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SARAH: Il criminologo, ‘confessioni’ già in diretta TV

Roma, 18 ott. – La confessione dell’omicidio di Sarah Scazzi da parte parte di Michele Misseri e di sua figlia Sabrina ha avuto luogo davanti alle telecamere. Parola di criminologo. E’ Vincenzo Mastronardi, professore di Criminologia all’Universita’ di Roma La Sapienza che, contattato dall’Agi, spiega come “il pianto a pulsante, senza la naturale coda pendicolare, sia stato il primo segno a svelare la simulazione”. Pianto che accomuna Misseri a Sabrina.
Di piu’: la cugina di Sarah e’ stata la prima che, apparendo in tv, si e’ mostrata in lacrime. Lacrime e singhiozzi che venivano innescati e interrotti improvvisamente, sempre con gli stessi tempi. “Dalle ricerche della Cia e del Pentagono sulla simulazione e sulla menzogna – spiega Mastronardi – possiamo dire che vi e’ una tendenza alla simulazione nelle interviste sia da parte di Michele Misseri che da parte di sua figlia Sabrina. I primo luogo per il pianto, che e’ un pianto quasi a pulsante, senza la coda pendicolare. Non come succede normalmente che si continua a piangere in maniera via via meno intensa. In questo caso si piange, ci si ferma per continuare a parlare, si torna al pianto”. Una ‘confessione’ non verbale, dunque, gia’ affrontata da Mastronardi nel suo “Manuale di comunicazione non verbale” (Carocci editore). Ma non e’ solo il pianto a insospettire: “Simulano padre e figlia che, fino all’ultimo istante, hanno tentato di portare lontano gli investigatori”. Ricordare la frase “Sarah e’ lontana” recitata a cadenze puntuali dallo ‘zio Michele’ aiuta a cogliere questo intento. Ma non e’ tutto: “La letteratura noir e criminologica – dice ancora Mastronardi – mette in evidenza come la convulsa partecipazione alle indagini da parte di chi non e’ preposto ad esse e’ un segnale che mette sempre in allarme. Nella piromania, ad esempio. Molti piromani entrano nelle indagini, in realta’ per depistare dall’interno.
Il ritrovamento del telefonino rientra in questo discorso: infatti dopo aver fatto ritrovare il cellulare, il Misseri si e’ detto sicuro che la nipote fosse stata portata lontana. E non e’ un caso che l’uomo abbia fatto ritrovare il cellulare il giorno dopo essere stato sentito dagli investigatori”. Sentendo il fiato sul collo, dunque, Misseri avrebbe dato un impulso alla sua ‘collaborazione’ con gli investigatori. Collaborazione che fino a quel momento era stata pressoche’ assente. L’alta soglia di tolleranza alla fatica, allo stress e’ una peculiarita’ di Michele Misseri, contadino abituato a lavorare dall’alba al tramonto “alzando sempre un po’ l’asticella della sopportazione della fatica”. Mastronardi, che da pugliese conosce quella realta’ contadina, descrive come “plausibile la capacita’ di Misseri ad immolarsi al posto della figlia”

Fonte: AGI

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