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Sava dei veleni, Puglia dei veleni • La Voce di Maruggio
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lunedì 16 Dicembre, 2019 - 0:52:00
Home > Rubriche > Il Punto > Sava dei veleni, Puglia dei veleni

Sava dei veleni, Puglia dei veleni

Mi riferisco a Sava prendendo spunto per questo scritto da alcune recenti posizioni di politici locali sul tema xylella e su altre questioni di carattere (anti)ecologico, ma è come se parlassi (e parlo, in effetti), di tutti i nostri paesi, del Salento e della Puglia in generale.

Notoriamente, Sava è, come tante altre località del Salento e della Puglia, un paese di estrazione contadina. Tuttavia, qui come altrove, la sapienza e la cultura dei nostri avi dediti al lavoro nei campi e al contatto quotidiano con la natura è andata persa. Mettendo da parte analisi storico-politiche riferite al passato remoto della classe contadina, e dunque alla sua travagliata storia, certamente l’esodo degli anni ’60-70 verso l’industria, verso l’ Italsider, verso il posto e lo stipendio sicuro, ha contribuito ad allontanare dalle campagne, e così dalla conoscenza e dalla familiarità con la terra e con gli antichi saperi e le antiche tradizioni legate all’agricoltura, le genti dei nostri paesi, che però hanno conservato i loro appezzamenti di terra dedicandovi i fine-settimana con operazioni sbrigative di manutenzione. L’allontanamento dalla terra e la scarsa familiarità così determinatasi, unitamente ad una drastica riduzione del tempo dedicato ad essa, ha causato una perdita dei saperi contadini, e anche una progressiva mancanza di rispetto e di amore per la natura e la terra stessa. Lo pseudo-contadino odierno non solo non è in grado di riconoscere una pianta spontanea e tantomeno i suoi usi medicinali e alimentari, ma non ha nemmeno buona conoscenza delle tecniche ordinarie e più semplici di manutenzione delle piante coltivate o coltivabili. Anticamente si viveva di una duplice risorsa: i luoghi coltivati, e gli incolti (“pezze”, “macchie”, bordi dei campi) che offrivano, con le loro risorse spontanee, la possibilità di curarsi, alimentarsi, provvedere al sostentamento degli animali, alla costruzione di attrezzi e utensili vari. Laddove una pianta selvatica non era utilizzata a scopi medicinali o alimentari, poteva servire a intrecciare cesti e canestri, a costruire “scupàri”, ad essere impiegata come foraggio per il bestiame, ad usi cosmetici, tintori, e così via. Oggi queste risorse vengono definite “erbacce” e vengono sterminate, creando così un profondo danno sia alla biodiversità che alla natura tipica dei luoghi. Il moderno pseudo-contadino desertifica, distrugge, velenizza e inquina il suo ambiente, gettando le basi non solo per un disequilibrio e un impoverimento progressivo della flora, della fauna e della microfauna endemiche dei luoghi, ma anche per il sopravanzare (proprio a causa di tali squilibri) di malattie delle piante, degli alberi, della terra.

Allo stato, la situazione è questa, come ben noto a chiunque: campi “coltivati” a glifosato, e dunque terreni desertificati e velenizzati, che causando la distruzione e la scomparsa progressiva di flora, fauna e microfauna tipiche, mettono in moto una catena di distruzione permanente, dagli effetti ancor più preoccupanti di quelli immediatamente visibili. A ciò deve aggiungersi la progressiva scomparsa delle nostre aree boschive, ovvero dei lembi di macchia mediterranea sempre più ridotti e distrutti impunemente non solo per far posto, benchè illegalmente, ad “allargamenti” delle aree coltivabili o edificabili, ma anche destinati in continuazione allo smaltimento illecito di rifiuti (e, notoriamente, trattasi dei rifiuti più inquinanti e pericolosi). Rifiuti tossici e altamente inquinanti, come noto, vengono sparsi in continuazione anche in incolti e lungo i cigli stradali, o presso le strade, poco controllate, di proprietà Arneo. Non da ultima, è da citare l’abitudine, anch’essa illecita, al sotterramento dei rifiuti, che pare rivestire proporzioni sempre più pericolose nel territorio pugliese, e ovviamente i nostri luoghi non ne sono esenti. Ma alle attività di interramento illecito (vecchie cave, terreni incolti ecc.) gestite da “ditte” ciniche e fuorilegge o da organizzazioni di stampo criminale, si aggiunge la singolare abitudine di privati che per “quadrare i terreni” e renderli, secondo loro, più produttivi e più facilmente coltivabili e utilizzabili, si auto-riempiono le numerose piccole cave scavate a mano presenti nei nostri terreni, le cosiddette “tajati”, di rifiuti di ogni genere, ricoprendole poi di terra superficiale. Questa, è una abitudine diffusissima e assai sottovalutata, se non ignorata, sia da autorità che dalle associazioni sedicenti ecologiste presenti nel territorio.

La devastazione e l’inquinamento così realizzati, costituiscono terreno fertile per lo sviluppo e l’attacco di malattie delle piante, della terra, degli alberi, degli animali (oltre che per una diffusione di malattie tumorali negli uomini). Così, ci si meraviglia per l’alta incidenza dei tumori a Sava, e più in generale in tanti altri paesi dell’entroterra agricolo salentino, e la si ricollega (nel caso di Sava), con una epidemiologia fatta in casa e non provata, all’influenza della lontana Ilva o alla “mancanza di fogna”. Ma la falda dei nostri luoghi non è inquinata solo dalla “cacca”, quanto dall’abitudine di una popolazione ormai pseudo-agricola a spargere in continuazione pesticidi nei propri terreni e a insozzare in continuazione la terra di sostanze inquinanti. Non solo le correnti tecniche di “pulitura” e diserbo ordinario e costante dei campi con glifosato (talmente utilizzato che qui è familiarmente dialettizzato co i nomi di “miticìna” o , – dal suo nome commerciale, Roundup, – “randulpu”) sono da ritenersi agenti di intossicazioni tumorali, ma anche la continua, quotidiana alimentazione di prodotti contaminati: basti pensare a quell’alimento giornaliero che è l’olio d’oliva, proveniente da una autoproduzione che utilizza la tecnica di spargimento di glifosato sotto le are degli ulivi in periodo di fruttificazione, pre-raccolta e raccolta (tecnica illegale in quanto, seppur scandalosamente non ancora vietato, l’utilizzo del glifosato è sottoposto, dalle attuali leggi, a vincoli e restrizioni come quella del divieto di utilizzo in tali fasi). Tutto questo, senza che le autorità preposte effettuino un minimo di controlli, sia rispetto allo spargimento di veleni nei campi con modalità, tecniche e in periodi non consentiti, che della tossicità e della contaminazione delle olive conferite nei frantoi.

Ora, e tutto ciò premesso: leggo un recente post facebook degli amministratori savesi che annunciano e reclamizzano la partecipazione di (testuale): “Sava in prima linea contro la xylella fastidiosa e la disinformazione. Si per il paesaggio, la produttività e la scienza. No ai negazionisti e agli stregoni che hanno solo danneggiato il nostro territorio!!”. Questo scrivono, postando foto di una loro partecipazione ad una manifestazione a Monopoli organizzata da alcune associazioni che si autoproclamano a difesa degli agricoltori. Tocca innanzitutto precisare che, per fortuna, esiste una consistente fetta di savesi, di qualunque colore politico, che non è affatto schierata a sostegno di eradicazioni degli ulivi e di spargimento di veleni, e che, pertanto, la partecipazione degli amministratori a quella manifestazione non rappresenta affatto tutto il paese. Ma la cosa che più mi infastidisce è l’esser liquidato, assieme a quanti non accettano le attuali politiche “antixylella”, come “negazionista” o seguace di “stregoni” o nemico della “scienza”. Queste frasi son frutto della propaganda (sfacciatamente di parte) di quanti hanno inteso screditare ogni posizione contraria alle politiche eradicatorie e spargitrici di veleni, sebbene tra queste posizioni contrarie vi siano opinioni (e studi, e dimostrazioni) di persone autorevoli e di scienza, nonché degli stessi agricoltori. Dall’agricoltore e conduttore di una azienda biologica Ivano Gioffreda, sempre in prima linea nella difesa della sua terra, a numerosi altri operatori agricoli, agronomi, fino ad esperti vari del settore e ad uomini di scienza, sono numerosi i personaggi che in questa Puglia si distaccano dalle politiche e dalle teorie imposte da un nugolo di ricercatori baresi all’ Italia e all’Europa, politiche che paventano una epidemia e cause di una epidemia che son state drasticamente ridimensionate o addirittura contestate non solo da inchieste della Magistratura, ma anche da prove, dimostrazioni ed osservazioni empiriche, sino a studi, ricerche e pareri di scienziati ed esperti delle scienze biologiche, agricole, batteriologiche, mediche.

Da tener presente che European Consumers proprio in questi giorni ha inviato una lettera al Ministro dell’Ambiente chiedendo una commissione di inchiesta specificando che (riassumo): 1) la Puglia con le sue attuali cultivar (ovvero gli ulivi “incriminati”) contribuisce con ben il 51,9% al totale produttivo nazionale; 2) le piante cosiddette “infette” non solo reagiscono bene, ma le attuali politiche determinano l’eradicazione anche delle piante vicine e considerate semplicemente asintomatiche o “a rischio” (tutte le piante presenti “nel raggio dei 100 metri” attorno a quelle considerate “infette”), causando così gravi danni da disboscamento; 3) gli oliveti coltivati con metodi biologici non dimostrano, persino quelli ritenuti infetti, la mortalità degli uliveti gestiti da produttori e coltivatori che utilizzano pesticidi e diserbanti, lasciando perciò il forte dubbio che siano le stesse tecniche di gestione (ovvero diserbanti e pesticidi) a causare la sindrome del disseccamento, piuttosto che la virulenza del patogeno (posto che esista e che abbia “infettato”); 4) a prova di ciò anche l’evidenza, per cui nel Salento da decenni si fa un abuso di prodotti fitosanitari ed in particolare di erbicidi; 5) Questa scellerata politica fatta di eradicazioni e di violenza al territorio sembra favorire una completa trasformazione del tessuto produttivo del Salento, a favore di modelli industriali e di speculazioni varie; il Decreto Martina e il Piano Silletti impongono tale distruzione speculativa e uno spargimento dannoso e pericoloso di prodotti fitosanitari; 5) scandaloso risulta il progetto volto a “ridisegnare il territorio” presentato dagli On. Fitto e De Castro, tenendo conto anche del fatto che la famiglia del primo è uno dei principali produttori olivicoli, mentre il secondo ha un fratello consulente dello IAMB di Bari e perciò di parte; 6) European Consumers chiede che venga per tutto ciò verificata l’esistenza di conflitti di interessi “riguardanti esponenti politici che hanno molteplici intrecci con gli Enti coinvolti nelle disastrose decisioni prese fino ad adesso”).

Un articolo della Ricercatrice Margherita Ciervo dell’ Università di Foggia, apparso su una rivista scientifica belga, riassume la letteratura scientifica in materia di trattamento degli ulivi ritenuti “infetti” con insetticidi, dimostrando che tali veleni non risultano efficaci nel cosiddetto contrasto al batterio, e che l’uso intensivo di insetticidi può avere serie conseguenze, dirette e indirette per l’ambiente mettendo a rischio la salute umana e animale e contaminando con le conseguenze del caso la catena alimentare; più in generale, vengono delineati gli effetti irreversibili del piano di “contrasto” alla xylella sul paesaggio, sull’ecosistema, sull’economia locale, sulla salute umana, e persino sulla storia e le tradizioni dei luoghi, specificando anche che nell’ambito delle indagini e ricerche sociopolitiche sui rapporti Agro-mafie il tema “lotta alla xylella” costituisce argomento preoccupante.

Ma ciò che risulta più interessante dello studio della Ciervo è la dimostrazione della correlazione tra malattie delle piante e uso di erbicidi, Glifosato in testa, così che l’azione del Glifosato porta ad: aumento delle malattie fungine, maggior virulenza dei patogeni, perdita funzionale ed esponenziale della resistenza genetica e abbassamento totale delle difese immunitarie. Ecco perchè la ricercatrice, in accordo e con la citazione di una vasta mole di letteratura in materia, definisce come responsabile del Co.Di.R.O. (Complesso del Disseccamento Rapido dell’ Olivo, termine reale e scientifico indicante i disseccamenti impropriamente e arbitrariamente ascritti, tutti, all’influenza o presenza di Xylella) la Overdose Decennale da Erbicidi a cui sono sottoposti (da decenni, appunto) gli ulivi salentini e pugliesi. Viene evidenziata, inoltre, la maggior presenza di piante malate proprio nei terreni ove son presenti erbicidi (e in particolare il Roundup, ovvero il Glifosato).

Ma sulla correlazione tra malattie degli ulivi e uso di erbicidi interviene anche il Prof. Pietro Perrino, genetista e ricercatore al CNR, spiegando, in una intervista a Il Salvagente, che “la xylella non è la causa della malattia degli olivi in Puglia, al più è l’effetto di cause su cui nessuno ha deciso di prendere provvedimenti. La malattia si chiama Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo (CoDiRO) ed è causata da criticità ambientali, che hanno determinato la sterilità del suolo. Queste criticità durano da decenni e sono più forti proprio nelle aree focolaio del Salento, dove da anni la desertificazione è più evidente che in altre province della Puglia. C’è una stretta relazione tra inquinamento, desertificazione e CoDiRO”.

Perrino fa presente inoltre che “la cecità del nostro ministero dell’Agricoltura ha prodotto il Decreto Martina, che addirittura obbliga gli agricoltori all’uso massiccio di pesticidi” e che “la soluzione del problema non è l’abbattimento degli alberi malati e non malati per contenere la diffusione della Xylella, ma il ripristino di buone pratiche agronomiche e agrotecniche di disinquinamento, già pronte sul mercato”. E ancora, che: “I cosiddetti esperti, in pratica, suggeriscono di distruggere l’ecosistema e la sua biodiversità per non dare da mangiare ai parassiti. Ha un senso tutto ciò? Oltre alla stupidità umana, si osserva una vera e propria lacuna nella comprensione dell’importanza della biodiversità nella resilienza degli ecosistemi”.

E anche Perrino individua negli effetti e nell’impiego del Glifosato la causa scatenante delle malattie degli alberi: “La letteratura internazionale, principalmente a cura di studiosi americani, ha ampiamente evidenziato, senza equivoci, che la molecola del glifosato, quella contenuta nell’erbicida Roundup (usato, da almeno tre decenni, dagli olivicoltori pugliesi e salentini in modo particolare, per eliminare le erbe spontanee che crescono negli oliveti, allo scopo di tenere pulite le aiole sotto gli alberi e quindi agevolare la raccolta delle olive dal suolo) è una sostanza che oltre ad uccidere le erbe, bloccando un enzima importante della catena metabolica, molto verosimilmente anche delle stesse piante d’olivo, uccide anche la microflora del suolo, ossida i microelementi, rendendoli indisponibili anche alle radici delle piante d’olivo, e stimola molti patogeni presenti nell’ambiente. La stessa cosa fa l’AMPA (acido amminometilfosfonico, metabolita primario del glifosato), un derivato del glifosato, che recentemente è stato trovato, insieme al glifosato, anche nell’acqua potabile di rubinetto di diverse Regioni italiane. Dai report delle istituzioni regionali si evince che in provincia di Lecce (aree focolaio dell’epidemia), il consumo di erbicida (il Roundup contenente glifosato) per ettaro è almeno quattro volte superiore a quello delle altre province pugliesi”.

Ovviamente il comportamento degli pseudoagricoltori della provincia di Taranto (e di quella di Brindisi) non è dissimile da quello dei leccesi: basta frequentare le nostre campagne per osservare quanto massiccio sia l’impiego di Glifosato, i cui contenitori vuoti vengono, di prassi, appesi (nonostante ciò sia illegale perché andrebbero smaltiti come rifiuti speciali) agli alberi per indicare che la zona è stata trattata.

Ma il Glifosato inquina anche la falda: “Se a ciò si aggiunge che nel Salento quasi tutta l’acqua d’irrigazione proviene da acque di falda e si considera che il glifosato e il suo metabolita AMPA vengono quindi ripescati per continuare ad avvelenare l’ecosistema (pianta-suolo), l’effetto nocivo del glifosato si moltiplica e si ripete in modo perpetuo. Ciò dovrebbe aiutare a comprendere perché l’erbicida Roundup dovrebbe essere considerato uno dei fattori critici dell’indebolimento dei meccanismi di difesa delle piante d’olivo nelle aree focolaio del Salento, più che altrove”.

Perrino conclude che “le piante d’olivo malate possono essere salvate con buone pratiche agronomiche e trattamenti che restituiscono all’ecosistema l’equilibrio perso in seguito all’inquinamento, causato anche dall’uso trentennale d’insetticidi, fungicidi, acaricidi ed erbicidi”.

Si badi bene, il problema sin qui sollevato non è una divergenza di pensiero e di strategie rispetto a determinate correnti politiche, in quanto l’ ex ministro Martina è di corrente politica opposta a quella di Fitto e De Castro eppure son solidali tra loro nella interpretazione del fenomeno e nelle riprovevoli strategie adottate. Più in generale, esiste una trasversalità nella adesione acritica e incondizionata (e non sappiamo quanto disinteressata) dei vari e opposti movimenti partitico-politici all’interventismo pesticida ed erbicida e al danneggiamento della natura. Così, c’è poca differenza tra le posizioni fittiane e quelle di Maurizio Martina, che sposa insieme a Fitto la “causa” xylellista e che dispone un decreto incentivante trattamenti insetticidi ed erbicidi, e orrendamente danneggiante la biodiversità e il patrimonio della flora tipica nel momento in cui dispone la “preventiva” eliminazione a tappeto delle erbe spontanee in periodo primaverile. Ancor più in generale, se si pensa a quel Vendola di “sinistra ecologia” difensore, durante il suo mandato di Governatore della Puglia, dell’ ILVA e delle strategie “antixylella” propagandate dallo IAMB, o ai Verdi che si dichiarano favorevoli all’ eolico in regioni come la Puglia dove siamo in sovrapproduzione di energia elettrica e l’eolico risulta perciò inutile oltre che dannoso, o ai Radicali che si dichiarano favorevoli agli OGM, ci si può rendere conto di quanto il mondo della politica sia vicino al mondo falso-ecologico o anti-ecologico della speculazione anti-natura.

Soluzioni incredibilmente e scelleratamente antiecologiche vengono prese, o difese, dagli amministratori della cosa pubblica in svariati ambiti della gestione del territorio: si pensi a quei comuni che nelle stagioni primaverili ed estive irrorano a tappeto nei centri urbani e persino nelle campagne insetticidi per via aerea, come prevenzione all’invasione di mosche e zanzare: su questo, ad esempio, Sava ha stabilito un singolare primato: le irrorazioni insetticide si ripetono ogni 15 giorni, a cura dell’ assessorato all’ ecologia (sic!), da inizio primavera sino ai primi dell’autunno. E se l’avviso pubblico relativo invita a non circolare a piedi nel paese nelle ore di disinfestazione e a “tenere chiuse porte e finestre e non tenere all’esterno animali, prodotti alimentari e biancheria” è ovvio che l’amministratore è ben consapevole dei danni che può arrecare lo spargimento del prodotto… eppure lo sparge! Con zero considerazione del fatto che persino un organismo come l’ ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha lanciato un preoccupante allarme sull’impatto sugli ecosistemi e sugli esseri viventi delle sostanze sintetiche utilizzate nelle profilassi anti-zanzara, con la pubblicazione di rapporti scientifici che illustrano i danni di questi prodotti e l’inefficacia per lo scopo desiderato. La lista dei provvedimenti falso-ecologisti (anzi, anti-ecologisti) si potrebbe allargare agli scellerati piani e progetti di depurazione fognaria pugliesi, che vedono mari e corsi d’acqua inquinati, come nel caso del Fiume Ostone e della Marina di Lizzano (Lido Bagnara) da costosissimi depuratori consortili progettati e realizzati senza alcun criterio di rispetto per l’ambiente e per il territorio.

Gianfranco Mele

 

Bibliografia e risorse in rete

Margherita Ciervo, The olive quick decline syndrome (OQDS) diffusion in Apulia Region: an apparent contradiction according to the agricultural model (La diffusion du complexe du dessèchement rapide de l’olivier (CDRO) dans les Pouilles: une apparente contradiction par rapport au modèle agricole), Belgeo, Revue Belge de Geographie, 4 – 2016 https://journals.openedition.org/belgeo/20290

Pietro Perrino : « Sulla xylella stiamo sbagliando tutto » in « Il Salvagente », giugno 2019, https://ilsalvagente.it/2018/06/09/pietro-perrino-sulla-xylella-stiamo-sbagliando-tutto/

European Consumers: European Consumers scrive al ministro Costa sul decreto Xylella, gennaio 2019, http://www.europeanconsumers.it/2019/01/10/european-consumers-scrive-al-ministro-costa-sul-decreto-xylella/

ISPRA: Impatto sugli ecosistemi e sugli esseri viventi delle sostanze sintetiche utilizzati nella profilassi anti-zanzara http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/quaderni/ambiente-e-societa/impatto-sugli-ecosistemi-e-sugli-esseri-viventi-delle-sostanze-sintetiche-utilizzati-nella-profilassi-anti-zanzara

 

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Notizie su Gianfranco Mele

Gianfranco Mele
Sociologo, studioso di tradizioni popolari, etnografia e storia locale, si è occupato anche di tematiche sociali, ambiente, biodiversità. Ha pubblicato ricerche, articoli e saggi su riviste a carattere scientifico e divulgativo, quotidiani, periodici, libri, testate online. Sono apparsi suoi contributi nella collana Salute e Società edita da Franco Angeli, sulla rivista Il Delfino e la Mezzaluna e sul portale della Fondazione Terra d'Otranto, sulla rivista Altrove edita da S:I.S.S.C., sulle riviste telematiche Psychomedia, Cultura Salentina, sul Bollettino per le Farmacodipendenze e l' Alcolismo edito da Ministero della Salute – U.N.I.C.R.I., sulla rivista Terre del Primitivo, su vari organi di stampa, blog e siti web. Ha collaborato ad attività, studi, convegni e ricerche con S.I.S.S.C. - Società Italiana per lo Studio sugli Stati di Coscienza, Gruppo S.I.M.S. (Studio e Intervento Malattie Sociali), e vari altri enti, società scientifiche, gruppi di studio ed associazioni.

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