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Sbarco di migranti a Torre Colimena. In particolari dell’arresto dei due scafisti

 

Il 2 giugno scorso, nelle prime ore del mattino, a bordo di un natante a vela di circa 14 metri, sbarcavano, sulle spiagge di Marina di Manduria, loc. Torre Colimena, 73 soggetti di probabile nazionalità pakistana, tutti di sesso maschile, di cui 19 minorenni, tutti sedicenti e sprovvisti di documenti. L’imbarcazione veniva invece individuata alla deriva nello specchio acqueo antistante,  recuperata e posta in sequestro dalla Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Gallipoli (LE).

I migranti venivano intercettati dalle pattuglie della Compagnia di Manduria mentre in piccoli gruppi percorrevano a piedi la strada provinciale che conduce ad Avetrana. Gli stessi, visibilmente provati da un estenuante viaggio di 9 giorni che trascorrevano stipati nella stiva della citata imbarcazione, ma fortunatamente in buone condizioni generali di salute, venivano condotti presso lo Stadio Comunale di Avetrana dove una e vera e propria equipe inter-istituzionale, composta da militari dell’Arma, agenti della P. di S., personale del Comune di Manduria, della Protezione Civile e dell’Agenzia Frontex, volontari di diverse associazioni, nonché da numerosi cittadini della comunità locale, si prodigavano per prestare loro accoglienza ed assistenza sanitaria.

Gli stessi, prima di essere trasferiti presso il Centro Hotspot del capoluogo tarantino, fornivano ai militari, sia informazioni utili alla ricostruzione delle fasi della propria odissea intrapresa dalle coste turche, sia importanti particolari relativi ai due scafisti che li avevano condotti sulle coste del litorale jonico, descritti come due soggetti di etnia slava e dagli inconfondibili tratti somatici dell’Est Europa, identificati in Boiko Oleksii, nato in Ucraina, il  26.1.1981 e Cheromukhin Serhii, nato in Ucraina, il 30.9.1971. Questi ultimi, in tarda mattinata, venivano notati e bloccati mentre percorrevano a piedi la strada provinciale Avetrana – Manduria ed una volta accompagnati in caserma, venivano sottoposti con successo ad individuazione fotografica, che consentiva al PM di turno della Procura della Repubblica presso il Tribunale Jonico, di emettere un fermo di indiziato di delitto per “tratta di esseri umani” e “sfruttamento dell’immigrazione clandestina”, e di disporre conseguentemente l’accompagnamento in carcere dei predetti. Da ulteriori testimonianze fornite successivamente alcuni dei migranti, emergeva ogni “passeggero” versa una somma pari a circa 5.600 euro ed è tenuto a consegnare il proprio passaporto ai membri dell’organizzazione criminale.   E’ la prima volta in assoluto che si assiste a uno sbarco di profughi pakistani provenienti dalla Turchia sulle coste del litorale jonico.

 

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