lunedì 30 Marzo, 2020 - 21:11:19

Scuola e responsabilità

La caratteristica del tempo presente, scrive Giuseppe Semerari in un suo libro dal significativo titolo Responsabilità e comunità umana (1960), è la crisi delle certezze tradizionali della vita e del pensiero, è la posizione dell’uomo contemporaneo, sempre più esposto al pericolo e al rischio, collocato in una dimensione di profonda problematicità. Responsabilità e comunità umana. Il nesso tra queste due dimensioni è decisamente stretto poiché se è vero che la responsabilità è squisitamente individuale è anche vero che essa produce effetti all’interno della relazione con l’altro, quindi all’interno della comunità umana la quale, a sua volta, pone limiti e possibilità alle responsabilità individuali.

Per quanto possano apparire slegate dalla realtà concreta e che in “tempi ordinari” verrebbero derubricate come filosofia astratta, come puro esercizio intellettuale – in ossequio al fastidioso detto per cui la filosofia sarebbe “quella cosa con la quale o senza la quale tutto rimane tale e quale” –, questioni di questo tipo, in un tempo di restrizioni alla mobilità e inviti all’assunzione di responsabilità verso se stessi e verso gli altri, risultano quanto mai attuali. Viviamo una fase che non ha precedenti nella storia degli ultimi decenni, caratterizzata dalla rapida e preoccupante diffusione di un virus reale (l’ormai tristemente noto Covid-19) e tanti virus metaforici (paura, irresponsabilità, cinismo). Di fronte a questo status quo, è necessario affrontare le nuove condizioni d’esistenza nelle quali ci troviamo provando a realizzare un difficile equilibrio tra normalità (nel lavoro e nelle relazioni) e prudenza, lucidità e cautela.

In questo quadro, anche coloro che operano quotidianamente nel mondo della scuola (dirigenti, insegnanti, personale tecnico-amministrativo, alunni e genitori) stanno vivendo un periodo di comprensibile spaesamento, dovuto alla sospensione delle attività didattiche. Alcune scuole si sono velocemente organizzate, altre si trovate di fronte a necessità nuove, talvolta legate all’impossibilità tecnica di adeguarsi rapidamente al repentino mutamento delle normali condizioni nelle quali giornalmente operano i docenti. Non si tratta di un passaggio indolore, dal momento che la lezione implica un rapporto diretto, emotivo tra docenti e alunni. Ma le mutate condizioni hanno reso necessario un nuovo approccio, che in parte il sistema scolastico potrà anche vivere come un’opportunità di esplorazione di nuove modalità didattiche.

Il Liceo “De Sanctis-Galilei” di Manduria, da tempo impegnato nell’applicazione delle nuove tecnologie alla didattica, si è rivelato uno dei modelli virtuosi all’interno del sistema scolastico italiano, dal momento che già il giorno successivo al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) con il quale veniva decretata la sospensione delle attività didattiche, i docenti e gli alunni sono stati pronti a procedere con la didattica a distanza, sostituendo (ovviamente, a malincuore) alle classi reali le classi virtuali. Tale prontezza nella reazione, impressa dalla prof.ssa Maria Maddalena di Maglie, dirigente scolastica del De Sanctis-Galilei, è stata notata dall’on. Anna Ascani, Viceministra della Pubblica Istruzione. È stato così che venerdì 6 marzo la Viceministra ha preso parte alla lezione a distanza di storia, dedicata al tema “Antisemitismo, antiebraismo, giudeofobia: lessico di uno sterminio”, che ho condotto con gli alunni delle classi 5A e 5B dell’indirizzo classico. Dopo aver seguito quasi per intero la lezione e aver interloquito con noi, la Viceministra ha così commentato: “È stata una bella esperienza e la replicherò ogni giorno, in un Istituto diverso, fino a quando non riapriranno le scuole. Voglio ringraziare e complimentarmi con i dirigenti, i docenti e il personale tutto che in questi giorni di sospensione delle attività didattiche o di chiusura stanno dimostrando una straordinaria capacità di mettersi in gioco e che continuano a fare comunità sperimentando, spesso per la prima volta, la didattica a distanza”.

 

Si è trattato di un momento di condivisione all’esterno, in qualche modo pubblico, tra i tanti quotidiani momenti che scandiscono la vita del complesso e prezioso mondo della scuola, il quale, in particolare in un periodo come questo, deve formare, educare e richiamare alla responsabilità. È nostro dovere sottolineare come, appunto, la responsabilità, a cui si faceva riferimento in apertura, nei confronti della comunità umana non vada espressa solo con condotte dettate da un generico buon senso, ma soprattutto con il pieno rispetto delle norme e dei vincoli che, ci auguriamo per un tempo limitato, disciplinano ora la nostra vita.

Giacomo Fronzi

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