venerdì 23 Ottobre, 2020 - 4:41:15

Rinvenimenti e segnalazioni archeologiche in agro di Maruggio: Truni, S. Nicola, Mirante, Maviglia, Grazioli, Monte Maggio

foto Cosimo Sileno su Facebook
Continuiamo, con questo nuovo articolo, a parlare delle segnalazioni archeologiche nel territorio di Maruggio.

Nei pressi di Casina Bruno, in località Truni, Biagio Fedele durante una sua ricerca condotta tra fine anni ’60 e inizi ’70 (i cui risultati sono pubblicati nel 1972 sulla rivista “Archivio Storico Pugliese”), scorge tracce di un insediamento di epoca neolitica, raccogliendo frammenti “con decorazione di impressioni ad unghiate”, “con decorazione eseguita mediante pizzicate”, “con decorazione eseguita mediante impressione di taglio di stecca”.[1] Inoltre, scrive il Fedele:

“Per largo tratto si può raccogliere cocciame di varia cronologia e tecnica decorativa. Il terreno è coltivato per buona parte a vigneto o seminativo, per cui, tanto il frequente dissodamento, che il sorgere di ville nelle immediate vicinanze, tolgono ogni speranza di individuare l’esatta ubicazione dell’insediamento, le cui genti, stando al risultato dell’esame dei reperti, dovettero avere affinità di interessi, di civiltà e di vita con i coevi abitatori della regione apulo-materana in generale e con quelli della costa sudorientale tarantina in particolare”.[2]

Stralcio cartina IGM, pubblicato sul testo di Paride Tarentini “Maruggio, presenze antiche sul territorio”. Siti archeologici.

Aree numerate: 1) Masseria Mirante; 2) Masseria Maviglia; 3) li Grazioli; 4) Monte Maggio; 5) Maruggio; 6) S. Nicola; 7) Casina Bruno.

Quadrato nero: presenze di epoca neolitica. Quadrato bianco: bronzo-ferro. Cerchio nero: epoca greca. Cerchio bianconero: generici resti antichi. Triangolo nero: epoca medievale.

In località San Nicola, situata nella periferia orientale di Maruggio, è segnalata la presenza di una antica chiesetta dedicata al santo, oggi distrutta, e di un sepolcreto[3]. Sono stati rinvenuti inoltre cocci acromi di difficile datazione in quanto assai frammentati.[4] Nella stessa zona oggi si trova ancora la cappella della Madonna della Croce risalente al 1643.

In zona Mirante Biagio Fedele rinviene, sud della masseria, frammenti di epoca neolitica e resti di un abitato capannicolo. In un vigneto, a distanza di circa duecento metri dal mare, ritrova vari frammenti ceramici, caratterizzati da decorazione impressa, incisa e graffita. Inserisco foto qui di sotto, facendo presente che si tratta, purtroppo, di fotografie di scarsa qualità inserite in un vecchio testo del 1972.

Frammenti di vasellame protostorico provenienti da zona Mirante, foto di Biagio Fedele dal saggio “Insediamenti neolitici a sud-est di Taranto”

 

Frammenti di vasellame protostorico provenienti da zona Mirante, foto di Biagio Fedele dal saggio“Insediamenti neolitici a sud-est di Taranto”
Manufatti litici ritrovati in zona Mirante, dal testo di B. Fedele dal saggio “Insediamenti neolitici a sud-est di Taranto”

 

Nella figura sovrastante, si notano: “a) ciottolo ovoide levigato in pietra grigiastra; b) raschiatoio su lama con ritocco lamellare monofacciale; c) raschiatoio su estremità di punta con costolatura mediana; d) lama a sezione trapezoidale in selce bionda, con sbrecciature d’uso lungo i margini; e) raschiatoio marginale su lama a sezione trapezoidale in selce bionda; f) frammento di lama in selce bionda, a sezione trapezoidale, con sbrecciature d’uso marginali; g) raschiatoio su estremità di lama a sezione trapezoidale, in selce bionda; h) affilatoio di forma ellittica in pietra dura nerastra”.[5]

Sulla base di alcune note di Nicola De Marco, il quale riferisce in località Maviglia della presenza di resti di antiche tegole,[6] il Tarentini ipotizza che in zona vi sia potuto essere un sito archeologico poi cancellato dallo spietramento del terreno.[7]

In contrada Grazioli sono segnalate presenze dell’età del bronzo, età del ferro e di epoca greca. Sono stati rinvenuti, per ciò che riguarda l’epoca greca, frammenti ceramici di vario tipo, e una sepoltura scavata nella roccia.[8]

Sepoltura scavata nella roccia in contrada li Grazioli (foto dal testo di Paride Tarentini)

In zona Monte Maggio è segnalata la presenza di tegolame, cocci acromi e frammenti a vernice nera identificati come di epoca greca.[9]

Della località Madonna dell’Altomare e del vicino sito archeologico di Torre Ovo ci siamo occupati con ampia documentazione già in passato[10]: nei prossimi articoli, ci occuperemo di altre località situate lungo la costa, e di contrada Samia ai confini con il territorio di Torricella. Per ciò che concerne il resto del territorio maruggese, rimando ai precedenti articoli su Veglia, Castigno, Olivaro, Roselle ecc.[11] e su Monte Masciulo.[12]

Gianfranco Mele

  1. Biagio Fedele, Insediamenti neolitici a Sud-Est di Taranto, Archivio Storico Pugliese, anno XXV, Fasc. I-II, gennaio-giugno 1972, Insediamenti neolitici a sud-est di Taranto, pag. 161
  2. Ibidem
  3. Nicola De Marco, Cenni Storici su Maruggio, manoscritto, 1902, ristampa a cura di Cassa Rurale ed Artigiana di Maruggio, Grafica Tiemme, 1985, pag. 40
  4. Paride Tarentini, Maruggio. Presenze antiche sul territorio, Filo Editore, 2000,pag. 31
  5. Biagio Fedele, op. cit., pag. 163
  6. Nicola De Marco, op. cit., pag. 40
  7. Paride Tarentini, op. cit., pag.17
  8. Paride Tarentini, op. cit., pag. 19
  9. Paride Tarentini, op. cit., pag. 21
  10. Gianfranco Mele, Maruggio: da Artemis Bendis alla Madonnina dell’Altomare. I resti di un antico tempio pagano, La Voce di Maruggio, agosto 2018; Gianfranco Mele, Maruggio, Madonnina dell’Altomare: i ritrovamenti dell’equipe di Throckmorton, La Voce di Maruggio, agosto 2018; Gianfranco Mele, Torre Ovo: l’antico porto, la cittadella e la necropoli, La Voce di Maruggio, agosto 2018
  11. Gianfranco Mele, Ritrovamenti e antiche presenze in alcune contrade in agro di Maruggio (Vegia, Castigno, Olivaro, ecc), La Voce di Maruggio, giugno 2020
  12. Gianfranco Mele, Monte Maciulo in agro di Maruggio e località viciniori. Tracciati storico-archeologici, La Voce di Maruggio, luglio 2020

 

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Notizie su Gianfranco Mele

Gianfranco Mele
Sociologo, studioso di tradizioni popolari, etnografia e storia locale, si è occupato anche di tematiche sociali, ambiente, biodiversità. Ha pubblicato ricerche, articoli e saggi su riviste a carattere scientifico e divulgativo, quotidiani, periodici, libri, testate online. Sono apparsi suoi contributi nella collana Salute e Società edita da Franco Angeli, sulla rivista Il Delfino e la Mezzaluna e sul portale della Fondazione Terra d'Otranto, sulla rivista Altrove edita da S:I.S.S.C., sulle riviste telematiche Psychomedia, Cultura Salentina, sul Bollettino per le Farmacodipendenze e l' Alcolismo edito da Ministero della Salute – U.N.I.C.R.I., sulla rivista Terre del Primitivo, su vari organi di stampa, blog e siti web. Ha collaborato ad attività, studi, convegni e ricerche con S.I.S.S.C. - Società Italiana per lo Studio sugli Stati di Coscienza, Gruppo S.I.M.S. (Studio e Intervento Malattie Sociali), e vari altri enti, società scientifiche, gruppi di studio ed associazioni.

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