bottai con gioia prebente e camicia nera: da Carlo Giulio Argan, consigliere personale di Bottai, a Cesare Pavese che scrisse di non essere stato mai fascista (anche su questo ho scritto tanto con documenti alla mano), da Guttuso, che fece molte delle copertine della rivista “Primato” al filosofo delle storie filosofiche scolastiche poi comunista di cui non vi dico il nome, alias Abbagnano. Più fascista di Abbagnano chi è stato? Forse mio padre ma che è morto fascista. Insomma il soviet Togliatti capì che Vittorini aveva fatto una “stronzata” prendendosi tutti coloro che un’ora prima cantavano “Siam Fascisti” e una ora dopo: “Bella ciaooo”. Compagni documenti alla mano. Non scappò dal suo fascismo neppure Norberto Bobbio, il filosofo Democrat Liberal di “Giustizia e Libertà”.

Togliatti capì che la cultura era un rischio e la abolì. Al suo posto impose la fedeltà al comunismo. Insomma avvaloró gli “intellettuali tra due bandiere” di Nino Tripodi. Fece altro il buon soviet Togliatti. Fece il primo vero colpo di spugna da ministro di Grazia e Ingiustizia. Fece una amnistia per i repubblichini buoni. Salvò Dario Fo e Giorgio Bocca che subito rinnegarono il loro Salò e i balilla che andavano a guerreggiar per giovinezze giovinezze poi passati dal nero al rosso come un certo Natta, lo ricordate ancora? La cultura venne dunque trasformata in ideologia,  ovvero in comunismo poi diventato felice macchina da guerra di occhettiana memoria e prima compromesso storico e poi poi fino alla sfacciataggine del mercato delle misere controversie di oggi tra un cortigiano e un grillo nella casa del popolo. Guareschi si divertirebbe con i diversi mercatini dell’usato delle poltrone che scorrono lungo le acque ancora chete del Tevere del Po e dell’Adice e del Crati ed Esaro. Ma signori, siamo ridicoli tutti. Togliatti aveva capito è si fece fuori la cultura perché capì che era fascista, quella vera,  ma rimasero i personaggi, ovvero gli intellettuali che cambiarono casacca al suono del Gran Consiglio. Ci meravigliamo? Siamo stati grandi Fascisti poi grandi Badogliani monarchici e imbroglioni di Referendum repubblicani e alla fine i soviet hanno firmato tutti, tranne quelli che capirono e vennero massacrati, per la pazzia di Aldo Moro che ha riconosciuto il vero imbroglio di Stato tra Vatican e Soviet. Poi caddero i muri. Ma i comunisti cambiarono nome sino a creare un Conte che insegna ad essere cortigiano tra un verde e un giallo e un giallo e rosso.

Signori avete cercato di mettere insieme il rosso il giallo e il verde con un po’ di bianco? Provateci. Farete un’opera indegna per il popolo italiano che tale non è più. Ormai non esiste né popolo né italiano. Soltanto cortigiani senza cultura uccisa da Togliatti. Sono semplicemente  grillanti. I comunisti di sempre. Quelli che pensano di essere possessori della verità. La verità. Ricordo una mattina che gli “intellettuali” comunisti mi inseguirono nella Roma dei 55 giorni perché li contestai in quella università che poi si rifiutò di riceve Benedetto XVI. I fatti non nascono per caso. Eccoci, tutti contesti. I comunisti prima al servizio del Dux e poi ringiovaniti si fanno chiamare Democrat! Eccoci al dunque.

Vi propongo, cari lettori, una lettera che si conosce ma si fa finta di non conoscere:

“«Torino, 8 luglio 1935 XIII Eccellenza! Vostra Eccellenza vorrà perdonarmi se oso rivolgermi direttamente a Lei, ma la cosa che mi riguarda è di tale e così grande importanza che non credo vi sia altro mezzo più adatto e più sicuro per venire ad una soluzione. Io, Norberto Bobbio di Luigi, nato a Torino nel 1909, laureato in legge e in filosofia, sono attualmente libero docente in Filosofia del Diritto in questa R. Università; sono iscritto al P.N.F. e al Guf dal 1928, da quando cioè entrai all’Università, e fui iscritto all’Avanguardia Giovanile nel 1927, da quando cioè fu istituito il primo nucleo di Avanguardisti nel R. Liceo d’Azeglio per incarico affidato al compagno Barattieri di San Pietro e a me; per un’infermità infantile, che mi ha lasciato l’anchilosi della spalla sinistra, sono stato riformato alla visita militare e non ho mai potuto iscrivermi alla Milizia; sono cresciuto in un ambiente familiare patriottico e fascista (mio padre, chirurgo primario all’Ospedale S. Giovanni di questa città, è iscritto al P.N.F. dal 1923, uno dei miei due zii paterni è Generale di Corpo d’Armata a Verona, l’altro è Generale di Brigata alla Scuola di Guerra); durante gli anni universitari ho partecipato attivamente alla vita e alle opere del Guf di Torino con riviste Goliardiche, numeri unici e viaggi studenteschi, sì da essere stato incaricato di tenere discorsi commemorativi della Marcia su Roma e della Vittoria agli studenti delle scuole medie; infine in questi ultimi anni, dopo aver conseguito la laurea in legge e in filosofia, mi sono dedicato totalmente agli studi di filosofia del diritto, pubblicando articoli e memorie che mi valsero la libera docenza, studi da cui trassi i fondamenti teorici per la fermezza delle mie opinioni politiche e per la maturità delle mie convinzioni fasciste. Il 15 maggio di quest’anno sono stato perquisito dalla polizia politica (perquisizione che fu anche estesa a mio padre e a mia madre) e per quanto la perquisizione non abbia trovato nulla di importante fui arrestato e tenuto in prigione per sette giorni in attesa di un interrogatorio; dopo un interrogatorio di pochi minuti, di cui si è steso verbale, fui subito rilasciato. Tutto questo avvenne senza che mi si dicesse mai quali erano i motivi che avevano condotto a questi provvedimenti a mio carico, dal momento che nell’interrogatorio non mi furono opposte specifiche accuse, ma mi furono semplicemente chieste informazioni sulla conoscenza che risultava io avessi di persone non fasciste, domanda a cui io risposi, com’è scritto nel verbale, che «essendo miei compagni di scuola o miei coetanei, non potevo fare a meno di conoscerli», e mi fu quindi chiesta la ragione per cui avevo collaborato alla rivista « La Cultura », fatto di cui ho dato giustificazione in una lettera del 27 di giugno, richiestami da S. E. Starace, attraverso la Federazione di Torino. Avevo legittime ragioni per credere che la questione incresciosa fosse risolta, quando oggi ricevo intimazione di presentarmi il giorno 12 corrente davanti alla Commissione provinciale della Prefettura per presentare le mie discolpe, «esaminata la denuncia di ammonizione […] visti gli atti relativi da cui risulta che con la sua attività svolta in unione a persone deferite di recente al Tribunale Speciale per appartenenza alla setta ‘giustizia e libertà’, si è reso pericoloso agli ordinamenti giuridici dello Stato». Ignoro quali siano gli atti da cui possa risultare tutto questo complesso di accuse, dal momento che risultarono negative a mio riguardo sia la perquisizione, sia l’interrogatorio; né posso credere che possa costituire valido argomento di accusa la perquisizione fattami di una fotografia del dott. Leone Ginzburg in data 1928 (quando entrambi avevamo 19 anni, nel periodo in cui eravamo compagni di scuola); né tanto meno la collaborazione da me prestata (collaborazione che si riduce ad una recensione pubblicata nel numero di marzo di quest’anno) alla rivista « La Cultura », che è una delle più antiche e note riviste letterarie italiane, dal momento che questa collaborazione non poteva celare per evidenti motivi, né da parte mia né da parte di coloro che mi invitavano a collaborare, nessun sottinteso politico, ma dimostrava semplicemente in me il desiderio di cooperare modestamente ed onestamente ad un’attività culturale pubblicamente apprezzata e controllata. Dichiaro in perfetta buona fede che l’accusa su riferita, che non è soltanto nuova ed inaspettata ma anche ingiustificata, date le risultanze della perquisizione e dell’interrogatorio, mi addolora profondamente e offende intimamente la mia coscienza fascista, di cui può costituire valida testimonianza l’opinione delle persone che mi hanno conosciuto e mi frequentano, degli amici del Guf e della Federazione. Rinnovo le mie scuse a Vostra Eccellenza se ho presunto di voler fare giungere sino a Lei le mie parole, ma mi ha spinto la certezza che Ella nel Suo elevato senso di giustizia voglia fare allontanare da me il peso di un’accusa, a cui la mia attività di cittadino e di studioso non può aver dato fondamento e che contrasta con quel giuramento che io ho prestato con perfetta lealtà. Le esprimo il sentimento della mia devozione. Norberto Bobbio Torino, via Sacchi 66»”.

FIRMATA Norberto Bobbio!

Ho detto tutto. Tutto ha un senso!

Pierfranco Bruni

 

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Notizie su Pierfranco Bruni

Pierfranco Bruni
E' nato in Calabria. Ha pubblicato libri di poesia (tra i quali "Via Carmelitani", "Viaggioisola", "Per non amarti più", "Fuoco di lune", "Canto di Requiem", "Ulisse è ripartito", "Ti amero' fino ad addormentarmi nel rosso del tuo meriggio"), racconti e romanzi (tra i quali vanno ricordati "L'ultima notte di un magistrato", "Paese del vento", "Claretta e Ben", "L'ultima primavera", "E dopo vennero i sogni", "Quando fioriscono i rovi", "Il mare e la conchiglia") La seconda fase ha tracciato importanti percorsi letterari come "La bicicletta di mio padre", "Asma' e Shadi", "Che il Dio del Sole sia con te", "La pietra d'Oriente ". Si è occupato del Novecento letterario italiano, europeo e mediterraneo. Dei suoi libri alcuni restano e continuano a raccontare. Altri sono diventati cronaca. Il mito è la chiave di lettura, secondo Pierfranco Bruni, che permette di sfogliare la margherita del tempo e della vita. Il suo saggio dal titolo “Mediterraneo. Percorsi di civiltà nella letteratura contemporanea” è una testimonianza emblematica del suo pensiero. È presidente del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”. Ricopre incarichi istituzionali inerenti la promozione della cultura e della letteratura. Ha ricevuto diversi riconoscimenti come il Premio Alla Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri per ben tre volte. Candidato al Nobel per la Letteratura.

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